Del lavoro, dei sogni, delle speranze infrante

Il lavoro è uno di quegli argomenti dei quali si parla, del quale tutti parlano, del quale molti ne decidono le regole anche senza conoscerne profondamente l’essenza stessa e tutto ciò che ne concerne.

Io posso affermare di conoscere il lavoro in molte sue sfaccettature, di sicuro posso dire di aver svolto e svolgere da 33 anni, l’unico lavoro che sognavo di fare fin da bambino, guidare i treni.

A quattordici anni ho iniziato a “darmi da fare”, come si usava dire a quel tempo e durante le vacanze scolastiche divenivo un bracciante agricolo.

Raccoglievo fragole, albicocche, pesche, mele, pere, fagioli. Lavori che ricordo con piacere, per il clima spesso familiare nel quale si svolgevano, che mi permisero di integrarmi con una cultura, quella piemontese, molto diversa da quella mia d’origine, napoletana.

Imparai a parlare perfettamente il dialetto piemontese, capii il senso di responsabilità che sempre richiede il lavoro, la puntualità, il rispetto verso il padrone, il dovere di svolgere al meglio i compiti che mi venivano affidati.

D’inverno, quando nevicava e non andavo a scuola, venivo assunto per spalare la neve lungo la ferrovia, che passava vicino casa mia.

Il duro lavoro mi faceva apprezzare i successivi periodi di vacanza e di studio.

Verso i diciotto anni lavorai un’estate in un frigo. Una di quelle aziende che mantengono la frutta nelle celle frigorifere. Si trattava di caricare e scaricare camion tutto il giorno, un lavoro fatto a mano, durissimo. Poi si entrava ed usciva continuamente dal frigo, passando in un istante da +30°C a meno 20°C. Uno dei lavori più duri. Ma capii molte cose con quella esperienza. Al principio si prendeva una cassa alla volta, pesava 18 Kg, dal camion la si passava al collega che la caricava sul muletto. Terminai che si prendevano tre casse per volta e se non ce la facevi eri uno sfigato. Perchè in ogni ambiente di lavoro, c’è sempre qualcuno che ama farsi bello, uno che vuole sempre far vedere di essere più bravo e quindi si innescano quegli strani meccanismi di competizione che poi diventano ingovernabili.

Quando terminai quell’esperienza, deciso a mai più ripeterla, per il padrone del frigo il passaggio delle casse doveva avvenire sempre tre alla volta. Ricordo ancora perfettamente la fatica che si impossessava del mio corpo dopo dieci ore di quel lavoro. Tornavo a casa e non avevo la forza per spogliarmi, spesso mi addormentavo senza neppure mangiare.

Quando a diciott’anni ebbi la patente, la prima estate feci i mercati del formaggio. Guidavo il furgone poi, giunti sul luogo, si preparava il banco e si vendeva. Si partiva verso le quattro del mattino e si tornava che era già buio. Le località della Valle Maira le ricordo ancora in virtù dei mercati che si facevano, Dronero, S.Damiano, Prazzo.

Ti chiedevano due etti di “toma” o di “nostrale” e zac, un bel pezzo da mezzo kilo era già pronto sulla bilancia, signora ho sbagliato un pò sul peso, lasciamo?

Così correvano gli affari allora e correva la mia vita.

Nel frattempo ogni concorso pubblico che veniva bandito dalle Ferrovie dello Stato, mi vedeva partecipare. Era l’ambizione dei miei genitori, entrambi ferrovieri, quella di vedermi “sistemato”, con un lavoro sicuro, perchè nella vita non si sa mai, così mi ripetevano. Io non ne volevo sapere, partecipavo a quei concorsi più per far piacere a loro che per convinzione personale. Ma se avessi vinto quello da Macchinista però….. quello sì che era il mio sogno, guidare i treni.

Fin da piccolo ogni qualvolta ne avevo l’occasione, frugavo con lo sguardo ogni angolo delle cabine di guida dei locomotori e sognavo….

L’estate del ’78, quando studiavo già all’università, lavorai per una ditta privata di armamento ferroviario. Si posavano i nuovi binari per la linea ferroviaria Cuneo-Saluzzo.

