E’ suonata la campanella

Lunedì 20, suonerà la campanella dell’ inizio dell’anno scolastico, anche per gli studenti delle ultime 3 regioni italiane. Intanto 2 notizie accompagnano l’evento, la prima è quella del rapporto OCSE, che classifica l’Italia al penultimo posto tra i 35 Paesi più sviluppati al mondo in fatto di investimenti riservati alla scuola, difatti L’Italia, rileva l’Ocse, investe il 4,5% del suo Pil per l’Istruzione ed è seguita solo dalla Repubblica Slovacca che spende circa il 4%. Le altre 33 nazioni spendono tutte molto di più tanto che la media Ocse è del 5.7%. Il ministro Gelmini, giusto per rispettare l’obbligo all’ ottimismo imposto dall’alto, risponde alle proteste per i tagli : “Tutto nella norma. Non ricordo un anno scolastico che non sia stato accompagnato da una serie di polemiche”. Così mentre migliaia di insegnanti restano a casa senza lavoro ed in aule vecchie e fatiscenti vengono stipati come sardine anche 35 studenti, alle loro famiglie dissanguate dall’acquisto dei libri di testo, la scuola chiede ancora un piccolo contributo, un rotolo di carta igienica ed una risma di carta formato A4. Ma chi vive questa realtà conferma che anche questa è ormai una “norma consolidata”. Mentre le aule di informatica(la famosa terza “i”) sono ormai ricoperte dalle ragnatele, perchè da anni non ci sono più soldi per riparare, aggiornare o manutenzionare i personal computer, l’ Italia della guerra procede spedita senza patire restrizioni economiche alcune. L’Italia ripudia la guerra, questo almeno è scritto sulla Costituzione, ma i soldi che si spendono ogni anno per comprare armi o aerei o per finanziare le missioni all’estero, non conoscono risparmio alcuno. Spese bipartisan, bene inteso, perchè sia con la sinistra di Prodi, sia con Berlusconi, il copione è sempre lo stesso. Mentre da molte parti cresce l’ insofferenza verso questo modo di distribuire le risorse e spalmare i sacrifici, non ci si può esimere dal pensare che con i soldi spesi per uno solo degli ultimi 135 cacciabombardieri F35 acquistati, si potrebbe comprare la carta igienica nelle scuole, assumere i precari, aggiustare i computer e financo ristrutturare qualche aula. Ho volutamente semplificato un concetto per rendere chiara un’idea, al di là delle chiacchiere di facciata, quanto è importante l ‘industria della guerra per il nostro Paese? Qualcuno l’ha mai detto ? Siamo 8° al mondo per le spese militari, e le nostre industrie di armamenti sono al 7° posto come fatturato. L’esercito professionale conta oggi 190mila uomini, tra i quali il numero dei comandanti, 600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali, supera quello dei comandati.

Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Politica, Società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *