Il naufragio della Responsabilità

Della tragedia della Costa Concordia, tanto è già stato detto e scritto.
Ogni giorno milioni di persone affidano la propria vita nelle mani di altri.
Quando prendiamo un aereo, quando saliamo su un treno o su una nave, non pensiamo mai di essere in pericolo. La professionalità, la competenza e la Responsabilità di chi pilota il mezzo sul quale viaggiamo, ci fanno sentire protetti.
Sappiamo tutti che l’imponderabile è dietro l’angolo, che un incidente può sempre accadere, ma non ci sfiora mai il sospetto di poterci trovare in situazioni di grave pericolo per colpa di imprudenze e negligenze altrui. Altrimenti nessuno si muoverebbe più di casa.
Io questa Responsabilità la conosco bene e ne conosco il peso.

Sui treni che conduco, trasporto migliaia di persone ogni giorno da oltre trent’anni, e so cosa si prova sapendo che il proprio operato può avere conseguenze gravi sulla vita di tante persone.
Ascoltare la telefonata intercorsa tra la Capitaneria di Livorno e il Comandante Schettino mi ha scioccato.
Il dietro le quinte della tragedia è stato sconvolgente al pari della tragedia stessa.

Perché scoprire che Schettino ha abbandonato la nave per primo, lasciando che dietro di se ogni persona si arrangiasse, uomini, donne, bambini, disabili ed anziani in balia del terrore senza la presenza del principale responsabile del coordinamento, dell’evacuazione e dei soccorsi, è una cosa che le nostre coscienze non accetteranno mai, al di là di ogni codice deontologico marinaresco.
Se il numero delle vittime non è stato apocalittico, è solo grazie all’abnegazione del personale di bordo, subalterni di Schettino, che hanno cercato di fare del proprio meglio per salvare tutti.
Lui invece, toccato terra, si è fermato sugli scogli a guardare la sua nave affondare, poi salito su un Taxi ed in assenza di un luogo dove fuggire lontano, si è fatto accompagnare a casa del tassista dove si è rifocillato con del tè caldo.

Nel mentre, tutto il mondo assisteva attonito al dramma, visualizzato dalle telecamere ad infrarosso, delle persone piccole come formichine appese ad una scala di corda, che si calavano lungo la fiancata riversa del gigante del mare protendendosi verso una scialuppa e verso la salvezza che intravedevano nelle luci dell’isola del Giglio.
Tanti altri erano ancora nella pancia della nave, in attesa del proprio turno, altri imprigionati in un inferno di lamiere e rottami.
Alla luce di quanto avvenuto, venire a conoscenza che un mese prima, con la stessa nave, Schettino aveva messo in pericolo la sicurezza di tutti sfidando un mare in tempesta a dispetto del parere dei suoi ufficiali in seconda che sconsigliavano l’uscita dal porto di Marsiglia, ha un sapore particolarmente amaro.
La verità ed il coraggio di rivelarla a tempo debito, avrebbero potuto rimuovere un egocentrico folle dalla catena di comando della Costa Concordia.
Purtroppo queste cose si sono sapute troppo tardi ed ora fanno ancora più male.
Paragonare questa tragedia ed il suo artefice, al nostro Paese ed a coloro che in questi anni di malgoverno lo hanno indirizzato verso il baratro di un naufragio economico e sociale, è un’operazione di sciacallaggio mediatico non privo però di similitudini inquietanti.

Evitiamo però che Schettino diventi la metafora dell’Italia peggiore e preghiamo che trovino altri superstiti.

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8 risposte a Il naufragio della Responsabilità

  1. Marco scrive:

    Ma la sala operativa che monitora le rotte delle navi, come del resto sono monitorati tutti i mezzi di trasporto collettivo, dov’era quando la nave deviava la rotta?
    O si sono accorti solo dell’errore quando il disastro era compiuto?
    Prima di proclamare buoni e cattivi è meglio sapere effettivamente come sono andate le cose.
    Poi il comportamento del dopo incidente è troppo chiaro ed evidente che non può essere giustificato, ma sulle cause forse qualche dubbio può esserci.

