Indignati cronici

In un Paese normale, l’indignazione popolare sgretolerebbe i governi, annienterebbe i dirigenti, porrebbe fine alle carriere politiche.

Invece no, da noi l’indignazione è sistemica, fa parte ormai anch’essa delle regole del gioco, è un sentimento divenuto obsoleto e totalmente inutile.

Roma è in mano alla mafia ed al malgoverno? Si rimpasta l’amministrazione.

Il trasporto pubblico è peggiore di quello dello Zimbabwe nonostante costi quanto quello di New York e loro cosa fanno?

Sanzionano e forse licenzieranno l’autista che ha avuto il coraggio e l’ardire di spiegare con un video, le vere ragioni dei disservizi e le responsabilità della dirigenza e del management. 

Salvano dall’arresto il compagno di merende Azzolini, quello del “qui comando io sennò vi piscio in bocca” ed il premier Frottolo giustifica l’azione vergognosa del suo partito, il PD, con un fumus che allo stato delle cose è evidente che alberghi solo nel suo piccolo cervello necrotico.

Ma la cosa più grave di tutte, è la divulgazione a getto continuo, con la complicità dei mass media, di notizie false e positivamente rassicuranti, riguardo lo stato dell’economia ed del lavoro nel Paese.

La vicenda Italcementi è l’ultimo grave segnale di quanto avviene.

Venduta ai tedeschi dell’Heidelberg, ha fatto la fortuna di chi ha comprato in borsa il titolo, schizzato in un giorno solo del 57%. 

E l’Italia perde un altro pezzo di made in Italy, in un settore, quello della produzione di cemento e laterizi, nel quale eravamo quinti al mondo, prima dei cinesi.

E la disoccupazione cresce, il Pil in sei anni ha perso il 10 % nonostante lo stato sociale sia stato smantellato da pseudo-riforme scellerate e nonostante ogni giorno questi fanfa-soloni ci raccontino la favoletta per farci star tranquilli.

E noi, poveri illusi continuiamo ad indignarci per i tagli della spending review, per i tagli alla scuola, alla sanità, alle pensioni, crediamo che basti condividere sulle nostre bacheche per far si che che il sistema corregga le sue iniquità e le sue ingiustizie.

Fate un rapido conto di quante cose assurde e puntualmente denunciate da l’indignazione popolare, siano state corrette, poi magari comunicatemelo, io non ne ricordo e potrei stilare una lista della spesa lunga un metro.

Concludo questo lungo post, con un pensierino sul debito pubblico, oggi a 2255 miliardi di €uro.

Quando era a 2000, ci dissero che occorreva cambiare le pensioni, cambiare le leggi sul lavoro, rilanciare l’economia per far crescere il Pil, mettere nuove tasse sui risparmi, sulla casa, sui servizi, combattere l’evasione fiscale per ridurre il debito pubblico, lo chiedeva l’Europa. 

Adesso che, nonostante tutto il debito cresce di quasi 100 miliardi l’anno, nessuno più ne parla.

Ma prima o poi qualcuno passerà all’incasso e allora sarà l’apocalisse.

Un Paese ormai di vecchi, nel quale le proiezioni sulla popolazione prevedono che tra vent’anni vi sarà il 50% di ultra sessantacinquenni, chi reggerà il peso economico necessario a far funzionare il sistema?

Forse ce lo spiegherà Lady Like o un tweet di Renzie..

Buona vita a tutti

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3 risposte a Indignati cronici

  1. Marisa M. scrive:

    Sono completamente d’accordo con te, caro Raffaele. Lo stato attuale delle cose è la dimostrazione del fatto che non importa chi ci governa, quale partito o coalizione ha la maggioranza, tanto tutti si tengono stretti la poltrona ed operano per tutelare i propri interessi. Nessuno, ad esempio, se non qualcuno del M5S (non tutti però!), si è abbassato lo stipendio. E così sopportiamo i costi assurdi di una politica che non funziona (se funzionasse, almeno, avremmo forse l’impressione di spendere bene i nostri soldi) e subiamo tagli su tagli facendoci prendere per i fondelli. Se non avessi l’età che ho, emigrerei. Un pensiero che non ho mai fatto perché, nonostante tutto, amo il mio Paese.
    Buona giornata.
    Un abbraccio.

  2. admin scrive:

    @Marisa
    Grazie Marisa, dopo tanto tempo di inattività sul Blog, fa piacere scoprire che tu ci sei sempre. Forse tornerò a scrivere qualcosa ogni tanto.
    Il pensiero di andarmene via, un domani, è sempre presente in me. Non avendo figli e con la consapevolezza che non basta amare un Paese per ritrovarvi l’armonia utile a sopravvivere senza patemi a questo stillicidio continuo di sofferenze psicologiche che ci vengono inferte quotidianamente, credo che se riuscirò a raggiungere la pensione, passerò molto tempo lontano da qui.
    Odio definirmi pessimista, ma nutro cattivi pensieri per il futuro e mi auguro ardentemente di sbagliarmi.
    Un abbraccio ed un bacio, ciao

  3. Marisa M. scrive:

    E a me fa piacere che tu abbia ripreso a scrivere. 🙂 Io ci sono e leggo sempre con piacere ciò che scrivi.
    A presto. Un bacione.

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