Il Blog di Raffaele Cozzolino

Pensieri, riflessioni, tecnologia, informatica

Archivio per la categoria 'Lavoro'

Umarells (Pensionati)

Al via la guerra dei poveri

Marchionne sta segnando la strada, Fiat fuori da Confindustria, disdetta del contratto dei metalmeccanici. A Pomigliano nasce una Newco, sulle ceneri del referendum, la nuova compagnia nella quale saranno riassunti a settembre i lavoratori dello stabilimento campano Fiat, non sarà iscritta a Confindustria e quindi svincolata dal Contratto Nazionale dei Metalmenccanici. La domanda del referendum era forte e chiara : “Vuoi continuare a lavorare oppure no ?”. Operai con moglie a carico, figli, un mutuo, cosa potevano mai votare? In sostanza la scelta era tra sopravvivere o perire. La globalizzazione sta iniziando a mostrare a tutti quali saranno i suoi effetti anche da noi. Da Repubblica : “In Italia la Fiat produce 650.000 vetture l’anno con 22.000 dipendenti. In Polonia ne produce 600.000 con 6.100 operai. In Brasile le vetture prodotte sono 730.000 e i dipendenti soltanto 9.400. Inoltre il costo del lavoro in quei due paesi, contributi sociali inclusi, è molto più basso.(…)” Per questo o anche l’Italia si adegua oppure perchè continuare a rimanere in Italia? ”Le aspre condizioni di lavoro che Fiat intende introdurre a Pomigliano, dopo averle sperimentate con successo all’estero, sono la premessa per introdurle prima o poi in tutti gli stabilimenti italiani, da Mirafiori a Melfi, da Cassino a Termoli. Dopodiché interi settori industriali spingeranno da noi per imitare il modello Fiat. Dagli elettrodomestici al tessile e al made in Italy, sono migliaia le imprese italiane medie e piccole che possono dimostrare, dati alla mano, che in India o nelle Filippine, in Romania o in Cina le loro sussidiarie vantano una produzione pro capite di molto superiore agli impianti di casa. Che tale vantaggio sia stato acquisito con salari assai più bassi, sistemi di protezione sociale minimi o inesistenti, e orari molto più lunghi, non sembra ormai avere alcuna rilevanza. Certo non per il governo, e perfino per gran parte dei sindacati. Con l’applicazione totale del modello Fiat, le imprese si sentirebbero autorizzate a far ritornare una parte della produzione delocalizzata in Italia, alla semplice condizione che essa sia accompagnata da salari e condizioni di lavoro che si approssimano sempre più a quella dei lavoratori dei paesi emergenti”.  Ampliare il numero dei malcontenti moltiplicando i lavoratori che sono perentoriamente costretti a scegliere, come a Pomigliano, tra lavoro degradato e disoccupazione, o assistervi senza fare nulla, è una pessima ricetta politica. Alla quale un’impresa dovrebbe evitare di aggiungere i suoi particolari ingredienti.

Novelli Marchionne si stanno moltiplicando nel Paese, tutti vogliono cambiare il contratto di riferimento dei propri dipendenti, tutti vorrebbero schiavi silenti, pagati una miseria ed obbedienti come cagnolini.

