Il perdono

Qualche sera fa nella trasmissione Le Iene, hanno mostrato un servizio su un prete che veniva accusato da un ragazzo, di averlo baciato in bocca durante la confessione, dopo aver saputo che quest’ultimo era omosessuale. Durante il servizio, veniva mostrato, grazie ad una telecamera nascosta, un approccio di questo sacerdote, se vogliamo ancora più sfacciato, nei confronti dell’ inviato delle Iene, che si era presentato come minorenne e con confusi sentimenti omosessuali verso un amico. Ma non è sulla questione pedofilia che voglio parlare anche se le parole di Gesù: «Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi…» la dice lunga su quanto il castigo divino sia temuto da certi sacerdoti. Quello che mi ha fatto pensare, è stato quando, intervistato da Matteo Viviani delle Iene, il suddetto prete, con aria di sufficienza, ha detto pressapoco: Si, va beh, ho peccato, ma mi sono confessato ed ho avuto il perdono dei miei peccati. Non potevo crederci, un prete di 50 anni e più, tenta di abusare di un ragazzino, va a confessarsi da un altro prete che gli dà l’ assoluzione dei peccati e poi ritorna nella sua Chiesa e continua a rivestire un ruolo così importante e di riferimento verso la comunità, come se nulla fosse. C’è qualcosa che non funziona in tutto questo. Ripenso ad un giorno di 20 anni fa quando tra me e la Chiesa si sancì la definitiva rottura. Reduce da una separazione alquanto dolorosa, andai a confessarmi, non nella chiesa del mio paese, che mi era preclusa in quanto separato, ma in un Santuario luogo di culto e pellegrinaggio. Il Sacerdote nel confessionale quando seppe che ero separato, mi rimproverò molto duramente, invitandomi a ricongiungermi con mia moglie, quasi che mi fossi separato perchè ero annoiato e non sapevo cosa fare. Quando malauguratamente poi, confessai che ero fidanzato con un’altra donna, mi disse che non mi avrebbe dato l’ assoluzione e mi invitò ad abbandonare la Chiesa. Ricordo che, nella concitazione della discussione nel Confessionale, non mi accorsi che nel frattempo il santuario si era riempito di gente che si affollava intorno a me, mentre io cercavo di far capire a quel prete che, aver sbagliato un matrimonio non poteva equivalere ad una condanna a vita da parte della mia Chiesa. Se avessi ucciso una persona, mi avrebbe perdonato, se avessi fatto qualsiasi altra cosa avrei avuto il perdono, tranne che l ‘aver divorziato, questo era un peccato imperdonabile. Probabilmente in questi 20 anni molte cose saranno cambiate, io non lo so, perchè i miei peccati ora li confesso direttamente a Dio, ma la sufficienza con la quale il prete delle Iene, afferma di poter ricevere il perdono così facilmente da un altro prete dopo essersi macchiato di una colpa così grave, proprio in virtù del ruolo da lui rivestito, mi ha profondamente sconcertato. Alcune persone hanno uno strano concetto del Perdono e della Confessione.

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6 risposte a Il perdono

  1. Valentina scrive:

    ..un prete assolto da un altro prete..bene..ho smesso di stupirmi di queste cose quando ho capito che la Chiesa riveste mille ruoli tranne quello che le compete ovvero il professare il proprio credo. L’ordine ecclesiastico è una cerchia così ristretta che cerca di far tacere gli sbagli degli appartenenti ma si accanisce contro un fedele che”sbaglia”. Sorge spontanea una riflessione: Se preti e suore avessero una normale vita sessuale e familiare, ci sarebbero così tanti casi di pedofilia? E: Si possono professare matrimonio e amore eterno quando poi si “condanna”chi ha il coraggio di uscire da una relazione che non funziona e cercare davvero la propria metà? Trovo molta incoerenza in queste persone che quasi tengono di più al fedele bigotto piuttosto che al giovane che chiede un approccio più aperto e sincero nei confronti dell’istituzione..

  2. Laura scrive:

    Se ai preti fosse concesso di sposarsi e vivere una normale vita sessuale e di relazione nonchè di Amore, vi sarebbero meno ipocrisia e falsità. Quando certi istinti naturali vengono proibiti poi le devianze pericolose sono dietro ogni porta. Se non vivessimo in una nazione sotto la cappa della Chiesa, lo scandalo pedofilia avrebbe assunto dimensioni paurose. Tutto ciò è inquietante e pericoloso. Sulla questione del perdono sono d’accordo con te, Raf, questo è il tipico comportamento di tutti coloro che ne combinano di cotte e di crude e poi la Domenica sono in chiesa a fare la Comunione con la benedezione del prete, l’importante è fare tutto di nascosto. Potrebbero reintrodurre le indulgenze a pagamento come nel Medioevo, tanto…..

