Il commercio delle malattie

Arrestati 6 medici ed altri inquisiti. Prescrivevano medicine inutili ai pazienti per intascare il compenso delle case farmaceutiche. Soldi che poi finivano in società di copertura, illeciti che hanno fruttato circa due milioni di euro. Ma dov’è la notizia ? Ogni italiano sa che, se da noi paghiamo i farmaci più che in qualsiasi altro paese europeo, questo è un effetto della corruzione. In Francia, a pochi Km di distanza da casa mia, farmaci della stessa casa farmaceutica costano la metà, questo innesca un pendolarismo frontaliero che nelle farmacie francesi fa sorridere maliziosamente i dottori. Ma perchè da noi c’è questo andirivieni di “informatori” nelle sale d’attesa dei medici di base? C’è proprio una incessante ed inderogabile necessità di essere “informati” da parte dei medici sui prodotti di queste aziende farmaceutiche? Credo proprio di no, se uno vuole informarsi, ne ha tutte le possibilità, non ha bisogno del commesso viaggiatore studio a studio che ti porta le notizie. Ne è una prova la mia dottoressa, da circa 5 anni, non riceve più i rappresentanti delle aziende farmaceutiche, con grande gioia dei suoi pazienti che non sono più costretti a vedersi passare davanti questi venditori con la 24 ore. E’ meno informata rispetto a prima? Direi proprio di no, e su questo nessuno ha il benchè minimo dubbio,  basta esprimere concretamente la volontà di non essere in “vendita”. Con questo non voglio dire che tutti i medici si fan comprare, ci mancherebbe altro, però il meccanismo suscità perplessità. Alcuni anni fa, scoppiarono diversi casi, si parlò allora di circa 4000 medici di base coinvolti, “Noi siamo sempre qua, con il nostro misto mare di antibiotici, con i prodotti nuovi, e… soprattutto con i soldi!”. Si presentavano così, gli “Informatori scientifici del farmaco” della Glaxosmithkline spa, l’azienda farmaceutica leader in Europa, davanti ai medici di base, a quelli ospedalieri e agli specialisti. Più farmaci Glaxo ordinavano, dal Pritor alla Lacipidina allo Zovirax, più guadagnavano. Mazzette da 5 milioni di vecchie lire per il camice bianco di medio prestigio fino a 50 milioni per il primario, il “barone” della clinica “che se lo corrompo faccio bingo”, pagate in contanti sotto forma di collaborazioni e consulenze a una società di servizi collegata alla Glaxo per fittizi programmi di ricerca, convegni fasulli, inutili borse di studio, banali questionari. (Roberto  Bianchin – La Repubblica 13 febbraio 2003). Chi non ricorda poi lo scandalo delle valvole cardiache difettose ma impiantate in pazienti cardiopatici solo perchè costavano meno e generavano profitti extra ? E lo scandalo della clinica degli orrori, la Santa Rita di Milano ? interventi chirurgici inutili effettuati con lo scopo di ottenere rimborsi dal sistema sanitario nazionale. Quando poi si inventano malattie e si costringono milioni di persone a farsi iniettare un vaccino che non serve a nulla se non a far gonfiare i bilanci della solita casa farmaceutica, si è oltrepassato ogni limite di decenza. Poi ci sono gli inventori di malattie, come si fa? vendendo farmaci a gente sana. Inventare malattie piuttosto che farmaci, è un business in voga che rende l’industria farmaceutica la più florida del pianeta. Una strategia per rafforzare posizioni di monopolio ed assicurarsi solide fette di mercato, spesso a danno della salute pubblica dei cittadini. Le case farmaceutiche conoscono le normali fasi della nostra vita, l’adolescenza, la menopausa, la vecchiaia oppure le tipiche difficoltà della nostra esistenza – la timidezza, la vivacità, la paura – e le trasformano in pericolose e invalidanti malattie da curare con farmaci.   Le strategie di marketing: vendono paura di invecchiare, di essere timidi, essere agitati, essere adolescenti, essere in meno pausa… essere umani. Tutti disturbi che si tramutano in malattie da curare con farmaci, sempre gli stessi, spesso inutili se non dannosi, magari il cui brevetto è in scadenza e occorre trovare un escamotage per rinnovarlo. Ma per vendere queste paure, serve anche la collaborazione di chi scrive la ricetta, il cerchio si chiude, noi spettatori attoniti di questo mercato indecente, possiamo solo rabbrividire di fronte alla mercificazione dei nostri problemi e della nostra salute. Piccola nota conclusiva: ad inizio anno si verificò un periodo nel quale i casi di corruzione di politici, imprenditori, medici ecc. furono più numerosi del solito. Di fronte ad un picco di indignazione da parte dei normali cittadini, il Governo promise  una legge anti-corruzione, ma poi, passata la festa, gabbato lu santo, la proposta giace tuttora in un cassetto polveroso di qualche stanza ministeriale.

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Una risposta a Il commercio delle malattie

  1. Franco scrive:

    “Le riviste di medicina costituiscono un estensione del braccio del marketing delle compagnie farmaceutiche”: lo sostiene Richard Smith, ex curatore del British Medical Journal e ora direttore generale di UnitedHealth Europe, in un provocatorio editoriale pubblicato sulla rivista “PLoS Medicine”. L’esempio più evidente della dipendenza delle riviste mediche dall’industria farmaceutica è la quantità di denaro che ricevono dalle pubblicità di farmaci, ma secondo Smith si tratterebbe della “forma meno corrotta di dipendenza”, in quanto le inserzioni “possono essere viste e criticate da tutti”. Il problema maggiore, invece, è quello della pubblicazione di trail clinici finanziati dall’industria. “Per una compagnia farmaceutica – spiega – uno studio favorevole vale più di migliaia di pagine di inserzioni pubblicitarie. Ecco perchè le aziende spendono a volte milioni di dollari per ristampare e diffondere in tutto il mondo i risultati delle ricerche”.

    A differenza delle pubblicità, l’affidabilità degli studi viene percepita dai lettori in maniera più positiva.

    “Fortunatamente per le compagnie farmaceutiche che hanno finanziato questi studi, ma non altrettanto per la credibilità delle riviste che li pubblicano, i trial raramente producono risultati sfavorevoli per i prodotti della compagnia stessa”. Citando esempi da 86 diversi studi, Smith dimostra che i risultati dei trial sono influenzati da chi li finanzia.

    1999 – 2005 Le Scienze S.p.A.

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