Fottersene. Sarebbe bello (Rita Pani).

Oggi ho letto questo scritto di Rita Pani. In questo periodo ho difficoltà a mettere nero su bianco i miei pensieri, sono troppo arrabbiato, troppo deluso, troppo di tutto. La ragione? Vedo questo Paese che va a fondo e mi sembra che nessuno se ne accorga. Molti sono ancora lì a smaltire l’euforia del dopo Berlusconi e non si accorgono che il dopo è semmai ancora peggio del prima. Che i peggiori responsabili del dissesto e del disastro sono ancora tutti lì, che decidono le nostre sorti, che difendono il peggio del peggio a scapito dei soliti poveri cristi. Questo scritto di Rita Pani esprime parte di ciò che ho dentro.

“Ogni giorno guardo alla mia vita, quella passata, e non riuscendo ad immaginare un futuro che vada oltre l’oggi appena iniziato, mi dico che passerei meglio la giornata, se me ne fregassi. Se smettessi di provare l’offesa, di sentire l’oltraggio ma ogni giorno la coscienza è più forte di me. Perché essere antifascisti ha -e deve avere – un senso. Se smettessi di esserlo fingendo di ignorare le cose, sarei complice. E mai sia.
Ma sia che io possa tollerare la dispotica arroganza fascista di questo governo, costola e mano armata del precedente. Mai sia che io taccia dinnanzi alle porcate di questo regime dittatoriale, mai sia che il silenzio mi renda colpevole. Mai sia che la mia ignavia possa far credere a quella feccia di avermi addomesticato.
C’è sui giornali la spiegazione di Fini, per “lo slittamento” dei tagli agli stipendi dei parlamentari, che letta bene e con calma, mi hanno fatto ribollire il sangue. Non è che non vogliano “sacrificare” 5.000 della carriola di euro che rubano tutti i mesi, è che è sbagliata la forma. Cioè, dice Fini, non può essere fatto così come scritto, ma bisogna pensare bene attraverso la commissione istituita all’uopo, poi vedere, emendare, pensare e votare. La cosa buffa, quella che mi ha fatto pensare a un’ esecuzione di massa su pubblica piazza, utilizzando antichi riti come la ghigliottina, è il fatto che in realtà, nel decreto Monti non era proprio previsto il taglio, ma solo lo spauracchio.

“Se tu non trovi il modo, entro il 31 dicembre, di equiparare il tuo stipendio a quello degli altri parlamentari europei, allora ci penserò io …” questo, c’era scritto. E il resto lo sapete, è la storia della rivoluzione al contrario, con una mandria di ladri impazzita che lamentava la morte sociale – il suicidio – il sacrificio estremo al quale gli avrebbe portati “il sacrificio”.

L’oltraggio più spinto di una classe dirigenziale fascista e ottusa, incapace persino della furbizia del silenzio. Come non sapessero che c’è gente che si suicida davvero, come se non sapessero che con decreto urgente hanno condannato a morte almeno due generazioni di persone, per non parlare dei vecchi più deboli economicamente, dei disabili che non hanno protezione familiare, dei lavoratori ai quali hanno tolto i diritti minimi, o di tutte quelle persone alle quali hanno tolto il diritto d’accesso ai servizi sanitari, sempre meno e sempre meno efficienti. E tutto con decreto urgente, insindacabile.

Ma c’è altro che mi rende perplessa e che mi fa guardare al mio oggi, sperando di avere il coraggio di lasciarlo passare, sperando che mi lasci indenne per un altro giorno almeno. C’è l’ottusità di un popolo che s’indigna ma non si organizza. C’è lo spreco delle donne che scendono in piazza con l’orgoglio di essere donne. C’è la frammentazione dei movimenti che avrebbero senso in un paese normale, dove avendo il minimo sindacale si potrebbe anche osare di chiedere di più.

È ovvio che la ghigliottina sia un sogno, una battuta umoristica, quasi la scrittura di una gag. Ma attendere che siano tutti dentro il Palazzo, per non votare il decreto che ridurrebbe a solo una decina di migliaia di euro il loro stipendio, ed ammassarsi tutti fuori, tenendoli prigionieri dentro e promettere di farli uscire solo dopo che avranno firmato una legge dettata da noi, si potrebbe fare. “Dimissioni con impegno di sparire dall’Italia per sempre.” Oh certo, la polizia ci sparerebbe addosso, bisognerebbe essere pronti al sacrificio umano e questo forse ci tiene alla larga. Quando un giorno si comprenderà che ci stanno uccidendo lentamente, forse sarà quello il giorno buono. Ma forse.”
Rita Pani (APOLIDE)

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