Archivio per aprile, 2010
Storia triste di ordinaria burocrazia
Pubblicato da Raffaele
A Mi Manda Raitre questa sera c’è la mamma di un ragazzo ventiquattrenne, morto in un incidente sul lavoro 4 anni fa, e all’epoca tumulato “provvisoriamente” nel loculo vuoto che un’amica di famiglia le ha gentilmente “prestato”. Da allora la povera madre chiede senza fortuna al sindaco di Porto Sant Elpidio che il figlio venga traslato in una tomba definitiva dove poter portare i fiori e piangere il ragazzo. Nonostante siano disponibili 160 loculi, il Sindaco nega questa richiesta con le seguenti 2 intelligentissime motivazioni: 1) La signora quando è deceduto il figlio, doveva recarsi in comune e chiedere una tomba e non l’ha fatto. 2) Noi come comune abbiamo fatto una programmazione dei morti nel comune, siccome prevediamo circa 200 morti nel prossimo anno, non possiamo dare a posteriori una tomba al ragazzo, perchè nel frattempo abbiamo fatto una delibera di giunta che lo impedisce. Delirante. Non solo sotto l’aspetto umano, ma anche sotto l’aspetto istituzionale. Mi domando… ma questo tizio fa il sindaco? Ma come si può permettere di porsi nei confronti del dolore di una madre come il peggior burocrate dell’ex Unione Sovietica? Ma lui conosce il dolore ? Sa quali sono i doveri di un primo cittadino al di là di mettere un timbro ed uno scarabocchio su dei fogli ? Ho conosciuto molte mamme che purtroppo hanno perso un figlio. Non sono mai più state loro; alcune sono impazzite dal dolore, altre hanno semplicemente smesso di vivere; altre ancora vivono solo più nel cimitero, accanto alla tomba del figlio rinnovando il loro grande dolore ogni giorno, ogni minuto senza soluzione di continuità. Ma forse prima di iniziare il grande viatico del dolore, a Porto Sant’ Elpidio, bisogna prima passare dal Comune, a svolgere tutte le incombenze burocratiche, poi si può iniziare a soffrire, bravo !!! complimenti !!
Non dà sollievo il tempo; mentivate
dicendo che sarebbe stata breve
la mia pena. Lo sento nella pioggia
che piange, alla marea che si ritira;
sciolte le vecchie nevi ad ogni picco,
le foglie dell’altr’anno son fumo sui sentieri;
non cosí per l’amaro della morte,
che resta, opprime il cuore, abita in me.
Ho paura di andare in troppi luoghi
che traboccano della sua memoria.
E se respiro in qualche quieta stanza
ignota al passo e al volto luminoso,
dico “non c’è memoria, qui, di lui”
e resto frastornata a ricordarlo.
Edna St Vincent Millay
L’isola di plastica
Pubblicato da Raffaele
Nell’ oceano Pacifico, si sono formate 2 isole grandi quanto continenti, costituite dai nostri rifiuti non degradabili, cioè plastica e affini. Isole di plastica, enormi, immense, spesse una decina di metri, scoperte nel 2008 dall’oceanografico americano Charles Moore. La Great Pacific Garbage Patch , che le correnti del Pacifico settentrionale confinano in un tratto di mare compreso fra le Hawaii e il Giappone costituisce una trappola mortale per ogni forma di vita che ha la sventura di imbattersi in quello sconfinato e semiliquido ondeggiare di immondizia a pelo d’acqua. Adesso quest’isola di plastica abbandonata che “vaga come un animale privo di guinzaglio” senza nessuno che si prenda più cura di lei e che le restituisca la forma e l’anima che il passare della moda e l’uso effimero ha bruciato in un momento, questa massa sconfinata che non può degradarsi e finire, semplicemente svanire, senza l’intervento del suo creatore che gli ha imposto questa innaturale immortalità, questa materia estranea alla vita che sa scimmiottare ma non replicare, si vendica affacciandosi sempre più spesso su quel paesaggio degli uomini che tanto ha contribuito a creare e a mantenere, ributtando ciò di cui è fatta sui declinanti paradisi hawaiani e mostrandosi agli aerei, ai satelliti, agli sgomenti passeggeri delle navi di passaggio nella forma di un blob sconfinato, vomitato a perturbare le coscienze. (Agorà Magazine)
Amicizia
Pubblicato da Raffaele
Speccy, per sapere cosa c’è nel PC
Pubblicato da Raffaele
Speccy é un programma per conoscere i componenti del nostro PC. Per sapere cosa c’è dentro la scatola (case) o nel portatile, un processore Intel o Amd, Celeron o Pentium, con che frequenza, che scheda madre, quanta memoria RAM, che scheda video, che hard disk ? In pochi secondi Speccy ci elenca tutte le caratteristiche del computer. C’è la versione con installer oppure quella portable che non richiede installazione.
