Hereafter, l’aldilà secondo Clint

In una delle mie rare uscite al cinema, ieri sera ho visto Hereafter, film di Clint Eastwood, con Matt Damon. Premetto che le molte critiche negativi sul film mi avevano leggermente scosso, ma il tema trattato, il regista e l’attore protagonista erano per me un richiamo irresistibile. A me è piaciuto molto.

Hereafter, ha tutte le caratteristiche per essere schifato dalla critica perbene: parla dell’aldilà – tema oggi tabù, anche nella predicazione clericale – e per giunta lo fa mettendo al centro un sensitivo e le esperienze di pre-morte raccontate da molti uomini e donne finiti in coma. Tutta roba che un certo ambiente considera paccottiglia da baraccone. Non so se, oltre a tanti imbroglioni, esistano davvero medium attendibili; non so neppure se le «visioni» descritte da chi è stato sulla soglia della morte siano un indizio oppure allucinazioni. Naturalmente non so neppure se ci sia una sopravvivenza dopo la morte, e su questo sono in compagnia di quasi sette miliardi di nostri contemporanei. Ma sono certo che non ce n’è uno, di questi quasi sette miliardi, che non si sia mai posto la domanda: compresi quelli che dicono di aver cose ben più serie cui pensare. Quali cose «più serie»? Il grande Eastwood mette alla berlina simili atteggiamenti quando fa dire, all’editore francese che respinge la proposta di un libro sul tema, che «un testo del genere semmai può interessare il mercato americano». Come dire quei beoti di americani. Forse che i francesi non muoiono? Dalla giornalista che gli proponeva il libro sul grande enigma, l’editore si attendeva invece un libro su Mitterrand: quello sì che è un argomento serio. E lo è certamente, per carità: come lo è tutta la politica, l’economia eccetera. Argomenti importanti. Ma che non avranno nulla da dirci nel momento in cui ci troveremo a faccia a faccia con il nostro destino.

Ecco perché Hereafter, sbucato in mezzo a tanti cinepanettoni, ha il merito (e il coraggio) di metterci davanti alla Questione per eccellenza. Ma non è l’unico merito. Hereafter non è un film cialtrone, non vende consolazioni spacciate per prove. Il tema è trattato con delicatezza e realismo: tutti ci interroghiamo su un possibile «dopo», ma nessuno ha risposte. Non le ha il credente, ma non può averle neppure l’ateo più incallito che si appella a una scienza (il vero dio del nostro tempo) la quale in realtà di ogni cosa può spiegare il «come», ma non il «perché». Margherita Hack, che è presidente dell’Unione degli atei, ha ammesso che il suo ateismo non discende dalle scoperte scientifiche: anzi, l’essere astrofisica l’ha posta di fronte a un mistero, quello dell’universo e della vita, che le farebbe pensare a un Creatore; ma respinge l’ipotesi perché le sembra «troppo infantile». Alla fine, per tutti, la risposta è dunque una scelta soggettiva, non oggettiva.

Noi cerchiamo ma non troviamo, e forse è meglio così. Essere sensitivi, dice Matt Damon nel film, «non è un dono ma una condanna»: la stessa convinzione del torinese Gustavo Adolfo Rol, uomo che ha affascinato tutti i grandi della Terra. Ma Eastwood, e questo è un altro dei suoi meriti, ci mostra pure che l’aspettativa di un «dopo» non toglie nulla al «durante»: anzi, gli dà un senso. Se tutto finisce sotto un metro di terra, perché sbattersi tanto? Dentro ognuno di noi c’è come un grido che chiede l’eternità. E una delle tante cose belle, struggenti che Hereafter ci comunica è che un indizio di eternità comincia nei rapporti umani, nell’amore verso i nostri simili. Il cuore, diceva Pascal, ha delle ragioni che la ragione non conosce.”