  3. loretta scrive:

    La Chiesa non ha mai applicato la filosofia di Gesù,ha utilizzato e interpretato il suo pensiero come strumento di potere.
    Alla voce indulgenze plenarie si trova la seguente spiegazione:La dottrina dell’indulgenza è un aspetto della fede cristiana, affermato dalla Chiesa cattolica, che si riferisce alla possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato (detta pena temporale), dal peccatore che abbia confessato sinceramente il suo errore e sia stato perdonato tramite il sacramento della confessione. Quindi per indulgenza viene significata la remissione parziale o totale delle pene comunque maturate con i peccati già perdonati da Dio con la confessione sacramentale; infatti ogni peccato commesso viene perdonato con la confessione ma presuppone l’espiazione di una pena.

    La riforma protestante contestò questa dottrina sostenendo che essa non aveva solido fondamento nella Bibbia, e quindi rimase un uso prettamente cattolico.
    Pertanto è sufficiente la confessione accompagnata dall’espiazione della pena, ma smentiscimi se sbaglio, a memoria non ricordo di preti condannati per pedofilia!

  4. Raffaele scrive:

    In America il numero è impressionante, molti sembra abbiano trovato rifugio in Vaticano.

    http://app.bishop-accountability.org/priestdb/PriestDBbylastName-A.html

    In Italia :
    Da: Il Fatto Quotidiano

    Tra arrestati, indagati e condannati sono circa 130 i casi di sacerdoti coinvolti in reati legati alla pedofilia e venuti alla ribalta delle cronache, soprattutto locali, negli ultimi due anni. Da Bolzano a Trapani, nelle città così come nei piccoli borghi, le procure italiane si sono ritrovate spesso a dover intraprendere indagini in cui erano coinvolti ecclesiastici e in cui le vittime erano giovani, spesso giovanissime.
    Un dato allarmante, se si tiene conto che è “solo la punta dell’iceberg”, come afferma l’avvocato Sergio Cavaliere, che ha documentato i 130 casi di pedofilia clericale. E ancor più allarmante se si pensa a quanto può essere stimato il “sommerso”, tutti i casi che non hanno avuto una eco mediatica ma soprattutto i casi che non sfociano in denuncia.
    Molte vittime sono riluttanti ad uscire allo scoperto, spesso non parlano neppure ai familiari dell’abuso subito, oppure denunciano il sacerdote all’autorità ecclesiastica ma non alle procure.
    “In nessuno dei casi il vescovo locale ha avvisato la polizia del sospetto abuso” sostiene l’avvocato Cavaliere. Tesi che si coniuga con quanto affermato dal procuratore aggiunto Di Milano, Pietro Forno, che ha condotto molti procedimenti a carico di sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, dieci dei quali conclusi con la condanna degli ecclesiastici: in tutti i casi trattati le denunce non sono mai partite da vescovi o altri sacerdoti ma sempre dalle famiglie delle vittime, dopo che si erano rivolte alle autorità ecclesiastiche senza risultato.

