Facebook, approcci diversi

Stavo prendendo il caffè ieri mattina, quando sento a SkyTG24 che Vasco Rossi ha usato Facebook per comunicare ai fans il suo stato di salute. Immediato il commento di Patrizia: “se fosse per me, Facebook lo chiuderei”.
Non mi coglie di sorpresa, al contrario di me, lei e’ la riservatezza assoluta.

A dire il vero, commenti simili ne sento parecchi ogni giorno. Utenti faccialibro che pensano e dicono di smettere di usarlo quando vogliono e poi, senza motivi particolari, li ritrovi sempre lì, perchè gli approcci a Facebook, sono personali e diversi ed ogni persona, ognuno di noi, vi può trovare ottimi motivi per esserci o per andarsene.

Chi dice che Faccialibro banalizza e rende freddi i rapporti fra le persone, chi enfatizza i rapporti umani del tempo che fu, quando le amicizie si coltivavano davanti ad un bicchiere di vino, guardandosi negli occhi, altri sottolineano la finzione delle cosiddette amicizie e la dubbia veridicità delle cose che si scrivono.

Poi ogni tanto senti qualcuno dire o scrivere che non sa cosa farsene di 500 amici della maggioranza dei quali  neppure conosce, con i quali interagisce si e no una volta l’anno per dirgli ” Buon Compleanno”.

E la privacy poi?

Dove andranno a finire tutte le informazioni che mi riguardano? Le mie foto, quello che scrivo, quello che penso, tutto rimarrà indelebilmente custodito per sempre. Chiunque può sapere di me, quello che ho fatto, magari quelle cose che ho scritto un giorno che ero arrabbiato con il mondo intero.

Facebook rientra nella sfera della cominicazione tra le persone, ma la comunicazione purtroppo può anche essere di tipo unilaterale, come con la televisione.

L’ atteggiamento sbagliato, a mio parere, sta proprio nell’ evitare i contatti, nel tenere un basso profilo per non esporsi, nel restare in silenzio. Ecco allora che leggi sulle bacheche di chi ha questo approccio, migliaia di piccoli messaggi scritti da altri, frasette ad effetto copiaincollate da questo o quel gruppo che servono ad inviare messaggi su di sè, senza però mai esporsi in prima persona.

Status fatti di testi di canzoni famose, stralci di poesie più o meno note, etc. Questa è secondo me la vera omologazione, il vero vizio di utilizzo che andrebbe evitato.

Ben vengano allora le frasi “oggi sono stanco, arrabbiato oppure sono felice perchè….”, vuol dire che c’è una persona, un essere umano, non un robot copiaincollatore.

Facebook è un mezzo, un veicolo, sta a noi decidere dove andare e come utilizzarlo. Le interazioni personali possono migliorare, se usato con buon senso, ed è possibile scoprire un mondo di persone con le quali avere mille affinità, persone che difficilmente  avremmo avuto occasione di conoscere in altre circostanze, nella vita di tutti i giorni.

Poi è chiaro che il fattore curiosità rappresenti un ingranaggio che muove l’intero social network ed alcune notizie magari non rientrano tra quelle degne di importanza, ma fanno parte ugualmente del gioco e va bene così. Se un mio amico ha cambiato la moto e pubblica le foto, mi fa piacere, alla prima occasione magari me la farà vedere dal vivo, così ci facciamo pure una chiacchierata prendendo un caffè.

In qualsiasi momento si può decidere di spezzare la catena del mutismo e provare a diventare “emittente” nei confronti di una o più persone presenti nei nostri contatti, e lo si può fare in mille modi, sta a noi scegliere quello meno invasivo e più adatto. Finchè non si effettua questo passo, Faccialibro resterà un trastullo per adolescenti e per Farmville dipendenti.

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Una risposta a Facebook, approcci diversi

  1. hai perfettamente ragione, anch’io sono su fb e ho un numero nutrito di amici sconosciuti ma lo frequento poco proprio per evitare tutte quelle banalità di cui tu parli però fb è fonte di informazioni che posso anche essere utili se non lo si considera un gioco o uno sfogatoio pubblico… ciao

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