La linea, che oggi attraverso guidando il treno, l’ho percorsa da terra, a piedi, giorno dopo giorno, traversina per traversina, bullone per bullone, le mie mani su ogni centimetro di rotaia.

Trenta chilometri di linea, se ne costruivano 400 metri al giorno, si lavorava dalle 7 del mattino alle 8 di sera, un’ora di pausa per mangiare un panino che si portava da casa. Era un lavoro che occupava molte persone, coordinate da “caporali” addetti anche all’incitamento delle persone. Il primo mese mi utilizzarono per procurare acqua da bere.

Siccome il percorso si snodava in piena campagna ed era un’estate caldissima, gli operai avevano sete. Io con una tanica da 25 litri andavo alla ricerca dell’acqua presso le cascine vicine e facevo la spola con il cantiere, ininterrottamente. Poi finalmente mi misero alla posa dei binari, che soddisfazione. A quel tempo la forza fisica non mi faceva difetto e di tutto quel lavoro duro, ne beneficiavano i miei muscoli, sviluppati come non mai, cosa che ricordo, mi inorgogliva molto.

Quando al termine del mio primo anno universitario di Economia e Commercio a Torino mi giunse la raccomandata delle Ferrovie nella quale mi comunicavano di essere tra i vincitori del concorso per 110 posti da Aiuto Macchinista, non ebbi esitazioni, lasciai gli studi e mi avviai verso il lavoro della mia vita.

Dopo una parentesi di 15 mesi nei quali svolsi il servizio obbligatorio di leva come Ufficiale d’Artiglieria, ripresi il lavoro che svolgo tuttora.

Ma la tentazione di rimanere nell’Esercito fu notevole, vuoi mettere il prestigio della carriera con le stellette? Già allora come semplice sottotenente mi sentivo “importante”, sig. tenente di qua, sig. tenente di là, il circolo ufficiali, la mensa ufficiali, tornare al paese in divisa e ricevere il saluto militare dal maresciallo della caserma dei Carabinieri saturava il mio ego.

Ma non era quella la mia strada, così decisi di ritornare a fare il macchinista ferroviere.

Nonostante il suo fascino, questo mestiere non è affatto semplice e leggero.

Siccome i treni circolano a tutte le ore del giorno e della notte, 365 giorni l’anno, festività comprese, si comprenderà l’atipicità di questo lavoro. Si può fare una notte piena, si può iniziare al mattino alle 3, le 4, le 10, si lavora indifferentemente in qualsiasi fascia oraria del giorno e della notte. Il ritmo circadiano che regola l’orologio biologico e la salute fisica e psichica delle persone, nel tempo non rimane indifferente a questi orari di lavoro. Così succede che devi svegliarti quando dormiresti, dormire quando sei viceversa sveglio e non ne avresti voglia, mangiare quando riesci a farlo, che siano le 11 del mattino o le 22 di sera non importa. Spesso tocca dormire in altre città e star via da casa anche 24 ore. Si sta al freddo, al caldo con temperature che a volte raggiungono i 50°C nelle cabine di guida dei locomotori rimasti parcheggiati sotto il sole. Un giorno di riposo la settimana, che ad una certa età lo si impiega proprio per recuperare le energie-psico fisiche perdute.

Negli anni ’70, uno studio autorevole ed approfondito, rilevò livelli altissimi di stress da lavoro correlato nei macchinisti. Inoltre una statistica sulla vita media di chi svolge questo lavoro, decretò un’aspettativa di vita media pari a 62 anni. Per questo venne introdotto per legge un limite d’età di 58 anni. In Francia ad esempio questo limite è di 52 anni.

Un lavoro poi che negli anni è cambiato veramente molto. Fino a dieci anni fa si era in due a guidare un treno, poi si è rimasti uno soltanto. I ritmi di lavoro si sono accelerati, le ore di riposo si sono ridotte, la formazione e l’aggiornamento professionale hanno subito nuovi impulsi con l’avvento di molte innovazioni tecnologiche. La responsabilità per le persone trasportate e la sicurezza che dipende dal tuo operato incidono non poco sul livello di stress che si accumula a fine giornata. Posso affermarlo con onestà, è un lavoro che nel tempo usura e non poco le persone che lo svolgono.

Ad agosto compirò 54 anni ed avrò lavorato 37 anni della mia vita.

Ammetto che da un po di tempo penso incessantemente alla pensione. Perché sono veramente stanco. Credo di aver dato molto in questi anni alla società ed al lavoro. Poi vorrei dedicare gli ultimi anni della mia esistenza terrena a fare qualcosa che sazi la mia sete di conoscenza, di studio, di viaggi.

Un tempo che vorrei dedicare al mio Io interiore.

Questo fino a ieri.

Il 14 marzo l’Inps ha pubblicato la Circolare 35, al punto 11.4 recita

“Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2012, i precedenti limiti di età previsti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, differenziati in relazione all’attività svolta (58, 60 o 62 per il personale “viaggiante” e di “macchina”; 65 o 66 per il restante personale), sono sostituiti dal requisito anagrafico unico di 66 anni per gli uomini e di 62 anni per le donne con la graduale elevazione fino a 66 anni (art. 24, comma 6). I predetti nuovi requisiti devono essere adeguati agli incrementi della speranza di vita previsti dal 2013 per la generalità dei lavoratori.”

Come se avessi ricevuto un cazzotto nello stomaco, sono due giorni che sono senza fiato. Penso alla signora piangente di Torino che se nella sua vita avesse fatto qualche mese la mondina oppure l’operaia, forse capirebbe che non tutti i lavori sono uguali. Ma come si può pensare che una società che premia i ladri, i disonesti, gli incapaci, chi meriti non ha, sappia valorizzare aspetti sociali e di welfare che non penalizzino sempre e solo i ceti più umili del nostro Paese?

Ogni tanto vengo a sapere di qualche ex-collega in pensione che si è ammalato gravemente oppure è morto. Molti non raggiungono neppure i sessanta.

Se raggiungessi i 66 anni, ne avrei lavorati quasi cinquanta.

Credo che il mio destino sia compromesso da queste novità, credo che non riuscirò più ad essere un pensionato studente o un pensionato itinerante.

Morirò mentre sarò ancora al lavoro.

Spero almeno che questo avvenga in uno dei brevi periodi di riposo a casa, nel mio letto, senza accorgermene.

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27 risposte a Del lavoro, dei sogni, delle speranze infrante

  1. Peppone scrive:

    Caro Raffaele
    Sto pubblicizzando a 360° le tue amare riflessioni.
    NON SI DIMENTICHI CHE DA PIU’ DI 10 ANNI I RAGAZZI CAPITRENO, MACCHINISTI, MANOVRATORI NON HANNO LO SCIVOLAMENTO DI 1/10 NE I 58 ANNI PER ANDARE IN PENSIONE !!!!!
    I MACCHINISTI, I CAPITRENO, ECC. LAVORANO A QUALSIASI ORA E NON STANNO A CASA SEMPRE DI SABATO, DI DOMENICA, DI NOTTE, A PASQUA, A NATALE, NELLE FESTIVITA’ PREVISTE ECC.!!!!! NON POSSONO FRUIRE SEMPRE DELLE 8 ORE DI SONNO DALLE 22.00 ALLE 6.00!!!!!
    I PROBLEMI INDIVIDUALI SI RISOLVONO COLLETTIVAMENTE SOVVERTENDO I “RAPPORTI DI FORZA”. DOVREMO ESSERNE CAPACI!!!!
    SU QUESTA STORIA ABBIAMO RAGIONI DA VENDERE!

    IN EUROPA NEL 2004 E IN ITALIA NEL 2008 SI SONO FIRMATI ACCORDI TRA LE PARTI DATORIALI E SINDACALI SU COME RIDURRE IL RISCHIO DA STRESS LAVORO CORRELATO. I CARICHI, IL TEMPO E GLI ANNI DI LAVORO DEVONO ESSERE MESSI IN DISCUSSIONE!!!!