    “Scopriremo presumibilmente che il Vaticano ha lavorato in Italia ancor più alacremente con i vescovi per nascondere i casi, rispetto all’estero, semplicemente perché il contatto era più vicino e la chiesa è così potente in Italia” , ha affermato Roberto Mirabile, responsabile della Caramella Buona, l’associazione antipedofilia che si è costituita parte civile nel processo contro don Ruggero Conti, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Roma. Il sacerdote fu arrestato il 30 giugno 2009 con l’accusa di abusi sessuali a danno di minori e prostituzione minorile aggravata. Su istanza dei suoi legali gli furono concessi gli arresti domiciliari, ma fu nuovamente arrestato pochi giorni prima che partisse per Sidney con alcuni ragazzi della parrocchia per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù. La dinamica degli abusi descritta dalle vittime, tutti maschi e al di sotto dei 14 anni, è quasi sempre la stessa: il ragazzo che frequentava i locali della parrocchia veniva attirato in altre stanze e qui costretto a soggiacere ai desideri del sacerdote. In cambio alcuni potevano avere piccole somme, dai 10 ai 30 euro, o anche altro, come capi d’abbigliamento.
    Nel corso del processo, sono stati ripetutamente chiamati in causa Monsignor Carlo Galli di Legnano e il Vescovo Gino Reali di Roma, come prelati che sapevano da anni dei fatti senza prendere alcuna posizione concreta.
    Anche quando i sacerdoti sono stati arrestati in flagranza di reato, le Curie sono sempre rimaste fedeli alla difesa dei loro parroci. Come nel caso di don Marco Cerullo, arrestato nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe nel dicembre del 2007, mentre era in macchina con un bambino di 11 anni e lo costringeva a un rapporto orale. Informato dell’arresto del sacerdote, il vescovo di Aversa, Mario Milano, non volle pronunciarsi e la diocesi non prese alcun provvedimento nei confronti del prete fino alla sua condanna a sei anni e otto mesi sia in prima istanza che in appello.
    Solo in seguito è stato aperta un’indagine sui fatti contestati al giovane sacerdote anche da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    In alcuni casi non solo le diocesi non hanno preso provvedimenti di fronte alle accuse ai sacerdoti pedofili, ma hanno addirittura continuato a mantenere in servizio e a contatto con i bambini anche preti già condannati dai tribunali italiani per gli stessi reati. E’ il caso di don Roberto Mornati, sul quale già pesava una condanna per pedofilia inflittagli all’ inizio degli anni ‘ 90 dal Tribunale di Lecco, in seguito alla quale la Curia lo aveva trasferito a Gavirate, dove gli abusi sono ricominciati.
    E di don Claudio Ballerini, arrestato a Perugia perché si masturbava in piazza davanti a minori. Era stato già condannato ben due volte, ma nei suoi confronti non erano mai stati presi provvedimenti dalla Curia.
    Ma anche don Antonio Di Maggio, trasferito dalla Sicilia a Roma dopo una condanna per abusi sessuali ai danni di una ragazza disabile a lui affidata, fu lasciato a contatto con bambini e ragazzi, permettendogli di insegnare e di gestire l’oratorio. Naturalmente, ricominciò con gli abusi e fu nuovamente condannato a 4 anni e 2 mesi.

    In alcuni casi, poi, nonostante le condanne, alcuni sacerdoti vengono addirittura promossi. E’ il caso di G.S., sacerdote del salernitano, condannato in via definitiva per atti di libidine violenta nei confronti di due bambine di 12 anni. Il prete insegnava in una scuola media di Pontecagnano Faiano e gli abusi avvenivano in classe, sotto gli occhi degli altri ragazzi, intimoriti dalla natura aggressiva del religioso. Oggi don G.S. non insegna più, è consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, nominato direttamente dall’arcivescovo.

    Molti anche i sacerdoti che hanno “patteggiato” e sui quali non è mai stata aperta una indagine da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Spesso la condanna era di pochi mesi, con la sospensione della pena, e l’immediato ritorno nelle parrocchie, in mezzo ai bambini. In alcuni casi, specialmente quando l’accusa riguardava la detenzione e la divulgazione di materiale pedopornografico, la condanna è stata commutata in una pena pecuniaria. Ma anche don Renato Giaccardi, che ha patteggiato appena 4 mesi per i reati di induzione alla prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento di almeno 40 ragazzini ha potuto usufruire di questa “commutazione della pena”. I quattro mesi di reclusione si sono così trasformati in una penale di 4000 euro e non si hanno notizie di eventuali provvedimenti a suo carico da parte delle gerarchie ecclesiastiche.
    Sembra inoltre prendere sempre più corpo l’ipotesi di una rete tra sacerdoti con la
    passione per i minorenni. In più di un caso gli investigatori hanno accertato che il sacerdote che compiva abusi sessuali su minori condivideva questa sua deviazione con altri confratelli. Un’ intercettazione della Squadra mobile di Cuneo che stava indagando su don Renato Giaccardi, colse il sacerdote al telefono con un prelato romano, mentre si scambiavano commenti sulle qualità fisiche di un bambino.
    E’ questo che monsignor Sodano definisce “chiacchiericcio”?

  5. Luisa scrive:

    Agli uomini non interessa né la verità, né la libertà, né la giustizia.
    Sono cose scomode e gli uomini si trovano comodi nella bugia
    e nella schiavitù e nell’ingiustizia.
    Ci si rotolano come maiali.
    (Oriana Fallaci

  6. loretta scrive:

    Spero possa essere utile questa informazione:In Italia grazie all’attore Luca Barbareschi esiste:”la Fondazione Luca Barbareschi” che contribuisce alla difesa dei bambini vittime di molestie sessuali. Lui stesso ha confessato la sua esperienza:“Il problema delle molestie sessuali sui bambini e bambine in Italia va oltre l’immaginazione. Ed è una cosa spaventosa. Lo so, perché l’ho vissuto sulla mia pelle e ho impiegato molti anni prima di riavere di nuovo stima di me stesso”.
    Dalla sua esperienza drammatica è nata la voglia di aiutare altri che hanno vissuto la stessa situazione.

    Ti garantisco, che nelle mie orecchie risuonano ancora le sue parole dettagliate e raccapriccianti.

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