Il piccolo profugo

Ha solo quattro anni e trascina una borsa di plastica con all’interno chissa cosa.
Nel deserto siriano, sotto un sole cocente.
Un bambino senza i genitori, come i tanti bambini siriani testimoni di un’apocalisse terribile, una guerra scatenata dai cosiddetti “esseri umani”, dove a morire e soffrire sono bambini, donne, anziani, innocenti senza colpa alcuna.
Una guerra sulla quale si sono spenti i riflettori dei mass-media e della quale nessuno parla più.
Addosso ha un giubbino bianco.
Dietro, il nulla.
Davanti gli si parano quattro operatori dell’Onu, una si avvicina, gli chiede da dove arriva, come si chiama.
Il suo nome è Marwan e viene dall’inferno della Siria.
È rimasto separato dalla sua famiglia mentre insieme fuggivano dalla guerra civile.
Ha continuato a camminare da solo, nel deserto e, per fortuna, lungo il percorso è stato trovato da questi operatori Onu.
Grazie a loro si è salvato ed ha ritrovato i propri genitori.

marwan

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2 risposte a Il piccolo profugo

  1. loretta dalola scrive:

    La guerra porta sempre con sè, dolore, strazio, lacerazioni, lo sappiamo. Eppure continuiamo a farne, giustificandola con opportune motivazioni. Misteri dell’essere umano. Ciao

  2. Raffaele scrive:

    Cara Loretta, sono contrario da sempre alla guerra, ma emotivamente riesco ancora a sopportare uomini che si uccidono tra loro. Non riesco invece proprio ad accettare, quando il conto lo si fa pagare ai bambini, creature innocenti ai quali viene rubata l’infanzia, l’amore, la gioia e li si fa soffrire. Per me ai responsabili solo il patibolo dopo abbondanti torture, mi dispiace la penso così.
    Ciao, un abbraccio, grazie

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