    ALTRO CHE AUMENTO DELLA VITA LAVORATIVA…
    RIPORTIAMO NELLE CASSE DELLO STATO ITALIANO I MILIARDI DI EURO DELL’EVASIONE FISCALE E DELLA CORRUZIONE A QUALSIASI LIVELLO!!!!!!!
    Ciao, Peppone

  2. speradisole scrive:

    Condivido con te molte fatiche. Vengo da una famiglia di operai, che allora venivano chiamati “braccianti”, lavoravano la terra a ore. Solo l’intelligenza e l’amore di un padre ha fatto sì che quella vita non fosse la mia.
    Ora ho un lavoro che supera come qualità quella dei vecchi padroni, e mio padre prima di morire ha potuto ripetere mille volte, quando lo accompagnavo in macchina a fare qualche gita “ho una macchina anch’io”.
    Bene io vorrei che questo benessere che è capitato a me, continuasse con i miei figli e nipoti, non dobbiamo tornare indetro, ma costruire un futuro sereno per chi verrà.
    E la pensione l’avremo, ci sarà per tutti i lavoratori se riusciamo ad allontanare i tarli che ci mangiano: la mafia, l’evasione fiscale, la corruzione. Tutte cose che sono cresciute a dismisura in questi ultimi 15 anni.
    Ciao Raffaele, il tuo racconto mi ha commosso.
    Un abbraccio.

  3. Raffaele scrive:

    @ Peppone
    Grazie compagno, un abbraccio
    @Sole
    Purtroppo questo governo sta macellando indiscriminatamente gli italiani. Al contrario del motto che li ha accompagnati al governo, equità, sobrietà ecc. si stanno comportando come banditi da strapazzo. I partiti che appoggiano i loro provvedimenti sono così vigliacchi da restare sempre nell’ombra nascondendo la mano colpevole. Gli italiani stanno per esplodere, qualcosa di brutto sucederà e questa gente avrà le mani sporche e la responsabilità di tutto.
    Io, noi, non siamo responsabili di quanto avvento in questi 20 anni, non devo essere io o altri italiani, lavoratori onesti a doverne pagare le conseguenze…
    Grazie Sole per il tuo pensiero, un abbraccio

  4. Michele scrive:

    Sono rimasto vermente commosso dalle tue parole. Sono un combattente come te perchè mi sono sempre sudato tutto nella vita ma non ho solo questo difetto perchè mi piace tantitssimo aiutare gli altri e faccio il macchinista da 20 anni il prossimo 27 marzo, praticamente sono/ero a metà del guado.
    Non lasceremo che i potenti le lobby ed i ricchi si impossessino del nostro futuro, ci sarà certamente, ne sono certo non tarderà ad arrivare, una stagione di presa di coscienza di tutti i lavoratori che torneranno di nuovo a chiedere diritti futuro e salari e finalmente risponderemo a Peppone di Torino che di fronte alla tanta corruzione di oggi che svuota le casse dello stato si domanda dove sono finiti gli onesti?

  5. Raffaele scrive:

    @Michele
    Ti ringrazio per le tue parole, certo non molleremo mai la lotta e non ci arrenderemo alle ingiustizie. Con il prossimo post dimostrerò quanto certe decisioni prese sono il frutto di gravi mistificazioni e disinformazione.
    Ciao
    Raf

  6. Zac scrive:

    Cazzo, mi hai fatto piangere, e mentre mi asciugavo le lacrime mi chiedevo come mai questo paese non abbia mai avuto una sana, giusta, robusta, rivoluzione.

    E’ una domanda che mi assilla da sempre, ma quando leggo uno scritto cosi’, riappare nitida.

    So’ che la cosa c’entra poco, ma stasera cenero’ completamente vestito di rosso, con il cappello del “che”, pensandoti, caro Raf, e se la mia compagna, che fra cinque minuti esce dalla vasca, prova solo a contraddirmi, separo i letti.

    Una volta si parlava di lavori usuranti, mi permetto di sostenere la tesi che se il tuo mestiere non ricade in quella categoria, non abbiamo capito nulla.

    Hasta
    Zac

  7. Raffaele scrive:

    @ Zac
    Sei semplicemente favoloso, caro compagno Zac, sono felice di godere della tua stima ed amicizia.
    Grazie, ciao

  8. espress451 scrive:

    Che racconto lucido, con tenere pennellate nel ricordo di quel nucleo interno che già da piccolo parlava di treni, e con accenti stanchi nella presa in diretta sui giorni attuali, dove un lavoratore onesto con anni di mansione stressante alle spalle ha voglia, e giustamente, di tempo per il suo Io interiore. E’ un diritto di tutti noi, che prima che lavoratori siamo persone in “viaggio”. Una cronaca la tua, caro Raffaele, che può ricordare alcune pagine sullo sfinimento da fabbrica del “Memoriale” di Volponi.
    Un abbraccio, Ester.

