Emigrazione, scelta di vita o di necessità ?

Il più grande esodo migratorio della storia moderna è stato quello degli Italiani.
A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Nell’arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità d’Italia si avventurava verso l’ignoto.
Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l’esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell’intero contingente migratorio: il Veneto (17,9), il Friuli Venezia Giulia (16,1 per cento) e il Piemonte (12,5 per cento).
Nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia.

Questi dati dovrebbero farci riflettere su quanto viene detto ogni giorno a proposito di coloro che arrivano nel nostro paese.

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l´acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina.
Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l´elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare.
Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell´Italia.
Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Il testo è tratto da una relazione dell´Ispettorato per l´Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

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4 risposte a Emigrazione, scelta di vita o di necessità ?

  1. Karim Gorjux scrive:

    Purtroppo è una bufala. Leggi questo servizio

  2. Raffaele scrive:

    Ma sai che ho fatto altre ricerche e non è assolutamente detto che sia falsa, lo stesso attivissimo conclude che non è certo, ma leggendo altrove, il sentimento prevalente verso gli immigrati italiani era quello, cioè esattamente il sentimento che molti italiani hanno oggi verso gli extracomunitari.

  3. Cesare Gallo scrive:

    Vorrei ricordare a Karim il significato di “bufala”: svista,errore grossolano,affermazione falsa,fregatura;così cita il DE MAURO.Niente a che vedere quindi con il testo in argomento ripreso da più parti e da parecchio tempo(ante internet).Vero che qua e là cambia qualche termine ma la sostanza resta quella: PURTROPPO non è una bufala

  4. marco scrive:

    vuoi sapere se un tuo parente è passato lì ?
    http://www.ellisisland.org/

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