La banalità del male

Pensiamo di aver conosciuto e visto tutto il male possibile, poi ci svegliamo una mattina con la notizia che un uomo nella lontana Norvegia ha ucciso 93 suoi simili.

Nessuno riesce a concepire come si possa uccidere 93 persone, molte una ad una, con metodica e spietata ferocia, portando a compimento un progetto criminale senza essere sfiorati, neppure per un istante, da nessun dubbio e da nessuna pietà.

Allora ci sovviene quello che Hannah Arendt chiamò “banalità del male” nel suo libro pubblicato dopo aver seguito tutto il processo ad Adolf Eichmann, un uomo capace di compiere atti mostruosi ed inumani, nonostante fosse una persona normale, persino banale.

Anders Breivik con quel suo aspetto rassicurante che assume le sembianze di un essere umano capace persino di gesti teneri, in realtà perpetra la cattiveria come una normalità priva di perfidia, come una disarmante consuetudine, una banalità appunto.

La risposta che ci giunge dalla dignità del popolo norvegese ci sorprende. Non ha replicato al male col male e con il suo premier, Stoltenberg, ammonisce: “ Sono fiero di vivere in un Paese che è riuscito a restare con la schiena dritta in un momento così critico. Quanto è accaduto è orripilante, Siamo una nazione piccola ma orgogliosa e non rinunceremo mai ai nostri valori.”

E’ il segnale rassicurante che un popolo, seppure colpito a morte dal male, non ha rinunciato alla propria umanità, che la lotta è ancora aperta e l’esito tutto da scrivere.

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Una risposta a La banalità del male

  1. loretta dalola scrive:

    Il fanatismo di qualsiasi natura genera mostri che compiono atti riprovevoli, guidati dalla convinzione di nobili gesta contro un “nemico” da sconfiggere – Disgraziatamente, il fanatismo è una componente sempre presente nella natura umana, è un gene del male che va combattuto con l’antica lotta fra fanatismo e pluralismo, fra fanatismo e tolleranza, nel tentativo di mitigare la rigida visione che scatena sempre forme di violenza.ciao

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