  9. Raffaele scrive:

    @Ester
    Ti ringrazio per le tue parole e ricambio l’abbraccio.
    Ciao

  10. Magi scrive:

    Ciao Raf,
    ieri mattina ho saputo della nuova riforma…
    Non ho parole, è una vergogna…siamo arrivati ad un punto di non ritorno in cui oramai nessun lavoratore è più tutelato!!!
    E io penso….quando toccherà a me (se mai toccherà), chissà come saranno le cose….
    ciao Raf

  11. Raffaele scrive:

    Ciao Marco, grazie per il commento. Tu sei giovane, il lavoro lo affronti ancora bene, ne abbiamo parlato tante volte ma le novità che ci hanno affibbiato ricadono e ricadranno pesantemente su tutte le generazioni e tutti i lavoratori.
    A presto

  12. Complimenti davvero per l’articolo, a tratti commovente e carico di immagini della tua vita che permettono a chi legge di capire meglio chi sei e di sentirsi più vicino a te…
    Purtroppo stiamo vivendo un periodo storico davvero difficile, che accentua notevolmente le difficoltà per realizzare i nostri desideri e i nostri sogni… Quando avrai ripreso fiato dopo il cazzotto, rimboccati le maniche e non mollare… Non permettere che una circolare ti tolga o suonno e a fantasia!!
    Io ho superato i 30 e sono entrato nel mondo del lavoro solo da pochi anni; molti miei coetanei non ci sono ancora entrati oppure ci sono entrati in maniera precaria… Non oso neanche immaginare, di questo passo, il futuro cosa possa riservare a noi…
    Un abbraccio

  13. Raffaele scrive:

    @Raggi e Crivelli
    Piano piano mi sto riprendendo, il fatto è che cambiare le regole del gioco più e più volte come si sa fare solo in Italia, sulle questioni però che non toccano i politici ed i partiti, è una cosa scorretta ed inaccettabile. Una persona ha il sacrosanto diritto di poter sviluppare dei sogni, delle speranze, coltivare dei progetti. Ammazzare tutto ciò, come stanno facendo questi tecnici con il fiancheggiamento morale e pratico dei politici che li sorreggono, non è da Paese civile e democratico.
    PS Puoi immaginare come mi sentissi il 15 mattina dopo l’infausta serata del 14 a Londra? In pratica avevo le difese immunitarie psicologiche già ridotte ai minimi termini……
    Ciao e ricambio l’abbraccio
    Raf

  14. Julien scrive:

    I BOIA DEL SECONDO MILLENNIO!!!!!…sono stordito…incredulo…deluso fino a stare male, si sto male sul serio, la rabbia mi sta corrodendo!…no, non può essere così, questo è troppo, e per cosa? Le solite menzogne non giustificano queste decisioni! Voglio svegliarmi da questo bruttissimo sogno, da questo incubo martellante! Chi si permette? e con quale ferocia? di considerare le nostre vite “inevitabilmente destinate alla sacrificazione”? Non voglio minimamente pensare di dover fare questa fine….non hanno nessun diritto o potere di decidere di cancellare, così violentemente, l’unica mèta importante della nostra vita……..non possono uccidermi prima del tempo deciso da Dio…..non possono “costringermi a delinquere” per ciò che, da sempre, è giusto. Non ho mai inneggiato la violenza, non ho assolutamente mai pensato di poterlo fare……..ma se si tratta di riottenere i “sacri Diritti Umani” o la propria sopravvivenza, potrei anche “capirla” e probabilmente condividerla…………….perdonate il mio stato d’animo!!!

