Il cuore oltre l’ostacolo

Philippe Coirzon c’e’ l’ha fatta: ha attraversato a nuoto i 34 km della Manica nonostante sia privo di braccia e gambe. Philippe, si e’ tuffato in acqua ieri poco dopo le 8 a Folkestone, in Inghilterra. Alle 21,30, dopo13 ore e mezza interminabili, e’ riuscito ad attraversare a nuoto il canale toccando terra alle 21.30 sulla costa francese. Philippe, che oggi ha 42 anni, nel 1994 rimane tragicamente ferito mentre cambia l’antenna televisiva sul tetto della sua abitazione. Una scarica da 20mila volt lo spedisce all’altro mondo per diversi minuti: ce ne vogliono venti perché un vicino dia l’allarme, e altri 35 perché arrivi esanime all’ospedale di Tours. Quando si riprende, dopo lunghi giorni di coma prima provocato dagli esiti dell’incidente e poi dai farmaci, Philippe è senza gambe né braccia. Condannato alla sedia a rotelle: ed è un miracolo che sia vivo. Probabilmente, come lui stesso confida nella sua splendida autobiografia “J’ai décidé de vivre” (Ho deciso di vivere) pensa anche a soluzioni estreme. Che senso ha vivere così quando hai un lavoro che non potrai più fare, una famiglia da mantenere e sei senza gambe né braccia? Pensarci per un attimo è una cosa, farlo è un’altra. Qualche anno dopo, Philippe ha una folgorazione, vede Natalie DuToit, la nuotatrice sudafricana che viaggia quasi come le normodotate, nonostante sia amputata, e decide di imitarla. Per uno che sa nuotare a malapena, l’impresa diventa superare se stesso, la sfortuna. E darsi un obiettivo che sia quasi impossibile: tanto la vita lo ha già messo abbastanza alla prova, cosa può capitare di peggio?  Philippe, che galleggia a fatica e nuota per non più di due vasche, progetta nientemeno di attraversare la Manica e si offre come “esperimento” per le aziende che producono protesi moderne: affronta test e allenamenti, allenamenti e test. Allenarsi diventa un lavoro, la piscina lo ospita 30-40 ore alla settimana. La marina francese gli dà assistenza e appoggio: la sua casa diventa la splendida cittadina fortificata di La Rochelle. Si allena tutti i giorni Philippe, finché non trova le protesi giuste: e in quel momento comincia ad allenarsi di più. E pone un circoletto nel calendario: 19 settembre 2010. Sarà quello il giorno dell’impresa, perché quando gli era capitato di vedere la Manica, il 19 settembre dello scorso anno, il mare gli era sembrato accogliente e da lontano aveva visto persino qualche delfino. Il 19 settembre 2010 Philippe va in acqua, lui le sue protesi e la sua ostinazione: a fargli compagnia in un’impresa impossibile che parte alle 06.45 da Folkestone il figlio, che gli sta vicino, lo incoraggia e gli dà i tempi e i ritmi dell’impresa. Alle 9 del mattino lo raggiungono altri amici, tre delfini che giocano con la sua lentissima scia e lo scortano per diverse ore. Alle 20.13 Philippe tocca terra, dopo quasi tredici ore e mezza di nuoto, a Cap Gris Nez: quando se ne sono andati i delfini, un paio d’ore prima di arrivare, gli hanno fatto compagnia solo le urla di incitamento del figlio, i crampi, il dolore e la voglia di smettere. Ma è compagnia anche quella: “Ho deciso di non privarmene fino a quando non sono arrivato” dice quando tocca terra.
I delfini portano fortuna: a pochi capita l’onore di nuotare con loro. Philippe, che di fortuna nella vita non ne ha avuta molta, sicuramente si è guadagnato questo privilegio. E tutto il mio, il nostro, rispetto.
Una grande lezione di vita per tutti quelli che si lamentano delle piccole sventure.

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3 risposte a Il cuore oltre l’ostacolo

  1. loretta scrive:

    Splendido post per grande impresa!

  2. marco scrive:

    Quando si è giovani,sani e con tutta la vita davanti spesso anche le più piccole difficoltà sembrano insormontabili.
    Bisogna imparare da chi in condizioni impossibili riesce a fare cose impossibili solo con la volontà.

  3. WP Themes scrive:

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