Ex, dopo di me nessuno mai

E’ un allarmante e pericoloso fenomeno sociale quello che è esploso in questi ultimi anni in Italia. Ogni anno vengono uccise da ex fidanzati, ex mariti, ex amanti, circa 150 donne, un numero impressionante, circa una ogni 2 giorni. A premere il grilletto della pistola, ad impugnare il coltello oppure a stringere le mani intorno al collo della donna, è sempre un uomo che prima di allora diceva di amarla. Incapacità ad accettare la fine di una storia e con essa la sofferenza che porta, bieca gelosia, oppure un malsano sentimento d’orgoglio, armano le mani e le menti di questi uomini, a volte giovani, a volte anziani, di ogni ceto sociale, cultura o professione. A farne le spese sono sempre loro, le donne, la parte fisicamente più debole della coppia, vittime del delirio di possesso dell’ uomo che hanno amato. Sono semplici reati oppure è il segno evidente di una malattia, un fenomeno sociologico culturale che andrebbe analizzato a fondo, studiato al fine di prevenirme al meglio questi drammatici effetti che riempiono ogni giorno le pagine dei giornali ed i titoli di apertura dei TG? Notizie che, nonostante il dramma e la violenza che incorporano, vengono in fondo sentite come un epilogo eccessivo ma che non ci sconvolge più di tanto, perchè queste cose accadono e sono sempre accadute? Come se nel DNA dei valori che la nostra società esprime, il delitto d’amore, del sentimento, della gelosia, sia inconsciamente accettato anche se non permesso. Per questo forse prima di intervenire si permettono situazioni estreme di violenza fisica e psicologica, di cui le donne sono sempre le vittime, situazioni spesso taciute dalle vittime stesse oppure altre sottovalutate dalle forze dell’ordine, salvo poi sfociare nel dramma estremo e qui mi sovviene ad es. il caso Luca Delfino. Ma cosa si può fare? Il problema è decidere, all’interno di un comune sentire, di un comune processo di costruzione di valori, se e quanto le passioni che animano le persone sono o possano essere preponderanti rispetto ad altri elementi, quali la volontà,  la possibilità di scegliere e decidere. Passioni come la gelosia, l’odio, la rabbia che quando prendono il sopravvento sul raziocinio, sull’amore e sul rispetto dell’altro, determinano la caduta in quel burrone che rappresenta l’incognito, l’incapacità di gestire una situazione di abbandono e di sofferenza, che porta in ultimo all’ omicidio e talvolta al successivo suicidio. Dopo di me non avrai nessuno più, queste le minacce fatali che sono troppo spesso un preludio del dramma. Cosa si può dire e pensare poi quando ad essere coinvolti sono giovani ragazzi? A 20 anni si può pensare di aver esaurito ogni istanza di vita solo perchè si è stati lasciati dal primo fidanzato o dal primo amore? E’ giusto soffrire, ma bisogna che qualcuno insegni presto ai ragazzi come si vive un amore, cosa vuol dire rispetto, il concetto che tutto può finire, anche l’amore, che il possesso non è applicabile agli esseri umani, che la violenza fisica e psicologica è un crimine, che non può esserci amore senza che il sentimento predominante in noi sia desiderare  il bene della persona amata, prima del nostro. Attraverso un lungo percorso, fatto di interiorità, riflessione, osservazione e rispetto, si può giungere un giorno a poter veramente amare una persona e se la ami, non potrai mai farle del male.

A tutte le donne vittime del sentimento malato del loro uomo :

Un giorno siamo partiti,
volevamo andare lontano
in un mare di spiaggia
e non abbiamo capito
che morire dentro la sabbia
non lascia radici.
Sulla tomba fioriscono i gigli
ma sulla tomba del nostro amore
non fiorirà neanche il frumento
noi non diventeremo mai pane
non abbiamo comunicato con tutti
e nessuno sa il nostro segreto
che siamo stati baciati dal fato
per poi lasciarci.

Alda Merini


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2 risposte a Ex, dopo di me nessuno mai

  1. loretta scrive:

    Innanzitutto la vendetta , è una risposta emotiva che salda il conto ma non emancipa la coscienza perché quando è immediata non ha altro significato se non quello di scaricare una tensione, mentre quando è procrastinata, quando attende l’occasione buona, restringe la coscienza in fantasie di astiosità e crudeltà, impedendole di fare qualsiasi altra esperienza. La vendetta rattrappisce l’anima.
    L’amore non è possesso, perchè il possesso non tende al bene dell’altro, ne alla lealtà verso l’altro, ma solo al mantenimento della relazione che, lungi dal garantire la felicità, la sacrifica in cambio della presunta sicurezza.
    NON chiamiamo “amore” quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi si è davvero, per il terrore di incontrare se stessi, con il rischio di non essere mai davvero nati!

  2. Laura scrive:

    Oggi purtroppo un’altra vittima.

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