Di meno, in più e per meno tempo

I profeti del capitale sono sempre all’erta e non perdono occasione per ricordarci i loro dogmi. L’ultimo in ordine di tempo, che riepiloga un po’ tutta la loro filosofia, è la ricetta di Bankitalia: gli italiani devono lavorare di più, devono essere di più a farlo e per un numero di anni maggiore dell’ attuale.

Che dire? Lavorare di più significa intensificare i ritmi e prolungare la giornata lavorativa; per più tempo significa che la pensione ce la potremo godere presumibilmente per pochi anni; l’unico obiettivo veramente condivisibile è che a lavorare dovremmo essere di più: più occupazione e di qualità.

Ma per che cosa dovremmo lavorare di più? Chi decide quale è il ritmo giusto e il livello di produzione che vogliamo raggiungere? In funzione di quale obiettivo dovremmo sacrificare tempo di vita dopo secoli di storia economica e anni di lotte per lavorare tutti ma di meno?
Evidentemente il dovere degli italiani è quello di far aumentare i profitti, di non far scendere il saggio del profitto e quello del plusvalore. Non si capisce altra ragione.

Ma se invece decidessimo tutti di produrre e consumare di meno? Se volessimo e decidessimo di destinare quote del nostro reddito al welfare e solo a quello? Se ci accontentassimo di una quantità di merci inferiore come contrappeso a tempi di lavoro meno intensi e lunghi? E se addirittura potessimo conservare il livello di benessere attuale semplicemente lavorando tutti? E’ un sacrilegio?
Sarebbe un sacrilegio incrementare le tasse proporzionalmente alla ricchezza posseduta?
Dovremmo poter decidere questo, noi italiani. O almeno discuterne.

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3 risposte a Di meno, in più e per meno tempo

  1. loretta dalola scrive:

    Sai che è una bella provocazione – scalare le marce e rallentare e forse migliorare la qualità della vita – se lavoro fino all’ultimo quando posso godere dei benefici dell’esser vivo se faccio sempre parte di un meccanismo freneticamente produttivo? Forse fare meno vuol dire fare meglio, con più passione e più senso e in modo più semplice. Significa avere più tempo per sé, la propria famiglia, gli amici, gli hobby, perché no anche per le vacanze, a patto ovviamente che non siano troppo costose.
    Mentre essere considerato solo per quello che si produce provoca stress, ansia, perdita di contatto con le cose che hanno più senso nella vita e alla fine, rischiano di far perdere il senso e il gusto di vivere. Si ci ho pensato e sono d’accordo, dove devo firmare?

  2. Raffaele scrive:

    Purtroppo questa classe politica certi messaggi non li recepisce. La gente è avvezza a decenni di consumismo sfrenato e si adeguerà a consumare meno solo in virtù di minori disponibilità economiche, cioè per necessità e non per scelta personale. Non so dove andremo a finire. Oggi ho letto la circolare INPS sulle pensioni emessa ieri e sono arrabbiato nero.
    Ciao

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