Non è mai troppo tardi
Pubblicato da Raffaele
“Per quello che vale, non è mai troppo tardi,
o nel mio caso troppo presto,
per essere quello che vuoi essere.
Non c’è limite di tempo,
comincia quando vuoi.
Puoi cambiare
o rimanere come sei,
non esiste una regola in questo.
Possiamo vivere ogni cosa
al meglio o al peggio
e spero che tu viva tutto al meglio.
Spero che tu possa vedere cose sorprendenti.
Spero che tu possa avere emozioni sempre nuove.
Spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi.
Spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita.
E se ti accorgi di non esserlo,
spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.”
Monologo tratto da
“Il curioso caso di Benjamin Button”
Giornalisti e giornalisti
Pubblicato da Raffaele
Non riesco mai a smettere di stupirmi quando sento alcuni giornalisti, in circostanze drammatiche, formulare domande stupide o ciniche, con il solo scopo, penso, di realizzare il loro servizio. Certe affermazioni, che risultano avulse da un contesto emotivo e drammatico che persone coinvolte stanno vivendo, risultano paradossali e anacronistiche, a chiunque possegga un briciolo di buonsenso ed intelligenza. Tanto per fare un esempio, Studio Aperto delle 12.25 di oggi, riprende la notizia del 24 aprile, quando una famiglia intera, papà, mamma e bimbo di 18 mesi, vengono ammazzati da un ubriaco recidivo alla guida della sua autovettura di grossa cilindrata. Questi, dopo soli 3 giorni di carcere, viene rimesso in libertà. Durante il servizio, una giornalista chiede ad una amica di quest’ ultimo, come egli possa sentirsi. L’amica risponde: “malissimo, malissimo”. Ma a voi sembra rilevante una cosa simile ? A me verrebbe da pensare alle famiglia delle povere vittime, sogni infranti, felicità spezzate, un pezzo della nostra società civile estirpata da un comportamento criminale di chi consapevolmente si è messo al volante ubriaco, cosa ce ne importa se lui adesso soffre, ma meno male che soffre. A volte invece ci tocca sentire l’invocazione immediata del perdono che viene rivolta a chi ha appena perso un figlio, una figlia, un genitore. Lei lo perdona ? stupore, sorpresa, disgusto sul volto di chi, mentre ha la morte nel cuore, si sente rivolgere una domanda simile da una zucca vuota che qualcuno ha promosso giornalista. Quando c’è stato il terremoto in Abruzzo, si è perso il conto di quante volte si è sentito un’ intervista con la fatidica domanda ” cosa prova ? ” a chi aveva appena perso un figlio o una figlia, una violenza mediatica gratuita, che non è giustificata dalla drammaticità dell’ evento. Oppure il giorno dopo il terremoto, quelli che, avvicinandosi a famiglie che avevano dormito in macchina chiedere:” come mai dormite qui stanotte?
Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti,
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete,
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!
Giorgio Gaber
Vodafone zeru byte
Pubblicato da Raffaele
Ancora 3 mesi e scadranno i 2 anni di condanna a pagare 20€ al mese che la Vodafone mi ha affibbiato quando ho malauguratamente deciso di prendere la loro chiavetta Internet e provare a trasmettere ovunque le mie emozioni, come recita il loro spot. Purtroppo per trasmettere quanto da loro pubblicizzato, ovvero godere di una connessione internet che mi permettesse di usare il portatile, non dico sulla cima della montagna, come il testimonial dello Spot, ma come un qualunque pendolare nella stazione di una grande città, nella fattispecie Torino, ho dovuto cercare altre soluzioni. L’offerta era molto allettante, 10 ore al giorno di connessione al costo di 20€ mensili anzichè 30€. Da vecchio cliente Vodafone, (14 anni senza mai cambiare operatore) ho pensato che fosse ciò di cui avevo bisogno. Peccato che la qualità delle connessioni fosse così scadente pressochè ovunque, da disincentivare ad usarla. Così ho fatto, ma ogni tanto, quando sono proprio disperato ed ho bisogno di collegarmi fuori casa, provo ad utilizzarla, sperando che il miracolo di una connessione accettabile, si sia compiuto nel frattempo, ma non succede quasi mai. In questi 2 anni però non ho potuto esimermi dal continuare a pagare la rata, la cui sospensione del pagamento avrebbe generato una penale di ben 200€. Il fatto poi che la loro chiavetta fosse praticamente inutilizzabile dal sottoscritto non è rilevante. O almeno non lo è per loro che i soldi li incassano sempre e comunque, nonostante in cambio ti diano solo promesse ed illusioni e nulla più. Con il tempo anche la mia rabbia verso la Vodafone si è attenuata, ho smesso di importunare con le mie assurde pretese, innocenti operatori di call center, associazioni di consumatori, garante delle comunicazioni, negozi vodafone ecc. ecc. Ho cambiato però con molta soddisfazione operatore telefonico ed a breve dismetterò anche la Internet Mobile Key, che nel frattempo tengo nella tasca dello zaino, perchè non si sa mai. Il nostro rapporto conflittuale si è attenuato, constatato che la colpa non è sua, e per questo le ho affibbiato un nomignolo vezzeggiativo, vodafone zeru byte, in stile Mourinho, zeru byte quanti sono i dati inviati e ricevuti durante gli intensi scambi di emozioni generati dalle sue connessioni.
Per un pugno di erba….
Pubblicato da Raffaele
La nostra bestiolina si chiama Teo, ed è un piccolo coniglietto nano di razza Ariete. L’alimentazione di un coniglietto deve essere costituita prevalentemente da verdura e fieno. Lui adora l’erba, si, l’erba di campo, quella fresca, trifoglio, erba medica, tarassaco, anche quella con i fili che neppure so come si chiama. Quando arrivo a casa con l’erba, le feste che mi fa sono incredibili, lui sente l’odore oppure capisce che nel sacchetto che tengo in mano c’è la sua prelibatezza. D’ inverno è problematico, perchè le insalate comprate al supermercato non sono così gustose per lui, cosicchè mentre noi spendiamo un capitale in insalate, lui fa pure il difficile. Ma poi si adegua…. Così quando arriva la primavera e l’erba inizia a crescere nei campi, l’ insalata lui non la guarda neppure più. Per fortuna abitiamo in una zona dove ci sono prati pressochè ovunque, enormi ed io, quando vedo un prato, all’occorrenza, fermo la macchina e scendo a raccogliere un pugno di erba per Teo. Così anche questa mattina, mi sono fermato ed ho iniziato a raccogliere dell’erba medica e del tarassaco, in un prato costeggiante la strada, grande quanto 3 o 4 campi da calcio, tutta erba. Mentre ero intento nella raccolta, sento fermarsi sulla strada un grosso trattore John Deere, (me ne intendo grazie al mio retaggio da bracciante agricolo durante il periodo degli studi e della giovinezza) proprio dietro la mia macchina, ed il contadino o coltivatore che dir si voglia, inizia ad urlarmi che sono un ladro, che non si ruba ( l’erba del vicino?), tutto in dialetto piemontese. Sgomento inizio a guardarmi intorno, in cerca di coltivazioni o orti di verdure e frutta che, se presenti, possono aver ingenerato un equivoco nel proprietario del prato, ma di “roba” pregiata non ne vedo. Allora cerco di spiegare all’energumeno che stavo solo raccogliendo un pò di cibo per il coniglietto d’appartamento, e che non credevo che potesse trattarsi di furto, visto che di erba ne cresce ovunque ed il suo enorme prato non era comunque recintato. E mi spiego in dialetto piemontese, visto che so per esperienza che l’atteggiamento di certi personaggi autoctoni della Padania è influenzabile dalla conterraneità o meno di chi gli sta di fronte. Questo non lo placa, ma lo convince ad andarsene senza ascoltare ulteriormente le mie parole di scusa. Adesso quando mi appresterò a raccogliere un pò d’erba per Teo dovrò mettere in preventivo di poter essere accusato di furto, spero non picchiato, visto che ormai credo non vi sia più nulla di cui stupirsi…..



