Archivio per luglio 4th, 2010
Asilo “Cip e Ciop”: violenza sull’infanzia
Pubblicato da Raffaele
Dal Blog della mia amica Loretta
“Il nome appare fiabesco, collegato al mondo del sogno dei due teneri scoiattolini impegnati a cercare le ghiande per l’inverno…un posto dove fantasia e immaginazione nutrono la crescita di bambini di età compresa tra i 3 mesi ed i 3 anni. In realtà le immagini scioccanti delle telecamere di videosorveglianza installate dalla polizia all’interno delle aule per dieci giorni, per un totale di 220 ore di riprese, non lasciano spazio a fattori attenuanti e ci mostrano, botte, schiaffi, strattonamenti e tanta violenza nel : Giardino dell’orrore “Cip e Ciop” gestito dalla società «Il Giardino dell’Infanzia» a Pistoia.
La conduttrice di : A Gentile Richiesta, Barbara D’Urso che tanto stucchevolmente ama ergersi a paladina della ingiustizia e dei soprusi, punta i riflettori del pomeriggio estivo dei telespettatori di Canale 5 su un episodio di cronaca che ha veramente dell’inverosimile. Due insegnanti, Annalaura Scuderi, di 41 anni, responsabile dell’asilo nido ed Elena Pesce, 28 anni, arrestate in flagranza di reato con l’accusa di maltrattamenti in concorso e continuati su minori loro affidati. La D’Urso che è un’artista del luogo comune, una funambola delle generalizzazioni populiste, una maestra di demagogia, non si lascia sfuggire la reazione scandalizzata alla notizia che il Comune di Pistoia ha negato l’uso della Piazza Duomo al suo collegamento perché ufficialmente impegnato per l’allestimento di altre iniziative, in realtà viene da pensare che la vicenda danneggi non poco alla città.
Il motivo è molto semplice, immediatamente assimilabile, facile, banale; comportarsi diversamente e aprire il dialogo al confronto, significherebbe alzare la soglia d’attenzione di chi guarda, correndo il rischio di far genuinamente pensare lo spettatore… ovvero l’ultima cosa che il Comune vuole visto che l’ asilo privato, era autorizzato e accreditato dallo stesso, che non può nascondere una sua parte di responsabilità nella vicenda.
L’asilo nido è stato autorizzato nel 2005. È quanto si legge in una nota del sindaco di Pistoia Renzo Berti che ricorda come, tuttavia, “in tutti questi anni non è mai pervenuta alcuna segnalazione su aspetti critici nella conduzione del servizio. Solo a fine ottobre dell’anno in corso è stata trasmessa dalla Regione Toscana la segnalazione di un genitore preoccupato di voci raccolte su comportamenti scorretti adottati nei confronti dei bambini frequentanti”.
Appare strano visto che i poliziotti durante le loro indagini, hanno raccolto le testimonianze di sei genitori e soprattutto di quattro ex insegnanti che dopo aver visto i metodi usati nell’asilo, fanno sapere dalla questura, hanno deciso di licenziarsi. Sarebbe stata proprio una di queste a rivelare di aver visto, una volta, la titolare del nido costringere un piccolo a rimangiare il cibo che aveva vomitato.
Ed è questa omertà perdurata nel tempo che sconvolge noi che guardiamo e leggiamo attoniti e impotenti, nulla faceva trapelare la realtà? Non c’era personale ausilario impeganto nelle pulizie dei locali? Nessun genitore si è recato prima dell’orario normale a ritirare il proprio figlio? Non sono mai state fatte visite di controllo del personale istituzionale? Le vittime, piccoli e indifesi non hanno potuto reagire alle figure sostitutive dei loro genitori, figure alle quali mamma e papà affidavano con fiducia le loro creature. L’amministratore unico Annalaura Scuderi appariva austera e severa ma nulla faceva presagire una crudeltà considerata metodo didattico.
Gli inquirenti hanno parlato di bimbi piccolissimi costretti a ingurgitare il cibo con il bavaglio schiacciato sulla faccia, con tutti gli altri piccoli costretti a guardare. Altri venivano rinchiusi al buio nel bagno o fuori dalla porta al freddo, uno addirittura, durante la nanna, rovesciato a terra improvvisamente e senza motivo.
L’aggressività subita dalle maestre che torno a dire sono figure di riferimento, ha provocato nei bambini rifiuto per il cibo, regressione nella parola, atteggiamenti aggressivi ed insonnia.
I maltrattamenti fisici a questa età sono un reato minore rispetto alla memoria della violenza che si incolla nel vissuto delle vittime, il danno dell’impronta, segna inesorabilmente i piccoli e sono necessari tanto amore e terapie psicologiche adeguate per limitare i danni.”
Ex, dopo di me nessuno mai
Pubblicato da Raffaele
E’ un allarmante e pericoloso fenomeno sociale quello che è esploso in questi ultimi anni in Italia. Ogni anno vengono uccise da ex fidanzati, ex mariti, ex amanti, circa 150 donne, un numero impressionante, circa una ogni 2 giorni. A premere il grilletto della pistola, ad impugnare il coltello oppure a stringere le mani intorno al collo della donna, è sempre un uomo che prima di allora diceva di amarla. Incapacità ad accettare la fine di una storia e con essa la sofferenza che porta, bieca gelosia, oppure un malsano sentimento d’orgoglio, armano le mani e le menti di questi uomini, a volte giovani, a volte anziani, di ogni ceto sociale, cultura o professione. A farne le spese sono sempre loro, le donne, la parte fisicamente più debole della coppia, vittime del delirio di possesso dell’ uomo che hanno amato. Sono semplici reati oppure è il segno evidente di una malattia, un fenomeno sociologico culturale che andrebbe analizzato a fondo, studiato al fine di prevenirme al meglio questi drammatici effetti che riempiono ogni giorno le pagine dei giornali ed i titoli di apertura dei TG? Notizie che, nonostante il dramma e la violenza che incorporano, vengono in fondo sentite come un epilogo eccessivo ma che non ci sconvolge più di tanto, perchè queste cose accadono e sono sempre accadute? Come se nel DNA dei valori che la nostra società esprime, il delitto d’amore, del sentimento, della gelosia, sia inconsciamente accettato anche se non permesso. Per questo forse prima di intervenire si permettono situazioni estreme di violenza fisica e psicologica, di cui le donne sono sempre le vittime, situazioni spesso taciute dalle vittime stesse oppure altre sottovalutate dalle forze dell’ordine, salvo poi sfociare nel dramma estremo e qui mi sovviene ad es. il caso Luca Delfino. Ma cosa si può fare? Il problema è decidere, all’interno di un comune sentire, di un comune processo di costruzione di valori, se e quanto le passioni che animano le persone sono o possano essere preponderanti rispetto ad altri elementi, quali la volontà, la possibilità di scegliere e decidere. Passioni come la gelosia, l’odio, la rabbia che quando prendono il sopravvento sul raziocinio, sull’amore e sul rispetto dell’altro, determinano la caduta in quel burrone che rappresenta l’incognito, l’incapacità di gestire una situazione di abbandono e di sofferenza, che porta in ultimo all’ omicidio e talvolta al successivo suicidio. Dopo di me non avrai nessuno più, queste le minacce fatali che sono troppo spesso un preludio del dramma. Cosa si può dire e pensare poi quando ad essere coinvolti sono giovani ragazzi? A 20 anni si può pensare di aver esaurito ogni istanza di vita solo perchè si è stati lasciati dal primo fidanzato o dal primo amore? E’ giusto soffrire, ma bisogna che qualcuno insegni presto ai ragazzi come si vive un amore, cosa vuol dire rispetto, il concetto che tutto può finire, anche l’amore, che il possesso non è applicabile agli esseri umani, che la violenza fisica e psicologica è un crimine, che non può esserci amore senza che il sentimento predominante in noi sia desiderare il bene della persona amata, prima del nostro. Attraverso un lungo percorso, fatto di interiorità, riflessione, osservazione e rispetto, si può giungere un giorno a poter veramente amare una persona e se la ami, non potrai mai farle del male.
A tutte le donne vittime del sentimento malato del loro uomo :
Un giorno siamo partiti,
volevamo andare lontano
in un mare di spiaggia
e non abbiamo capito
che morire dentro la sabbia
non lascia radici.
Sulla tomba fioriscono i gigli
ma sulla tomba del nostro amore
non fiorirà neanche il frumento
noi non diventeremo mai pane
non abbiamo comunicato con tutti
e nessuno sa il nostro segreto
che siamo stati baciati dal fato
per poi lasciarci.
Alda Merini
