L’isola di plastica

Nell’ oceano Pacifico, si sono formate 2 isole grandi quanto continenti, costituite dai nostri rifiuti non degradabili, cioè plastica e affini. Isole di plastica, enormi, immense, spesse una decina di metri,  scoperte nel 2008 dall’oceanografico americano Charles Moore. La Great Pacific Garbage Patch , che le correnti del Pacifico settentrionale confinano in un tratto di mare compreso fra le Hawaii e il Giappone costituisce una  trappola mortale per ogni forma di vita che ha la sventura di imbattersi in quello sconfinato e semiliquido ondeggiare di immondizia a pelo d’acqua. Adesso quest’isola di plastica abbandonata che “vaga come un animale privo di guinzaglio” senza nessuno che si prenda più cura di lei e che le restituisca la forma e l’anima che il passare della moda e l’uso effimero ha bruciato in un momento, questa massa sconfinata che non può degradarsi e finire, semplicemente svanire, senza l’intervento del suo creatore che gli ha imposto questa innaturale immortalità, questa materia estranea alla vita che sa scimmiottare ma non replicare, si vendica affacciandosi sempre più spesso su quel paesaggio degli uomini che tanto ha contribuito a creare e a mantenere, ributtando ciò di cui è fatta sui declinanti paradisi hawaiani e mostrandosi agli aerei, ai satelliti, agli sgomenti passeggeri delle navi di passaggio nella forma di un blob sconfinato, vomitato a perturbare le coscienze. (Agorà Magazine)

Questa voce è stata pubblicata in Ambiente e Natura e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a L’isola di plastica

  1. Quarchedundepegi scrive:

    Da svariati mesi giro sempre con sacchetto di plastica. Sempre lo stesso che uso innumerevoli volte finchè non va in pezzi. Da allora ho sicuramente dato un piccolo contributo ad alleviare la sofferenza del pianeta. Se facessero tutti così!

  2. loretta scrive:

    Il sacchetto di plastica è tra i dodici rifiuti plastici che si trovano più comunemente dispersi nell’ambiente e che contribuisce nell’arrecare all’ambiente i gravi danni. Anch’io, utilizzo altre tipologie di contenitori nel far la spesa, ma credo sia una minima parte del problema.
    La produzione di plastica assorbe l’ 8% della produzione mondiale di petrolio. Al ritmo di crescita attuale il mondo produce 200 milioni di tonnellate di plastica all’anno di cui solamente il 3% viene riciclato; in altre parole 96% della plastica prodotta a livello mondiale non viene riciclata…ovviamente continuerò nel mio piccolo, ad utilizzare metodi alternativi al sacchetto ma, tutta la plastica è dannosa a causa della sua indistruttibilità e permanenza quando dispersa nell’ambiente. Non essendo biodegradabile non si dissolve ma si frantuma molto lentamente in parti sempre più piccole. Credo, sia diventato assolutamente necessario ricercare e commercializzare prodotti alternativi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *