Al via la guerra dei poveri

Marchionne sta segnando la strada, Fiat fuori da Confindustria, disdetta del contratto dei metalmeccanici. A Pomigliano nasce una Newco, sulle ceneri del referendum, la nuova compagnia nella quale saranno riassunti a settembre i lavoratori dello stabilimento campano Fiat, non sarà iscritta a Confindustria e quindi svincolata dal Contratto Nazionale dei Metalmenccanici. La domanda del referendum era forte e chiara : “Vuoi continuare a lavorare oppure no ?”. Operai con moglie a carico, figli, un mutuo, cosa potevano mai votare? In sostanza la scelta era tra sopravvivere o perire. La globalizzazione sta iniziando a mostrare a tutti quali saranno i suoi effetti anche da noi. Da Repubblica : “In Italia la Fiat produce 650.000 vetture l’anno con 22.000 dipendenti. In Polonia ne produce 600.000 con 6.100 operai. In Brasile le vetture prodotte sono 730.000 e i dipendenti soltanto 9.400. Inoltre il costo del lavoro in quei due paesi, contributi sociali inclusi, è molto più basso.(…)” Per questo o anche l’Italia si adegua oppure perchè continuare a rimanere in Italia? “Le aspre condizioni di lavoro che Fiat intende introdurre a Pomigliano, dopo averle sperimentate con successo all’estero, sono la premessa per introdurle prima o poi in tutti gli stabilimenti italiani, da Mirafiori a Melfi, da Cassino a Termoli. Dopodiché interi settori industriali spingeranno da noi per imitare il modello Fiat. Dagli elettrodomestici al tessile e al made in Italy, sono migliaia le imprese italiane medie e piccole che possono dimostrare, dati alla mano, che in India o nelle Filippine, in Romania o in Cina le loro sussidiarie vantano una produzione pro capite di molto superiore agli impianti di casa. Che tale vantaggio sia stato acquisito con salari assai più bassi, sistemi di protezione sociale minimi o inesistenti, e orari molto più lunghi, non sembra ormai avere alcuna rilevanza. Certo non per il governo, e perfino per gran parte dei sindacati. Con l’applicazione totale del modello Fiat, le imprese si sentirebbero autorizzate a far ritornare una parte della produzione delocalizzata in Italia, alla semplice condizione che essa sia accompagnata da salari e condizioni di lavoro che si approssimano sempre più a quella dei lavoratori dei paesi emergenti”.  Ampliare il numero dei malcontenti moltiplicando i lavoratori che sono perentoriamente costretti a scegliere, come a Pomigliano, tra lavoro degradato e disoccupazione, o assistervi senza fare nulla, è una pessima ricetta politica. Alla quale un’impresa dovrebbe evitare di aggiungere i suoi particolari ingredienti.

Novelli Marchionne si stanno moltiplicando nel Paese, tutti vogliono cambiare il contratto di riferimento dei propri dipendenti, tutti vorrebbero schiavi silenti, pagati una miseria ed obbedienti come cagnolini.

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