In memoria di Fata Prosciutto (M.Gramellini)

Fra i tanti articoli indispensabili che uno si illude di aver scritto, il Buongiorno che ha avuto storicamente il maggior numero di reazioni da parte dei lettori è uno squarcio di vita quotidiana pubblicato nel novembre del 2008. Raccontava della salumiera di un mercato di Torino, la signora Kathy, che ogni giorno, alle 13 e 40, riceveva la visita degli alunni di una scuola media poco distante e a ciascuno offriva un sorriso e una fetta di prosciutto. La signora Kathy non era una missionaria e i ragazzini non erano dei bisognosi. Eppure quel rito quotidiano di assurda e gratuita bontà aveva una sua magia e ogni giorno, alle 13 e 40, i clienti del mercato posavano le borse della spesa e guardavano in direzione della scuola, chiedendosi: ma i ragazzi quando arrivano?

Arrivavano, arrivavano sempre. E continuarono a farlo anche dopo l’uscita dell’articolo. Finché un giorno, alle 13 e 40, sono corsi al bancone ma non hanno più trovato ad accoglierli il sorriso della signora Kathy, ribattezzata Fata Prosciutto. Si era ammalata. I ragazzini hanno continuato lo stesso a recarsi al bancone: non più per il prosciutto, ma per avere sue notizie. Le mandavano saluti, pensieri, preghiere. E quando l’altra settimana la Fata se n’è andata – perché le fate hanno molto da fare, non possono stare sempre con noi – la chiesa del funerale era stracolma come per una principessa e anche il prete si è commosso. Basta davvero poco per comunicare con il cuore del mondo. È un linguaggio universale che non usa le parole, ma i gesti. A volte anche una fetta di prosciutto.

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5 risposte a In memoria di Fata Prosciutto (M.Gramellini)

  1. Gibran scrive:

    Caro Raffaele se volevi farmi commuovere ci sei riuscito perfettamente,non sò di cosa la signora prosciutto sia morta,ma ti posso assicurare che dal 2005 vivo un giorno un mese un anno,dicendomi questi ti sono regalati.
    Questo pc mi ha aiutato evitandomi una depressione,quando ti dicono signora speriamo bene non vedi più il presente perchè ti toglie la progettualità,ti torna in mente solo il passato,probabilmente è per questo motivo che ho cominciato a scrivere tutta la mia infanzia,oppure su come vorrei che si comportassero gli uomini.
    Da spera se ti va potrai leggere dei miei pensieri non poesie perchè quelle le lascio ai veri poeti.Se ti va di leggerli spera li ha intitolati (i gioielli di Lidia) Ciao Raffaele come vedi non sempre sono ironica.

  2. Raffaele scrive:

    @Lidia
    Cara Lidia, sei tu che mi hai fatto commuovere nel leggere le tue poesie. Una più intensa dell’altra, ricche di sensibilità e di amore.
    “Il primo film” mi ha catapultato all’indietro nel tempo, quando i bambini non pagavano se accompagnati dagli adulti e ricordo benissimo quanti cercavano un “grande” per entrare. Poi le poesie come “il cuore” o la “tristezza”, meravigliose.
    Sono felice che il PC ti aiuti, la depressione è una bestia bruttissima che pochi conoscono veramente e dalla quale bisogna allontanarsi con tutte le forze.
    Ciao Lidia, è sempre un piacere conoscere persone sensibili e profonde come te.
    Grazie

  3. Gibran scrive:

    Ti chiedo troppo se lasci un commento?Sai le stò stampando per farne un’album e lasciare un ricordo ai miei figli degli amici virtuali.
    Se lo fai grazie di cuore ciao Lidia.

  4. isabella scrive:

    Mia nonna, morta 93enne, diceva sempre: “Fai del bene e non temere…” così dev’essere la vita. Vivere ogni istante con la consapevolezza che si é in pace, la Fata prosciutto ben conosceva questo sentimento e con quel gesto offriva amore ogni giorno ai suoi piccoli amici, questa é scuola vera.

    Cara Lidia, chi c’é passato per quella strada conosce ogni angolo del percorso, ti sono vicina.
    Ciao.

  5. Gibran scrive:

    Grazie Isabella.
    la tua vicinanza mi commuove grazie.
    Ciao un bacio Lidia.

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