Immunità parlamentare

Ci mancava questa, dopo la legge porcata di Calderoli, ora vogliono convincerci che è assolutamente necessario reintrodurre l’immunità parlamentare. E giù citazioni a non finire sui nostri padri costituenti, che si rispolverano quando fa comodo alla causa, salvo poi mortificare in ogni occasione quella Costituzione che è alla base della nostra Democrazia e tutela il nostro vivere quotidiano, in ogni forma. Quando i padri costituenti introdussero l’immunità parlamentare, vigeva nella società di allora, un altro tipo di morale, negli stessi uomini politici l’etica non era una semplice parola, ma un ideale ed un valore da esibire in ogni circostanza. ‘’In fatto di etica,di rispetto dell’ opinione pubblica, afferma Giorgio Bocca, i politici si adeguano a quella che viene chiamata la morale corrente, che in pratica e’ la negazione della morale, la propensione umana a chiedere allo Stato tutti i benefici e dare in cambio il meno possibile. Quando la morale corrente nella classe dirigente aveva un minimo di rispondenza alla morale tout court, continua, Quintino Sella la sera spegneva le luci al ministero delle Finanze, Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi accettavano di essere processati per le accuse di lesa Patria di un giornalista come Guareschi, e il povero Ferruccio Parri dormiva su una branda in uno stanzino della Presidenza del Consiglio. Era la chiarezza di una morale condivisa”.

La volontà di reintrodurre l’immunità parlamentare è un voltafaccia capolavoro da parte dei leghisti. Il padrone ordina e i suoi maggiordomi eseguono, poco importa se questo significa rinnegare la grande battaglia contro Tangentopoli, che sancì il crollo di una classe politica e la fine di diversi partiti, sommersi dalla corruzione. I leghisti erano in prima fila allora, nel condannare lo scempio provocato da Bettino Craxi e company, nonostante Berlusconi ripeta come un disco rotto che la riforma fu imposta dalle correnti politicizzate della magistratura. Ma non furono i giudici a chiedere la fine dell’immunità parlamentare, bensì due mozioni, una firmata da Bossi, Maroni e Castelli. L’altra da Fini, Gasparri e  La Russa, tutti indignati per il no della Camera alla richiesta di autorizzazione a procedere contro Craxi. I lumbard tuonavano contro “l’inaccettabile degenerazione nell’applicazione dell’immunità parlamentare trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio” con “conseguenze inaccettabili e aberranti” che vanno “eliminate”, mentre i colonnelli del Movimento Sociale sostenevano che “l’uso dell’immunità e soprattutto l’abuso del diniego dell’autorizzazione a procedere vengono visti come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia”. Era l’ottobre del 1993. Montecitorio approvò con 525 sì, 5 no e 1 astenuto, il Senato fece altrettanto con 224 sì, nessun no e 7 astenuti. Un plebiscito.

Dopo 17 anni ci tocca assistere alla riesumazione dell’indennità parlamentare proprio nel momento di maggior degenerazione morale dei nostri politici, indifferenti ad ogni scandalo, ad ogni accusa, ligi solo al proprio tornaconto personale, tutti a puntellare disperatamente il cavaliere, che nonostante sembra cadere da un momento all’altro, rimane sempre in sella. Hanno le stesse facce, anche perché certe “conversioni” non gliele contesta mai nessuno.

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2 risposte a Immunità parlamentare

  1. Purtroppo questa gente è capace di stravolgere la storia a proprio vantaggio a discapito dei fatti.

    E’ una vera sofferenza!

  2. Raffaele scrive:

    Ieri faceva comodo gridare contro, oggi serve gridare a favore, questa è la politica italiana. Ciao

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