  15. Mara scrive:

    Caro Raffaele,
    il tuo articolo mi ha toccato il cuore, mi sono commossa veramente. Capisco la tua rabbia e la tua delusione, purtroppo in questo Paese le persone migliori subiscono le più gravi ingiustizie da parte di chi governa e dice di farlo rispettando criteri di equità e giustizia. I fatti li smentiscono. La sig. Fornero dovrebbe versare lacrime vere, ma le dovrebbe versare provando dolore immenso come quello che sta provocando a tutti i lavoratori italiani. Lei pensa che il lavoro sia uscire la mattina di casa dopo che la cameriera ha preparato la colazione e l’autista è già fuori che l’aspetta portandola a spasso a fare la ministra. Hai ragione quando dici che se avesse fatto la mondina o l’operaia avrebbe un briciolo di umanità, io aggiungo che la farei lavorare a raccogliere pomodori dalla mattina alla sera e poi le lascerei 15 Euro e le direi sfama tutta la tua famiglia se sei capace.
    Io prendo il treno ogni giorno, mio nonno era macchinista e conosco e so che quello che hai detto è la pura verità.
    Del resto ho piena fiducia e stima in persone il cui lavoro è garanzia di esserne degne.
    Un abbraccio

  16. Ugo Canavese scrive:

    ciao Rafffaele, comprendo il tuo stato d’animo. E’ simile al mio, anche perchè il percorso di vita ha molti punti in comune. Però questi sono fatti personali. Secondo me in un paese civile dovrebbe essere un vanto l’allungamento della vita, e dovrebbe essere normale che dopo 40 anni di lavoro una persona possa dedicarsi ad altro, es. vita sociale, assistenza di parenti e famigliari, etc.. Ma questo è un governo di destra e come tale stà svolgendo il suo compito. Trovo invece scandaloso che chi dovrebbe proteggere i nostri interessi in parlamento (nello specifico il PD) appoggi questo governo, e chi dovrebbe proteggere le nostre conquiste nei luoghi di lavoro (nello specifico la FILT CGIL) non apra bocca.

  17. Giovanni scrive:

    Caro Raffaele anche io sono un macchinista e la mia storia è quasi uguale alla tua. Ho 56 anni e 39 di contributi. Sarei dovuto già essere in pensione, ma ogni momento cambiano le regole. Ho fatto il muratore ed ho lavorato in fonderia prima di entrare in ferrovia. Stavo cercando di resistere perchè alla mia età alzarsi alle 2 di notte e farsi 8 o 10 ore di lavoro non è semplice. Questo governo e la ministra Fornero vogliono ammazzare tutti i lavoratori, non hanno rispetto per nessuno. La vergogna suprema però come ha scritto Ugo Canavese è che la sinistra e il sindacato CGIL stanno inermi come belle statuine. Dovrebbero sparire dalla scena, cosi forse inizieremmo noi a fare le lotte. Sono triste e demoralizzato, non ce la faccio più ad andare avanti. A 66 anni non ci arrivo, questo è poco ma sicuro.
    Ciao

  18. Marco scrive:

    La Fornero e compagni che il lavoro lo conoscono solo di riflesso possono partorire queste norme che agli occhi di chi effettivamente lavora sono inconcepibili.
    Purtroppo nel nosto paese il peso dei lavoratori “veri” è diventato marginale.
    Poi in parlamento votiamo a rappresentarci degli imprenditori candidati dal P.D. meno L. e allora la frittata è fatta.
    Comunque farsi prendere dallo sconforto e magari ammalarsi è proprio fare il loro gioco che se crepiamo prima della pensione risparmiano pure quella.
    Se anche questa volta ci mettiamo a 90 gradi ci meritiamo anche di peggio.
    Nonostante tutte le porcate di questo governo il debito pubblico sale sale e sale!
    Un abbraccio da chi è, come tu ben sai, nelle tue identiche condizioni e che a 20 anni aveva documenti e lavoro per emigrare in Australia e da vero coglione è rimasto
    in italia…………. purtoppo!

