Il colore della morte

Da inizio anno : 875 morti
810784 infortuni
20360 invalidi

Un essere umano esce di casa al mattino per andare al lavoro, per sostentare se stesso e la sua famiglia. La sera dovrebbe farvi ritorno sano e salvo. Questo dovrebbe essere la norma, ma purtroppo non è così. Una volta si lavorava per vivere, ora si cerca di salvare la propria pelle. Da un pò di anni si verificano circa 1 milione di incidenti sul lavoro, nei quali perdono la vita circa 1300 lavoratori, 3 al giorno, senza distinzione tra uomini e donne, giovani e meno giovani, italiani o stranieri. Ogni tanto quando si impennano le statistiche sentiamo qualche finta lacrima scendere giù dai palchi delle Autorità, appelli a combattere il dilagare delle ” Morti bianche” che nessun risultato concreto portano e dopo un giorno giacciono nel dimenticatoio della pubblica coscienza. Il movente di tutto questo? Il guadagno. La morte di un lavoratore è un rischio d’impresa, mettere in sicurezza un impianto, la formazione dei lavoratori, i Dispositivi di protezione individuali, tutto questo costa più dell’eventuale risarcimento per la morte di una persona, le aziende lo sanno e lo mettono in conto. Se la morte di un lavoratore costasse alle aziende più degli investimenti in sicurezza, non morirebbe quasi più nessuno. E’ il prezzo della vita, che vale meno della produzione. Consiglio a tutti di leggere il bellissimo libro di Samanta Di Persio “Morti bianche”.

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2 risposte a Il colore della morte

  1. Quarchedundepegi scrive:

    Quello che ho letto e quello che ho sentito mi hanno ricordato che la quantità delle sofferenze “gratuite” è quasi infinita e, praticamente sempre, a causa dell’elemento umano che non rispetta il prossimo.
    Ora ti ho trovato per caso e sono contento. Hai scritto bene e giusto.
    In ogni caso sono convinto che TUTTI, poco poco, possiamo fare qualcosa.

  2. Raffaele scrive:

    Grazie dottore del contributo.

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