Sindacato e sindacalisti

Oggi hanno arrestato un piccolo sindacalista che in cambio della bustarella, garantiva alla ditta che i suoi 5 operai, non avrebbero fatto scioperi. Poi hanno arrestato un impiegato, che sempre per la solita bustarella, avrebbe omesso controlli di qualità sul lavoro della ditta, nel campo delle pulizie dei treni. Che le bustarelle siano ormai diventate un evento sociale, c’è poco da discuterne, quando ad essere preso in flagrante è uno pseudo difensore dei diritti dei lavoratori, questo lascia sconcertati. Ma alzi la mano chi non ha mai pensato, neppure per un attimo, come lavoratore, di essere stato venduto al padrone, in un chiaroscuro gioco di cui si ignorano gli attori, ma non la sceneggiatura. Io non ricordo, in 30 anni di lavoro, un periodo di così scarso appeal del Sindacato nel giudizio dei lavoratori. Eppure, conosco personalmente tantissimi sindacalisti che so per certo essere onesti ed integerrimi, che svolgono con passione il loro compito, che sacrificano affetti, tempo libero ed amicizie, sull’altare degli ideali e delle passioni. Ma cos’è che mette in crisi la figura del sindacalista agli occhi degli iscritti e dei non iscritti? In primis, il fatto che li si vede, sempre, troppo contigui con le aziende, che dovrebbero essere in teoria, la parte avversa, ma che troppo spesso, per chissa quale motivo si verificano inversioni di ruolo, chi rappresentava i lavoratori, passa a rappresentare l’azienda, scalando verso l’alto la scala gerarchica della posizione occupata. Forse perchè chi fa sindacato è e rimane stipendiato dall’azienda? Io su questo tema, ho una mia personale opinione, sempre espressa. Io, ritengo che troppe persone in Italia, abbiano scelto di fare il sindacalista come mestiere, non avendone, nè le capacità, nè la statura morale. E’ risaputo ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, che il sindacato serve più alle imprese che ai lavoratori. Rappresentando l’elemento di mediazione tra i possibili conflitti e le sempre disattese aspettative dei lavoratori, esso si erge come elemento istituzionale, tramite il quale gli accordi sottoscritti anche senza il beneplacito dei lavoratori, diventano immediatamente efficaci. Perchè chi fa Sindacato, se è bravo, non è stipendiato dai lavoratori ? Ad essi dovrebbe render poi conto del suo operato, essi deciderebbero del suo futuro, continuare a rappresentarli, oppure ritornare in produzione. Invece purtroppo quelle poltrone vengono occupate sempre dagli stessi culi, da decenni, qualcuno di loro ogni tanto riesce a fare il salto nella politica, altri scavalcano la barricata e passano a dirigere le Aziende, e questi diventano i peggiori padroni e interlocutori. Il potere d’acquisto degli stipendi è fermo da 15 anni , i salari sono tra i più bassi d’ Europa e quando senti un sindacalista cosa dice ? Che c’è la crisi, che bisogna competere con altri, che si può perdere il lavoro ( il suo mai…) che c’è chi sta peggio, che bisogna accontentarsi, che gli accordi stipulati che tu vorresti farglieli mangiare, sono buoni accordi e sei tu che non li comprendi, ergo bisogna prenderlo in quel posto ed esserne pure lieti. No io li comprendo benissimo invece, cosa non comprendo invece sono certi sindacalisti, che prendono per i fondelli i lavoratori che rappresentano e riescono pure a dormire la notte. Ma non si dica che io sia contro il sindacato, nel sindacato credo, meno nelle persone. E credo che sia venuta l’ora di un radicale rinnovamento, non solo nella forma, ma nella sostanza. I giovani lavoratori devono divenire attori del loro futuro, non bisogna inserirli negli organici statutari solo come operazione di maquillage, ma dando loro il potere e le opportunità per crescere e divenire artefici di quella svolta di cui tutti i lavoratori necissitano ed auspicano. Forze fresche, idee nuove per una nuova stagione di rinnovamento. Ma che si ritorni in mezzo a chi lavora, a sentire i loro problemi, ad ascoltare le loro ansie, che si ritorni a spiegare le piattaforme contrattuali, smettendola di dare sempre tutto per scontato oppure avendo la presunzione che il lavoratore non sia in grado di giudicare equamente una proposta. Bisogna che chi rappresenta i lavoratori, si senta un lavoratore, deve sentire che l’effetto degli accordi da lui firmati, ricadrà poi anche sulle sue di spalle, non solo su quelle degli altri, forse solo allora ritornerà una speranza per i lavoratori e per la vecchia classe operaia, la speranza di ritornare ad essere considerati come esseri umani e non come fattori primari dei profitti delle aziende, neo novelli schiavi del terzo millennio.

L’Italia da distruggere – La meglio gioventù

Pensioni

Fatalmente, immancabilmente, periodicamente, si ritorna a discutere e parlare di pensioni. Ma non delle pensioni d’oro, di quelle baby, delle pensioni di coloro che mai hanno pagato, grazie ai contributi figurativi, di quelle doppie, triple, quadruple, delle pensioni ai politici assegnate dopo 30 mesi, di quelle di milioni di pensionati che la percepiscono e  per la quale hanno versato la metà o anche meno di contributi, no, si parla sempre e solo di quelle che meritatamente maturano coloro che si spaccano la schiena per 40 anni. Ormai si è sparsa la voce, in Italia la pensione a rischio è solo quella di chi lavora, la voce ha varcato i confini nazionali ed extracomunitari e comunitari dell’ Est  accorrono a frotte, dopo 5 anni in Italia ottengono la cittadinanza e fatto questo, richiamano al ricongiungimento familiare i parenti anziani, che partono dal loro paese dove una pensione non ce l’hanno ed arrivano nel Paese di Bengodi, dove la pensione gli viene immediatamente concessa, anche se sono stranieri e da noi non hanno mai vissuto, lavorato o versato contributi.  Nel paese dell’eterno privilegio se non hai mai fatto un cazzo nella vita, allora hai diritti ed agevolazioni, ma se nella vita ti sei fatto un mazzo tanto, ciò che ti sei guadagnato con il sudore, ti viene sempre messo in discussione. E’ ora di dire Basta con tutte le forze. Che vengano azzerate immediatamente tutte le pensioni maturate illegalmente o frutto di mancati contributi, basta con gli anni di contribuzione regalati a chi sta seduto in poltrona solo perchè appartiene ad una ” forza dell’ ordine”, che i politici lavorino 40 anni come tutti, basta con i doni, perchè non possiamo più permettercelo. Quanti sono i pensionati consulenti? Quanti quelli la cui pensione supera  i 5000 euro al mese?  Basta. Perchè i giovani di oggi, non potranno campare fino a 100 anni per maturare uno straccio di pensione. I sacrifici bisogna farli tutti. Ma dopo 40 anni di lavoro, cosa ci vogliono chiedere di più? Se hai lavorato veramente lo sai che ad una certa età non ci sono più energie, ma cosa vogliono spremere ancora? Parlano e legiferano, persone che non fanno niente nella vita e la fatica non sanno neanche da che parte si affronta. Basta