Fonte :Michele Brambilla

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18 risposte a Hereafter, l’aldilà secondo Clint

  1. Con lo spauracchio dell’aldilà la chiesa ha terrorizzato tutta l’umanità cattolica e sono convinta che credere in qualcosa oltre la morte debba condizionare per forza le azioni in vita.
    Ci sono persone che hanno bisogno di avere una speranza nel dopo per dare un senso alle sofferenze e frustrazioni dell’oggi ma io non ci riesco.
    Capisco che questo sia un discorso molto complesso e di difficile gestione perchè nessuno sa niente del dopo perciò, secondo me, si parla di nulla.
    E’ come credere in Dio perchè ci hanno detto che dobbiamo credere senza avere prove e allora il concetto della vita oltre la morte è un concetto cattolico che io respingo.
    Allora meglio credere che torniamo in terra trasformati in animali o vegetali, come dicono i buddisti, almeno siamo utili a qualcosa.
    Durante queste ferie natlizie sono stata “costretta” ad andare a vere i cinepanettoni, tutti e 3 purtroppo, ma devo dirti che il film di Checco Zalone mi ha divertito molto alla faccia di tutte le mie previsioni in merito.
    Io amo il cinema ma sicuramente il film di cui tu parli non andrò a vederlo ma rispetto la tua opinione. Ciao

  2. Raffaele scrive:

    Se tu ne avessi voglia, ti inviterei a scoprire ” Gustavo Rol”, una persona veramente speciale che è morta circa 15 anni fa. Io scoprendolo ho rivisto molte delle mie idee che avevo dell’ aldilà. Ciao e grazie del tuo contributo

  3. una domanda tecnica.
    Come mai non mi arriva nessun avviso nella mia casella di posta nonostante il tuo blog richieda obbligatoriamente l’indirizzo mail?
    Grazie!

  4. Raffaele scrive:

    @ Marisa
    Bella domanda, grazie della segnalazione, stasera provo a capire, può essere qualche voce nel modulo commenti di wordpress. Mah..
    Ciao

  5. Raffaele scrive:

    @ Marisa
    Manca un plugin lo installo stasera. Grazie ancora ciao

  6. speradisole scrive:

    Ciao Raffaele, conosco il libro di Gustavo Rol, l’ho letto ed anche molti altri sull’argomento.
    Rol diceva che ognuno di noi possiede uno “spirito intelligente”, che non ha nulla a che fare con l’anima, ma è quel “quid””che compendia tutto quello che noi siamo e sa tutto del presente, passato e futuro e che rimane sulla terra anche dopo la morte.
    Argomenti difficili Raffaele su cui non so rispondere con drastica sicurezza.
    Non ho risposte. Non ci sono prove di una vita nell’aldilà, ma neppure certezze che non si sia proprio più nulla dopo la morte.
    Se debbo scegliere, preferisco sperare.
    Ciao Raffaele, un abbraccio.

  7. Raffaele scrive:

    Verissimo, anche io spero, poi vorrei tanto vedere la famosa ” Giustizia divina”, quella a cui tutti nelle parole tendono, ma che a differenza della “giustizia Terrena” non dovrebbe premiare i furbi ed i farabutti.
    Un abbraccio anche a te, Ciao

