Anita

Sono trascorsi cinquant´anni dalla “Dolce Vita” di Fellini: in questi giorni l´ottantenne Anita Ekberg  è stata ospite d’ onore della Costa Atlantica.

“Si muove piano appoggiandosi al braccio del comandante, ex rugbista genovese di quasi due metri. Prudente. Malinconica. A bordo un grande schermo rimanda le immagini di lei nella fontana di Trevi. I croceristi studiano incuriositi l’ eleganza dell’ incedere, il mistero che sembra circondare quell’ anziana signora. Ma è solo osservandone lo sguardo, gli occhi azzurri e ancora intensi, che qualcuno finalmente la riconosce. Allora si danno di gomito, bisbigliano eccitati, tirano fuori le macchine fotografiche. Sono trascorsi cinquant’ anni dalla Dolce Vita: in questi giorni l’ ottantenne Anita Ekberg è l’ ospite d’ onore della Costa Atlantica, grattacielo sul mare che al capolavoro felliniano ha dedicato una crociera nel Baltico. La nave è salpata da Stoccolma preceduta da una conferenza stampa per celebrare l’ anniversario del filme raccontare la prima di una serie di iniziative in occasione del mezzo secolo. L’ attrice svedese risponde fredda e puntuale alle domande dei giornalisti scandinavi: aneddoti sulla scena che ha reso tutti famosi, il suo rapporto col regista, il tramonto di una carriera, l’ orribile cinema di oggi. Terminato l’ incontro si abbandona su una poltrona accanto al bancone del bar. Sola, stanca. Cosa le manca di più della Dolce Vita? «Gianni Agnelli». Scusi? «Stavamo già insieme, quando giravo la scena della fontana. Mai nessuno come lui, nella mia vita. Né, prima, né dopo. E dire che la Masina era gelosa, pensava avessi una storia con suo marito. Giulietta ci ha messo annia capire che io e Federico Fellini potevamo essere solo amici». Anita Ekberg e l’ Avvocato. «È durato molto più di quanto possiate pensare. Una vera storia d’ amore. All’ inizio non ci credeva nessuno, la moglie pensava a un’ avventura. Forse non ci siamo mai lasciati. Era un uomo meraviglioso. Un italiano di quelli che non ci sono più, l’ italiano che una ragazza come me voleva incontrare: intelligente, ironico, attivo. Scherzava sempre, ma ha sofferto molto. L’ ultimo ricordo è quando gli hanno detto al telefono che il figlio si era suicidato, e lui ha voluto andare di persona a vedere». Dicono che l’ altro suo grande amore italiano sia stato Dino Risi. «Non è vero. Lo raccontava lui per darsi importanza, quando io ero una Miss Svezia che cominciava a fare film e lui un medico milanese che voleva entrare nel cinema». La fontana di Trevi… «Abbiamo girato quella scena a gennaio. Faceva freddo, tremavo come una foglia. Mi hanno tappato il naso e obbligato bere cognac, per andare avanti. Mastroianni è caduto tre volte in acqua, lo asciugavano e si doveva ricominciare. Un incubo». Senza Anita quel film non sarebbe stato lo stesso, diceva Fellini. «È grazie a me, a quella scena, se si è fatto conoscere nel mondo. Io ero già famosa. Ma lui era un vero genio: non ti trattava come una pedina degli scacchi, con lui eri davvero libero di esprimerti». Quella Dolce Vita non tornerà più. «È la storia di una generazione perduta, di un’ Italia perduta. Io conosco l’ Italia, continuo a vivere a Genzano con i miei due cani in un sereno isolamento. So quanto è cambiata. Allora c’ era voglia di vivere, di conoscere le persone, di comunicare. C’ era la libertà di sognare. Adesso stanno tutti chiusi dentro le loro macchine o le loro case. Pensano a mettere da parte i soldi, e a guardare la tv. Ma con l’ esempio che dà Berlusconi non potrebbe essere diversamente». Il Cavaliere è nato il suo stesso giorno: il 29 settembre. «Passa il suo tempo a truccarsi come un attore. Anzi: come un’ attrice». Perché è così ostile ai giornalisti svedesi? «Uno di loro mi ha rovinato la vita: Rube Moberg. A Roma non mi incontrò neppure, ma scrisse che ero una puttana. Quando andai a trovare i miei genitori c’ era un gruppo di fanatici cattolici che prese a pietrate la nostra casa. Fu uno shock. Ero solo una ragazza che cercava una vita normale, l’ amore». Gianni Agnelli. «L’ unico vero amore della mia dolce vita amara».”

Repubblica 28/06/2010

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