Il Blog di Raffaele Cozzolino

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Una madre rivuole le sue figlie: la storia di Katia mamma di Marianna e Simona

Sovente capita di leggere storie sconcertanti di umana quotidianità, che se non sapessi che sono vere, penseresti ad una trama cinematografica. Quello che è capitato ad una coppia di S. Benedetto del Tronto, con l’avvallo del tribunale dei minori e di una assistente sociale, mi fa rizzare i capelli, se non fosse appunto che in 50 anni di vita, storie simili ne ho già sentite, complici attori che ricoprono quei ruoli istituzionali dove ti aspetteresti di trovare umanità, rispetto, comprensione e giustizia, invece trovi tutt’altro. Qui sotto la storia di Katia Milano

LA VICENDA

La vicenda che ha coinvolto le mie due creature, Marianna e Simona Scialdone, ha avuto inizio improvvisamente nel 1998. Interventi dei servizi sociali, iniziative giudiziarie, una incredibile serie di provvedimenti e infine quando sembrava che tutto volesse finire nel 2003 e le mie figlie stavano tornando a casa, come ci avevano assicurato alcune assistenti sociali oneste, dopo un percorso seguito diligentemente da me e dal padre, improvvisamente, senza alcun preavviso, le mie figlie furono affidate a una coppia di coniugi ricchi e potenti residenti a San Benedetto del Tronto, i quali avevano fatto richiesta di affido e adozione proprio di “due sorelline”.

Non si è mai capito e nessuno ha mai spiegato perché le bambine non dovevano tornare a casa, perché dovevano andare a vivere presso quelle due persone sconosciute, perché non veniva rispettato quanto già relazionato dai servizi sociali che ci avevano seguito fino ad allora e ci avevano assicurato di poter riavere le figlie. Una delle assistenti sociali, sorpresa per il cambiamento avvenuto nel provvedimento del giudice, infastidita dal fatto che la sua relazione scritta a nostro favore non era stata rispettata, incuriosita anche dal fatto che questa coppia era venuta fuori dal nulla per prendersi Marianna e Simona, volle fare delle indagini e si adoperò per prendere informazioni sulla coppia. Fu gentile a farmi rapporto e mi disse: “State attenti, la signora non riesce ad avere figli suoi, ha già avuto qualche aborto, hanno i soldi e hanno chiesto due sorelline da adottare!”

Appena Marianna e Simona entrarono in quella casa, la signora “…” le costrinse a chiamarla “mamma”. Le mie figlie si opponevano, piangevano, non volevano ubbidire. Ricordo il pianto e la rabbia di Simona che le rispondeva “No, io la mamma già ce l’ho”. E così, ebbe inizio una continua lotta per vederle, la donna si inventava sempre nuove scuse per non permetterci di incontrare le nostre figlie, finché arrivò un nuovo provvedimento che ci proibiva di vederle. Non si è mai saputo perché, per quale ragione le nostre figlie dovevano essere affidate alla coppia di coniugi ricchi e non potevano ritornare dalla loro mamma.  Continua..

Aquilani, ciao mare

Di fronte agli aquilani c’è solo il mare, quello della costa teatina e teramana. Il mare delle difficoltà di chi ha perso casa, lavoro, città. Il mare dei soldi arrivati e finiti chissà dove, tra sprechi e debiti nei quali rischia di annegare il futuro degli sfollati. Sono oltre 3127 quelli che, secondo gli ultimi dati diffusi dalla struttura commissariale, sono ospitati ancora sul litorale abruzzese. Il primo grido di allarme si è levato da Alba Adriatica dove Francesca Mettimano, titolare dell’Hotel residence Medi Garden Resort ha minacciato di mettere alla porta i terremotati entro la fine della settimana se non arriveranno i soldi. “Lo sfogo è comprensibile – dice Andrea Montecchia, presidente del consorzio ‘Costa dei Parchi’ che raggruppa 60 strutture ricettive – Va però detto che qui c’è stata una corsa all’accaparramento. quando ospitare i terremotati è diventato un lavoro.” E così i cittadini de L’Aquila sono diventati un business in mano alla Confcommercio Federalberghi che ha gestito il booking nella seconda fase.