  19. ombreflessuose scrive:

    Te lo dico anch’io: Mi è scesa una lacrimuccia, anzi due .
    Ti comprendo, sopratutto perché anch’io vengo da una fam. di ferrovieri; e conosco
    abbastanza bene quella realtà. L’ Italia è forse un paradiso in terra, ma noi abbiamo il Malcostume nel nostro Dna.
    Non mollare, esiste un destino (parere mio, ovvio) ed è Lui che ci prepara la strada…
    Ti abbraccio
    Mistral

  20. Raffaele scrive:

    @ julien, Marco e Ugo
    Cari amici non mi dilungo a rispondervi, perchè noi abbiamo la fortuna di poterci parlare di persona. So che la mia delusione, la mia tristezza e lo sconforto che mi ha attanagliato, sono anche i vostri e che insieme condividiamo questa grande ingiustizia.
    Ma insieme e con tanti altri potremmo trovare la forza per lottare e rovesciare questa vergogna.
    Grazie, un abbraccio
    @ Mara
    Fiero di godere della tua stima e della tua fiducia.
    Grazie, ciao
    @Giovanni
    Purtroppo la delusione verso quelli che si professano come i difensori dei lavoratori, è veramente tanta. Ma non molliamo.
    Ciao
    @ Mistral
    Grazie, mi ha fatto piacere la tua visita, perchè conosco la tua sensibilità e le tue parole sono anch’esse uno stimolo a non mollare mai.
    Ricambio l’abbraccio, ciao

  21. Maurizio scrive:

    Caro Raf,
    non entro nel merito della circ. INPS perchè cadrei nel turpiloquio di bassa lega che non si addice molto a questo parlare ma…….penso che sia giunta l’ora di agire.
    Basta con le “PAROLE,PAROLE,PAROLE”.Basta.Basta.Basta.
    Ma…………mi giro e………..non c’è nessuno.
    Dove sono?dove sono i rivoltosi?dove i forconi?dove le roncole?dove i badili?dove le zappe?niente di tutto questo il mio sguardo vede.
    Il nulla.
    Scruto nella mia memoria ed i ricordi sfocati mi riportano a vecchi film o vecchie foto sbiadite che fermavano le gesta di gente onesta e fiera che si opponeva ai soprusi.
    Dove sono gli uomini di una volta.I nostri nonni.Bisnonni.Dove.
    Mi torno a girare…………il nulla.
    Che delusione.
    Dobbiamo risvegliare le coscienze dei giovani,scuoterli dal loro torpore.
    Ma come?
    E’ quello che dobbiamo capire.Cosa ci vuole per farli incazzare?
    Non lo so.
    Continuo a girarmi ed ecco………..il nulla.
    Grazie Raf per tentare di risvegliare le coscienze.
    Io sono sempre pronto.
    Un abbraccio

  22. Raffaele scrive:

    Caro Maurizio, lo sai che per me sei come un fratello e sai che condividiamo molti ideali ed insieme abbiamo lottato per ottenere che la specificità e la fatica del nostro lavoro venisse riconosciuta.
    Purtroppo in questo periodo di bassa macelleria sociale, i cosiddetti tecnici anzichè usare cervello e delicatezza per eliminare sprechi e privilegi, hanno usato la mazza per colpire indiscriminatamente chi è più povero ed indifeso.
    Concordo che bisogna reagire, spero che tutti insieme ritroveremo la forza e l’unità per far sentire il nostro urlo di rabbia.
    Un abbraccio, ciao

  23. Guido Giraudo scrive:

    Caro Raffaele,
    questa ennesima riforma delle pensioni è stata la peggiore che io ricordi in 60 anni di vita. Iniqua, sprezzante delle diversità dei lavori, preceduta da proclami tragici e incurante di ogni legittima eccezione che poteva essere sollevata da chicchessia. Nel silenzio assordante di coloro che proclamano di difendere i diritti dei lavoratori (Ti ricordo che la protesta della CGIL è stata ben 4 e dico quattro ORE di sciopero)…. la Fornero starà ancora ridendo…… il PD ormai è peggio del peggio della peggior politica.
    Inoltre ti ricordi quando Monti i primi giorni tentò di modificare la pensione dei parlamentari? Il vitalizio che prendevano dopo 30 mesi di poltona? Saltarono su con NON SI TOCCANO I DIRITTI ACQUISITI !!!!!!! SI MA I LORO.
    Io ho una sola speranza: veder sparire dalla faccia della terra tutti questi partiti politici parassiti che succhiano il sangue agli italiani onesti e lavoratori.
    Basta !!!!!!!!!!!!!!!
    Ti abbraccio, il tuo racconto mi ha commosso come non mi capitava da tempo ed ha risvegliato in me ricordi lontani. Ciao