  8. Pippo3131 scrive:

    Ho visto il film, ed il mio giudizio è fortemente negativo. Da un punto di vista commerciale è un ottimo prodotto proprio perchè abbonda in sciocchezze.
    La sceneggiatura è banale, piatta ed assolutamente insignificante.
    Il film è culturalmente pessimo proprio perchè approfitta della faciloneria e della ignoranza della maggioranza delle persone.
    In sostanza si cerca malamente di fare una distinzione tra sensitivi buoni e sensitivi cattivi e si avanza l’ipotesi di un fantomatico complotto internazionale volto al nascondimento di presunte prove scientifiche no si sa bene di cosa.
    Si vuole far credere che il mondo dell’irrazionalità e delle fantasie bislacche sia ghettizzato, mentre invece è esattamente il contrario e questo film sta a dimostrarlo.
    Voler legittimare i “sensitivi buoni” dandogli una presunta copertura “scientifica” facendo leva sulla totale ignoranza del pubblico, è una operazione scaltra e ignobile e finisce con il far credere che non tutti i sensitivi siano dei lestofanti, dando una grossa mano proprio a questi ultimi.
    La scena peggiore è quella del bambino che perde il cappello per intervento dallo spirito del fratello gemello. E’ veramente ignobile credere che qualcuno possa essere salvato da un evento come un attentato, attraverso l’intervento di un proprio caro defunto. Quei poveretti morti non avevano nessuno che potesse intervenire? A questa domanda gli idioti rispondono che esisterebbe un disegno che noi non possiamo conoscere. Però, per loro, la cosa importante è che questo fantomatico disegno preveda il salvamento della loro ritenuta fondamentale pellaccia. Per gli altri esisterà un piano b.
    Si trattta di un ottimo prodotto commerciale, il marketing è ineccepibile.
    Per esempio la scelta della nazionalità della giornalista non è di certo casuale. Nell’immaginario delle persone abituate a “ragionare” per luoghi comuni, il francese rappresenta la persona snob e scettica per eccellenza. La scelta è funzionale per rendere più “sensazionale” il fatto che sia proprio una rappresentante della Francia “neoilluminista” a ricredersi sull’esistenza di oltremondi. A questo si aggiunga anche un pizzico di patriottismo americano in chiave garbatamente antifrancese. Anche la presunta scienziata dall’accento tedesco serve per dare credibilità alla bufala sulle prove scientifiche dell’aldilà(teutonica affidabilità).
    Il ruolo del sensitivo aveva bisogno, per essere accattivante, di un attore bello. Vi immaginate la scena nella scuola di cucina con la strafica, recitata da un attore non piacente? Eastwood è bravissimo nel colpire l’immaginario dell’uomo medio superficiale. Il sensitivo in questo film doveva essere rassicurante, bello e dal cuore puro proprio per piacere a quella parte di pubblico che è abituato a non avere contatti con la realtà.
    Oggi purtroppo a non avere spazio è la divulgazione scientifica, e non certamente le boiate strampalate che invece hanno un grande spazio nei media. Chiunque si azzardi a contestare, peraltro con argomenti ben fondati, le sciocchezze degli oroscopi, dell’occultismo come anche delle religioni, viene immediatamente isolato e trattato come una persona insensibile che non capisce nulla.
    Questo film è un tipico esempio di approssimazione e di ignoranza costruito su misura sulle persone che non vogliono approfondire nulla. Il film è ancora più subdolo proprio perchè si ammanta di un finto scetticismo superficiale.
    Io non ho la minima idea su cosa possa seguire dopo l’evento che noi chiamiamo morte, però non capisco bene come si farebbe ad utilizzare il metodo scientifico moderno per indagare questo argomento.
    Qualcuno afferma di avere fatto un “salto” nell’aldilà, potrebbe essere anche vero, però come facciamo a verificarlo?
    Quanti sanno, anche approssimativamente, cosa sia il metodo scientifico?
    Questo film naviga nell’ignoranza generalizzata.

  9. Guido Giraudo scrive:

    A me il film è piaciuto molto, anche se ammetto che l’argomento si presta a molte approssimazioni e scelte di camo.

  10. Raffaele scrive:

    @Pippo3131 e Guido
    Grazie per il vostro contributo alla discussione. Chiaramente ogni opinione è più che legittima, ringraziando però si parla solo di un film, anche se il tema è molto appassionante.

  11. Pippo3131 scrive:

    Sicuramente è solo un film, però siccome ho letto alcune recensioni che mi sono parse ancora più banali del film, ho usato toni piutosto duri. 🙂 Mi pare che il mio commento riguardi soprattutto il film ed il modo che ha di affrontare l’argomento “aldilà”. C’è qualcosa di inappropriato? Sotto con le critiche.

  12. Raffaele scrive:

    No , figurati, niente di inappropriato, pero’ vorrei sottoporti questo dato: in sala lunedì c’erano circa 50 spettatori, siccome volevo scrivere questo post, sono stato attento alle reazioni all’ uscita. Non ho sentito una persona che dicesse che il film nn gli era piaciuto, alcuni avevano pure gli occhi lucidi, quindi desumo che, aldila’ delle molte critiche negative espresse dagli esperti, al “popolo” il film sia piaciuto. Ciao

  13. pippo3131 scrive:

    Non ci sono dubbi sul fatto che il film sia piaciuto ai più. I miei messaggi hanno proprio tentato di spiegare il motivo per cui un film così piaccia. Del resto si potranno osservare molte persone piangere dall’emozione anche ad un concerto di Eros Ramazzotti. 🙂 Però da questo che indicazioni possiamo trarne? Ciao

  14. Raffaele scrive:

    “La gente continua a chiedersi: – C’è la vita dopo la morte?
    Io dico: – Innanzitutto, chiedi se c’è una vita prima della morte.
    Prima di tutto vivi, vivi totalmente.”
    (Osho)

  15. silvia scrive:

    Personalmente ho trovato il film bello ed interessante. Eastwood a mio parere si conferma un grande regista, riuscendo a trattare il tema in maniera “delicata”, priva di sensazionalismi.
    A proposito invece delle opinioni su un ipotetico aldilà sono convinta del fatto che nessuno, credente o scettico, abbia la verità in tasca. Ragion per cui trovo che certe pretese “scientiste” (non scientifiche, cosa ben diversa) siano assolutamente fuori luogo: ignoranza? bè io ne trovo in abbondanza anche in certe affermazioni del tipo “la presunta scienziata dall’accento tedesco serve per dare credibilità alla bufala sulle prove scientifiche dell’aldilà”… Molti scienziati (medici, fisici, biologi) avvicinatisi all’argomento in questione come scettici hanno poi finito per cambiare idea davanti alla mole di testimonianze raccolte ed a casi inspiegabili con la tesi semplicistica dell’allucinazione autoconsolatoria. Quali sono questi casi? Bè, chiunque accusi gli altri di “approssimazione e di ignoranza” o di essere “persone che non vogliono approfondire nulla”, per primo faccia uno sforzo di umiltà e si legga almeno uno degli innumerevoli libri reperibili sul mercato che trattano l’argomento in maniera seria ed attendibile, scritti da medici e ricercatori, non da folkloristici ciarlatani. Io l’ho fatto, con lo stesso interesse col quale mi dedico a letture di biologia, di fisica, con la mente aperta ( che è indispensabile per qualsiasi tipo di conoscenza: la fisica dei quanti per la nostra forma mentis risulta molto più “incredibile” di qualsiasi fenomeno occulto!) senza dare niente per scontato.
    Se poi vogliamo riferirci al metodo sperimentale come al “faro della verità” è utile ricordare che esso non può garantirci la verifica definitiva di una legge fisica, ma limitarsi solamente a fornirci la prova della falsità di un’ipotesi…senza contare che la stessa scienza non sempre porta evidenze sperimentali di ciò che afferma. Il metodo galileiano, infatti, prevede la raccolta delle informazioni; l’osservazione del fenomeno; la scelta (arbitraria) delle grandezze fisiche, la formulazione di ipotesi che spieghino il fenomeno; l’elaborazione di una teoria che spieghi il fenomeno, sulla base delle ipotesi, in maniera più ampia; la realizzazione di esperimenti che validino o confutino la teoria. La teoria del Big Bang, ad esempio, universalmente accettata dal mondo scientifico è sorretta solo -almeno per ora- da indizi (radiazione di fondo, espansione dell’universo) e non è sottoponibile al suddetto metodo. A meno che non si riesca a reperire un osservatore presente al momento del “big bang”! Dovremo poi poter riprodurre tale evento in laboratorio…so che al Cern di Ginevra ci stanno provando, ma a quanto ne so, per ora, invano (il Bosone di Higgs è ancora latitante…).
    E’ infine importante ricordare che è sufficiente un solo esperimento che sia discordante con la teoria per invalidarla. Come ci ricorda Einstein « Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato. » Vorrei consigliare quindi, in virtù di quanto suddetto, un pò di umiltà soprattutto quando si trattano certi argomenti: considerare chiunque non escluda la possibilità di un’aldilà un emerito ignorante non è certo sintomo di una mentalità scientifica. Bensì di una presunzione e di un integralismo che mal si coniugano con la parola “scienza”.

  16. Raffaele scrive:

    @ Silvia
    Grazie per il tuo contributo, mi trovi perfettamente d’accordo con quello che esprimi. Ieri l’altro l’ho riguardato a casa e mi è piaciuto come quando l’ho visto al cinema.
    Ciao

  17. Silvia scrive:

    Sì, è uno di quei film che anch’io riguarderò volentieri alla prima occasione. Ma questa è solo una modesta opinione da amante del cinema. Non trovo niente da dire a chi, al contrario, non ha gradito la pellicola.
    E’invece irritante notare che ove qualcuno si avvicini a certi temi non possa mancare il saccentone di turno con l’abitudine di dividere il mondo tra coloro “che hanno capito tutto” e i poveri ingenui….come se sostenere la bandiera dello scetticismo ad oltranza fosse garanzia di verità assoluta. Ma quando mai? Posto che l’assenza di pregiudizi è il presupposto essenziale per il progresso della conoscenza, è noto che emeriti scienziati si annoverano tra credenti e possibilisti, trovo quindi il suddetto atteggiamento esercizio di presunzione.
    E le accuse di ignoranza e disinformazione? Da che pulpito! Prima di scagliare la pietra, è consigliabile farsi una cultura sull’argomento: l’dea che il tema “aldilà” sia esclusivo oggetto di interesse di ciarlatani e creduloni dimostra invece una completa ignoranza sul tema.
    Ciao, alla prossima

  18. Raffaele scrive:

    @ Silvia
    Ciao anche a te e grazie per il tuo bel commento.

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