“sono loro i padroni assoluti della situazione” dice qualcuno. E, così, andando a indagare si scopre che l’Hotel Medi Garden Resort è socio attivo della Confcommercio Federalberghi e che l’Hotel Atlante, sempre di Alba Adriatica, annovera come socio Gianmarco Giovannelli, il vicepresidente della Federalberghi Abruzzo. Lo stesso che ha tranquillizzato gli aquilani a poche ore dalla minaccia di Francesca Mettimano: “L’albergatore di Alba Adriatica – ha detto – ha ragione a lamentarsi, ma gli aquilani possono stare tranquilli, nessuno li caccerà”. Ma c’è albergo e albergo. L’Hotel Atlante, ad esempio, ospita oggi 34 sfollati. Un numero non da poco, se si considera la sua posizione: sulla statale, non di fronte al mare. In tempo di crisi, sono soldi che fanno gola. Anche se arrivano in ritardo. “Il nostro consorzio – dice Montecchia – aveva fatto un’offerta che si sarebbe tradotta in un risparmio per l’erario del 25%. Offerta inviata sia al sindaco Massimo Cialente che alla Protezione Civile. Nessuno ci ha mai risposto. La proposta era stata firmata anche dalla Confesercenti e da Confindustria Federturismo. E ancora adesso, se gli aquilani dovessero essere messi alla porta, siamo pronti ad ospitarli.”

Soldi che prima ci sono e che poi non ci sono più. “Le convenzioni con gli alberghi – spiega Stefania Pezzopane, neo assessore alle Politiche abitative de l’Aquila – sono passati dalla Protezione Civile al commissario Chiodi che ha sempre detto che i soldi c’erano, ma ora ha dovuto dire la verità: la cassa è vuota”. “Qui siamo all’anno zero, quasi 300 milioni di euro di spese fatte fino al 28 febbraio scorso durante l’emergenza aspettano di essere coperte. Sono i debiti nati dalla precedente gestione commissariale in mano a Guido Bertolaso–, dice Giustino Masciocco, dimessosi da assessore comunale a l’Aquila dopo aver denunciato che il Comune è “ostaggio del governo”. I dati parlano chiaro – continua Masciocco – ci sono 180 nuclei da due persone e 800 nuclei da una che aspettano una sistemazione. I cosiddetti single sono per il 60% anziani.” Non ci sono le case, è questo il problema. “Mancano almeno 600 alloggi – precisa la Pezzopane – destinati a quelli che avevano una casa inabitabile. Dove li troveremo?”

La protesta, intanto, potrebbe allargarsi a tutti gli alberghi affiliati alla Confcommercio dell’Aquila che minacciano la sospensione dei pasti per i terremotati se non verranno saldati sette mesi di arretrati. Nel finto miracolo aquilano, i soli a pagare il conto sono i cittadini e gli imprenditori onesti. “Siamo stufi delle promesse – denunciano gli operatori del settore alberghiero – il presidente Chiodi da tre mesi deve andare da Tremonti, ma qui al di là delle chiacchiere non c’è nessun fatto concreto”. Da Alba Adriatica a Roseto degli Abruzzi, i conti sono in rosso. “Dal 6 aprile ospitiamo le famiglie de L’Aquila – dice Claudio Caporaletti, responsabile del residence Marechiaro – Oggi ci sono 34 persone per un totale di sette famiglie. Il saldo è fermo ad agosto scorso, fino a novembre solo acconti. Noi dobbiamo avere 450mila euro.” Il conto in rosso è destinato a lievitare. Il costo a persona al giorno negli alberghi è di 60 euro, pensione completa. In un anno oltre 65milioni di euro. Per ogni mese di ritardo per la ricostruzione un nucleo familiare di 4 persone costa allo Stato circa 6.500 euro. “Certo, al di là dei nostri interessi – conclude Caporaletti – pensavamo che la ricostruzione sarebbe ripartita subito.” Invece è ferma, come all’ospedale San Salvatore. Il taglio del nastro era previsto a febbraio 2010. Il 20 dicembre 2009 il numero di posti letto doveva tornare a quello pre-sisma. Invece, la farmacia è ancora nei container. Trasfusioni e dialisi si fanno ancora nei prefabbricati. Ferme alle 3.32 anche le lancette nel dipartimento chirurgico che doveva riaprire due mesi fa.