  24. basilio scrive:

    Caro Raf,
    sapevo che fossi una persona in gamba,ma nn ero a conoscenza dei tuoi sacrifici e delle tue soddisfazioni,complimenti.Io,qualche sacrificio l’ho fatto,magari non ho sudato come te,forse perchè sono più giovane,forse perchè sono cambiati i tempi,ma trovo davvero ingiusto che noi,personale d’esercizio,che lavoriamo realmente dobbiamo essere così esageratamente penalizzati.Il nostro stile di vita è fortemente disagiato.Questo lo capirebbe anche un bambino,i professori no!!!ma…..!!!!
    ciao..

  25. FLAVIO MARENGO scrive:

    Ciao Raffaele
    Ho letto con attenzione il tuo articolo condivido pienamente e capisco che tu possa essere incazzato nero, lo sarei anche io. Mi vergogno un po’ di essere riuscito a scappare dal mondo del lavoro con 37 anni e mezzo di contribuzioni comprensivi di 3 e mezzo di scivolamento vedendo e sentendo cosa succede nel mondo del lavoro e di tutti i diritti acquisiti azzerati. E quella ministra ha il coraggio di piangere mentre ci propina la notizia che ci sta inculando. Ciao ciao Flavio

  26. chiara scrive:

    il tuo pezzo sul lavoro mi ha colpito molto, quasi commosso.
    Sarà che hai raccontato la tua storia e quando si racconta qualcosa che si ha vissuto sulla propria pelle, le sfumature, le percezioni degli stati d’animo vengono distribuite dalle parole in modo quasi perfetto: dando l’illussione a chi legge di aver vissuto quei momenti.

    Ma è soprattutto la descrizione di questa strada che porta esattamente la dove tu volevi che andasse, senza strattoni e senza spinte, semplicemente accompagnando il lettore è meravigliosa.

    Grazie per averlo scritto.

  27. paolo mannias scrive:

    scopro ogni volta nuove esperienze che ti fanno conoscere e emozionare e purtroppo anche di nuove ingiustizie che ti fanno incazzare. Caro raffaele hai scritto con semplicità e competenza cose profonde che ti fanno entrare immediatamente nel cuore di tanti che hanno vissuto analoghe esperienze e sacrifici e scrivendo di te scrivi di tutto un mondo che ha sofferto e gioito ore e stagioni della propria vita. Per questo penso che il tempo del lavoro, 37, 40 anni… abbia il diritto di essere vissuto con leggerezza e gustato nel presente vissuto, senza rinviare tutto al tempo della pensione.
    hai tenuto duro per tanti anni e sono sicuro che questa immensa ingiustizia non ti piegherà. Anche questo governo, se possibile peggio di quelli del berlusca, colpisce durissimo i più deboli con l’aggravante di dichiarazioni che dicono il contrario, il significato delle parole ribaltato, (equità è uguale a truffa, Salvaitalia è uguale a quella dei ricchi etc.), il Pd che sottoscrive tutto e si genuflette di fronte a una manovra macello-sociale, che dichiara di salvarti. Ha perso un’altra occasione storica di difendere chi lavora e paga la macchina intera.Siamo di fronte ad una grande restaurazione in tutti i sensi e a chi detiene il potere non interessa il futuro di milioni di persone: sono”effetti collaterali” di un nuovo medioevo. Ma non siamo tutti rincoglioniti e dobbiamo ragionare, non dobbiamo fare i qualunquisti , sono tutti uguali etc.. così mettiamo sullo stesso piano i delinquenti con gli innocenti. Io non mi sento in colpa per quello che ho fatto e detto nel corso della mia vita lavorativa e per la raggiunta pensione, che un paese civile deve garantire a tutti i lavoratori, prima che muoiano sul lavoro. Trovo anche un pelino scandaloso e schifoso che anche di fronte ad una stretta così dura sulle pensioni, quelle d’oro siano rimaste di fatto intatte (240.000). Si apre di nuovo il tempo di una grande sfida, ci tocca unire le forze di quella maggioranza tartassata, siamo il 90% ?, che spesso diserta l’impegno e anche l’uso del cervello e che non sa che ha da perdere solo le catene. ti abbraccio caro fratello.

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