C’e chi dice no

Dopo aver letto l’articolo del nostro Zancan ho ancora più voglia di arrabbiarmi e di sperare. Racconta di Fabio Pisacane, un giocatore del Lumezzane che ha denunciato chi gli offriva 50 mila euro per addomesticare una partita, a costo di passare per spione in un ambiente che spesso applica codici mafiosi. Pisacane viene da una malattia grave e da una famiglia poverissima, ma evidentemente gli è stato insegnato l’essenziale. «Non me la sono sentita di infangare la mia storia». Dice proprio così: infangare la mia storia.

Mentre sfoglio i resoconti di affaristi e politici che intrallazzano, corrompono, fanno assumere amichette in barba ai concorsi e regalano rolex comprati al mercato nero, ecco, mentre questo quadro tragico di una classe dirigente senza valori che non siano quelli quotati in Borsa mi si scioglie davanti agli occhi, mi ritrovo a pensare: ma questi cialtroni temuti e riveriti si saranno mai chiesti se stavano infangando la propria storia? Avranno avuto un sussulto d’orgoglio? No, altrimenti sarebbero stati spazzati via dai loro compagni di merende. Ma adesso la puzza è diventata troppo forte. Il corpaccione Italia non ce la fa più a sopportarli e li sta sparando fuori uno dopo l’altro come brufoli. Stavolta a interrompere il gran ballo dei privilegiati non sono i magistrati come nel ’92. Sono i cittadini armati di computer, schede elettorali e buoni esempi. I cittadini esclusi dalla festa per ragioni di censo o di casta e quelli come Pisacane, che hanno deciso di escludersi da soli per dare linfa a una parola appassita: dignità.

M.Gramellini

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