Lavoro a sorteggio

Il posto di lavoro non è un diritto, è diventato un regalo, con estrazione a sorte annessa. Così a Torre del Greco, Napoli, una società di lavoro interinale ha scelto questo metodo alquanto particolare per selezionare nuovi dipendenti: l’estrazione. Il sorteggio ha coinvolto oltre 400 candidati, un bambino ha estratto i 10 nomi che dai prossimi giorni copriranno il ruolo di netturbino. Tra proteste ed entusiasmo per i sorteggiati.
Tra il caldo asfissiante e i 422 candidati circondati dalle transenne, la vita di 10 disoccupati, tutti diversi tra loro ma accomunati ad un umile quanto utopico posto di lavoro, è cambiata con un metodo insolito che ha destato critiche, ma che avrebbe tolto potere alla camorra, secondo gli organizzatori: “In questo modo si garantisce una certa trasparenza, lasciando tutto al semplice caso, sotto gli occhi di testimoni”. Vedremo se questo bizzarro sistema sarà utilizzato anche in altre realtà.

Suona il violino mentre lo operano al cervello

I medici intervengo a cervello aperto per eliminare un problema neurologico che provoca tremori alla mano, impedendo di controllare i movimenti dell’arto, mentre il paziente suona il violino. E’ quanto è accaduto un mese fa -- ma viene reso noto soltanto ora -- alla clinica Mayo di Madrid dove Roger Frisch, violinista dell’orchestra del Minnesota, ha scelto di suonare durante l’intervento chirurgico.
Ad un mese di distanza da quel giorno storico per la medicina, il musicista si è esibito nuovamente in pubblico. Frisch aveva deciso di ricorrere alla chirurgia perché non riusciva più a suonare alcune note, e non voleva ricorrere sempre ai medicinali. L’unica soluzione sarebbe stata quella della stimolazione celebrare profonda consistente nell’aprire il cervello ed installare alcuni elettrodi capaci di risvegliare le funzioni maggiormente debilitate. Il violinista, durante l’operazione avvenuta con anestesia locale, nonostante il rischio di complicazioni che secondo l’Accademia americana di Neurologia riguarda il 18% dei casi, ha deciso di suonare per dimostrare in tempo reale che la chirurgia non incideva sulle sue capacità musicali.

Acari alla frusta…

Quando la realtà è più incredibile di una fantasia. Quello che ci vuole per aprire una lucrosa attività, spacciando dei comunissimi aspirapolvere di modesta fattura acquistati nell’Europa dell’Est per pochi euro, e venderli come fantomatici quanto inesistenti ” presidi medico chirurgici elettromedicali anti acaro” a 4000€ l’uno. Pazzesco, se non fosse che gli autori di questa colossale truffa riuscivano pure a venderne molti, dopo aver messo in piedi un sistema di vendita porta a porta di tipo piramidale, affiancato da call center con ragazze centraliniste al lavoro 14 ore al giorno e venditori che venivano sollecitati ad incrementare le vendite a chiunque, anche in famiglia ed ai parenti, pena il diniego di ogni compenso economico. Frustate ed altri maltrattamenti condivano il resto della straordinaria quanto incredibile vicenda. In questo caso i lavoratori non sono i soliti braccianti agricoli extracomunitari, sfruttati da mafia e padroni rozzi ed ignoranti, ma si tratta di ragazzi italiani, colti, istruiti, ma non per questo maggiormente rispettati. Il tutto ad Incisa Valdarno, nella civile Toscana. Tre anni di indagini per smontare questa cricca, forse un pò troppi. Incredibile ma vero, il nuovo Medio Evo è già arrivato ed i nostri giovani sono i nuovi servi della gleba, schiavi moderni con smartphone e tv fullhd.