  2. Semplice1 scrive:

    Carissimo Raffaele..ogni volta che s’alza il sole in cielo, noi affidiamo la nostra vita in mani altrui…dal fornaio, al lattaio, al medico, al muratore,all’autista del bus, al capotreno, al pilota, etc etc …e possiamo solo sperare d’incontrare persone con coscienza. Sì, perchè è proprio questa componente che manca quando la nostra vita viene messa a repentaglio.
    Coscienza è lavorare con serietà, con il senso del dovere, con competenza, con senso di responsabilità, con coraggio, con onore. Invece molto spesso si lavora con noia, con superficialità, con irresponsabilità, tanto per pigliar lo stipendio.
    Certo il comandante Schettino se capitasse tra le mie mani non avrebbe molte chances di salvezza…sai qual’è la sensazione che mi comunica? Sua maestà, la vanesità!!
    Ehi…che tratta fai…così in caso di viaggi, la prediligo.

  3. espress451 scrive:

    Senza parole.
    Ester.

  4. Raffaele scrive:

    @Marco
    Gli aerei ed i treni vengono monitorati in tempo reale da torri di controllo per gli aerei e sale operative per i treni. Le navi invece non hanno l’obbligo di mantenere una rotta precisa, per cui la loro posizione viene monitorata via GPS ma nessun comandante ha obblighi particolarmente in fal senso. Si è capito poi che avvicinarsi pericolosamente al Giglio e fare l”inchino” era divunuta una pericolosa consuetudine. 100 volte va tutto bene e nessuno dice nulla, poi basta un errore e c’è il disastro.
    @ Vera
    Cara compagna, le cose che hai scritto completano il pensiero che volevo esprimere nel post. Ogni lavoro dovrebbe essere svolto con coscienza, dedizione, senso di Responsabilità. Per diversi motivi, invece molte persone pensano solo a portarsi a casa uno stipendio oppure ad arricchirsi speculando sulla salute e la vita della gente. È un vizio di questa società che esalta valori come il danaro, l’apparire, il tenore di vita rispetto alla onestà, alla lealtà ed al rispetto del prossimo, della natura, degli animali, ecc. Perché c’è sempre questa ossessione a cercare e nominare eroi, semplici persone che compiono semplicemente il proprio dovere come il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno? Perchè c’è un bisogno ossessivo di credere che la società non è tutta marcia, ma esistono ancora persone che sanno compiere bene il proprio dovere, che poi risultano agli occhi di tanti, come atti di coraggio da eroi.
    Schettino è così vanesio pieno di sè, oltre che folle, che dopo l’urto si è recato con 2 donne al ristorante e pretendeva di mangiare e bere mentre la nave era già inclinata…
    Per quanto mi riguarda ora faccio prevalentemente la linea Cuneo-Torino e Cuneo-Ventimiglia. Quando c’erano ancora le F.S., invece andavo fino a Milano, Bologna, Genova, Modane.
    Grazie per essere ritornata sul blog, ciao
    @ Ester
    È difficile trovare parole, io ci ho messo 4 giorni per scrivere qualcosa al riguardo.
    Un abbraccio, grazie
    Ciao

  5. lucia scrive:

    Avere accostato e paragonato la Nazione Italia a questa tragedia non mi sembra giusto. La stampa estera ci addita come codardi e vili, uguali al capitano Scettino. Vorrei replicare che reputo gli italiani coraggiosi, come tanti sommozzatori e vigili del fuoco che senza tregua cercano di recuperare e superstiti e allontanare il disastro ambientale.
    Saluto affettuoso
    Lucia

  6. Raffaele scrive:

    @Lucia
    La penso come te. Aggiungerei il coraggio di Manrico Giampietroni che ha salvato parecchie vite umane, prima che un frigo gli rotolasse addosso e gli rompesse una gamba. Il suo coraggio e la sua abnegazione sono usciti dalle cronache in men che non si dica….

  7. loretta dalola scrive:

    in ognuno di noi si può celare un eroe o un codardo, tutto sta nelle scelte di vita che si fanno, chi opta per una grande responsabilità deve pagarne i pro e i contro e non può permettersi il famoso “errare è umano” perché le sue conseguenze possono essere catastrofiche – ciao

  8. Raffaele scrive:

    @ Loretta
    Non credo che sia necessario essere un eroe per svolgere il proprio lavoro con coscienza e senso di responsabilità. Ma Schettino passerà alla storia come il più codardo e vigliacco Comandante della Marina Mercantile.
    Ciao

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