(Sabina Pisu, Il Fatto, 22-07-2010)
© Il Fatto Quotidiano

http://discutere.wordpress.com/2010/07/22/aquilani-ciao-mare/

Senso civico e felicità

Più si è ricchi, più si è infelici, questo il senso di una delle teorie dello psicologo israeliano Daniel Kahneman, premio nobel per l’economia nel 2002, per aver integrato teorie psicologiche alla scienza economica. Da piccolo, quando frequentavo la chiesa ed andavo a messa, ogni giorno il prete nella predica ci invitava a compiangere i “poveri” ricchi, afflitti da chissà quali problemi, proprio in virtù della loro ricchezza, ma allora la maggioranza di noi era povera, ma non stupida, e questa teoria consolatoria in realtà ci faceva sogghignare ed auspicare di essere magari meno felici, ma con qualche possibilità in più di quelle che avevamo, molto modeste. Ma adesso, studiosi imparziali e privi di interessi in causa, affermano che i troppi soldi inducono crescente infelicità. Perché? Perché le persone investono troppe risorse per il consumo di beni materiali a scapito di altre parti dell’ esistenza, in particolare la vita familiare e di relazione, dalle quali dipende in larga misura la nostra felicità. Ma perché allora si persiste in questa folle corsa al di più? Kahneman, sempre armato non di buonismo, ma di indagini scientifiche: « Il consumo di cose comode e non stimolanti crea dipendenza », come una droga dunque, e « aumenta nel tempo il costo richiesto per cambiare stile di vita » . Che noi occidentali dobbiamo cambiare stile di vita o mal ce ne incorrerà, e già ce ne incorre, siamo in tanti a dirlo, Resta la fondamentale domanda: ma si può, e come, misurare l’ elusiva felicità umana? La ricchezza, quale fattore determinante della felicità, si manifesta solo in presenza di redditi alquanto bassi, questo vuol dire che ad es. un aumento di stipendio a persone che arrivano a malapena a fine mese, può effettivamente tradursi in un sentimento di felicità, ma quando le cifre in ballo hanno sei zeri o più, allora è un altro paio di maniche… Studi seri ed alternativi, affermano che nei paesi dove la gente è più felice, sono quelli nei quali più alto è il senso civico ed il rispetto della democrazia e delle regole. Come in Svizzera ad esempio, come riporta l’economista Frey, dove le persone sono molto felici, non perchè godono di un discreto benessere economico, ma per il loro modo di concepire la democrazia. La possibilità per i cittadini di poter esprimere il loro parere su molti temi in gioco, tramite referendum su temi complessi o meno, genera una soddisfazione che appaga le persone e le rende felici. Quindi dove forme di democrazia diretta regolano la vita politica e sociale, anche i servizi funzionano meglio, e la soddisfazione nell’aver contribuito ai processi decisionali che li hanno generati, si traduce in una felicità che porta armonia sociale, senso civico e democrazia. Forse sarà per questo che quando vengono stipulate classifiche sulla felicità, noi italiani siamo sempre nelle ultime posizioni ?

Kings Of Convenience – Misread

If you want to be my friend, and you want us to get along
please do not expect me to wrap it up and keep it there
the observation I am doing could easily be understood as cynical demeanour
but one of us misread, what do you know, it happened again
a friend is not a means you utilize to get somewhere
somehow didn’t notice, friendship is an end
what do you know, it happened againhow come no one told me, all throughout history
the loneliest people were the ones who always spoke their truth
the ones who made a difference withstanding indifference
I guess it’s up to me now, should I take that risk, or just smile?
what do you know, it happened again

Ricordiamo Paolo Borsellino 18 anni dopo

Enrico Rossi Presidente

Spesso sul Blog, ho espresso giudizi negativi nei confronti dei politici nostrani. Oggi viceversa voglio apprezzare un uomo politico, un “ragazzo” del ’58, il mio anno, e pure del mio mese, agosto, nato 20 giorni dopo di me. E’ il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, del Partito Democratico, a mio avviso una persona seria e dotata di capacità, buon senso ed affinità con i cittadini. Mentre i presidenti delle altre Regioni, si apprestano a restituire le deleghe al governo, a causa dei tagli della finanziaria, lui ha lanciato un segnale che dovrebbe essere preso da esempio, chiude 7 delle 8 sedi di rappresentanza all’estero, vende 6 auto blu, ed altre iniziative di risparmio e taglio a sprechi e privilegi, che dimostrano, secondo me, che prima di piangere lacrime di coccodrillo come fanno gli altri, bisogna dimostrare alle persone che ti hanno dato fiducia, di comportarsi ed agire come un buon padre di famiglia. Su Facebook la sua pagina attraverso la quale i suoi progetti, le sue idee, i suoi pensieri, incontrano la popolazione.

L’Italia da distruggere – La meglio gioventù

Paul indovina ancora

Il bizzarro veggente si chiama Paul ed è un polpo che vive nell’acquario pubblico di Oberhausen, in Germania: prima di ogni incontro nella sua vasca viene posizionato un piccolo campo da calcio in plastica contraddistinto dalla bandiera tedesca e da quella della squadra avversaria. Paul si muove lentamente verso una delle due bandiere e quella toccata per prima dal tentacolo corrisponde alla nazione vincitrice. Ad oggi Paul ha pronosticato correttamente tutte le partite della Germania ed anche stasera ha indovinato. Difatti da ieri tutta la Germania era in apprensione per l’infausto pronostico che diceva Spagna in finale. Ed il pronostico si è nuovamente avverato, con la Germania sconfitta dalla Spagna per 1-0.