La scorta

In Italia una scorta non la si nega proprio a nessuno.

E nonostante alcuni dicano che comporta una riduzione della privacy e della libertà, in realtà da noi la scorta è uno status symbol molto pregiato.

Non mi stupirei pertanto se venissi a sapere che per averla qualcuno è disposto persino ad inviarsi una lettera di minacce.

Ma perché in tutti gli altri paesi del mondo le persone scortate sono al massimo una decina ed in Italia 585? Con un impegno di agenti delle Forze dell’Ordine dell’ordine di svariate migliaia?

Nel 1991 le scorte erano 671 con un’impiego di circa 4.000 agenti, in vent’anni ne sono state tagliate 90, giusto una ogni tanto per dare un contentino alla gente normale e far vedere che qualcosa si taglia.

Qualche giorno fa sulla Stampa di Torino, la lettera di una vigilessa di un paesino dell’Irpinia che raccontava un episodio che le era successo giorni prima. La strada principale del suo paese era inibita alle auto per la festa patronale, tutta la gente era in strada a festeggiare, arriva un’auto blu e con arroganza cerca di entrare nonostante il divieto. Era la scorta di De Mita, senza il politico ottantaquattrenne a bordo e nonostante questo volevano passare con prepotenza e senza ragione. Lei si è opposta e non senza fatica è riuscita a far valere anche per loro il divieto. Ed ha avuto il coraggio di raccontarlo…..  Ecco cosa vuol dire la scorta, l’auto blu, farsi vedere potenti, la libertà di violare regole e divieti, esibire tutta l’arroganza del potere. Ogni scorta costa al popolo italiano circa 500.000€ all’anno che moltiplicati per 585 scorte fanno circa 300 milioni di €uro l’anno…. non male vero? Ma nulla di strano per un Paese con il maggior numero di politici al mondo e con i guadagni più alti. Siamo un Paese ricco e possiamo permettercelo, vero?

Alessandro Robecchi ha scritto ieri un articolo ironico sulle scorte:

“Polemiche sulle scorte: alcune migliaia di uomini si alzano ogni mattina per proteggere alcuni uomini da cui dovremmo essere protetti noi. Lavori usuranti: la scorta di Bruno Vespa dorme nel plastico di un albergo. Come si può definire uno spreco di soldi pubblici la scorta a Vittorio Sgarbi? E’ l’unico modo per sapere sempre dov’è! Il volontariato si mobilita, 390.000 esodati chiedono: “La Fornero possiamo scortarla noi?”

Brutte notizie: secondo le ultime statistiche soltanto un italiano su tre lavora stabilmente. Buone notizie: uno di quei tre fa la scorta a qualcuno, politico, ex politico, giornalista, e persino alla Santanché. “Il settore scorte è in espansione – dice un esperto di Moody’s – ed è l’unico settore che ancora tira in Italia”. In molti casi si tratta di lavori umilianti e logoranti. Qualche giorno fa, per esempio, sono stati definitivamente liberati gli otto uomini di scorta a Roberto Calderoli, e le loro testimonianze sono agghiaccianti: “Otto ore al giorno in compagnia di Calderoli – dice uno di loro –  possono causare danni cerebrali irreversibili, guardate come è conciato Umberto Bossi!”. Così, al costo esorbitante delle scorte (oltre un miliardo di euro l’anno), si aggiunge quello della riabilitazione a fine servizio. Chi ha fatto la scorta a Sgarbi, per esempio, ha sentito più cazzate in due giorni che un intero staff di psichiatri in trent’anni di carriera, e sono cose che lasciano il segno. “Si tratta di una sindrome post traumatica simile a quella dei soldati in Iraq – dicono al Viminale –. Abbiamo visto uomini grandi e grossi tremare come foglie e piangere a dirotto e poi abbiamo capito il loro dramma: facevano la scorta a Sallusti e alla Santanché, alcuni abbiamo dovuto abbatterli”. Dopo il caso di Gianfranco Fini, la cui scorta occupava da mesi quindici alberghi di Orbetello e centri vicini, la questione è diventata un caso nazionale. Il presidente del Senato Schifani, per esempio, ha venti uomini di scorta, ma secondo fonti ufficiali non si tratta di una protezione esagerata: “Il presidente Schifani corre rischi enormi: potrebbe slogarsi una caviglia o tagliarsi un dito mentre affetta le carote, o persino ferirsi in testa mentre si pettina, e noi vigiliamo in modo ferreo su questi possibili attentati alla seconda carica dello Stato”. Sulla questione delle scorte, comunque, si fa troppa facile demagogia. Ristoratori, albergatori, gestori di stabilimenti balneari e di baite in montagna si ribellano alla riduzione delle scorte. “Ma lo sa – dice accorato un oste di Ladispoli – che quando viene qui un politico prenota sessanta coperti e ventidue stanze? Volete rovinarci?”.

 

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6 risposte a La scorta

  1. Quarchedundepegi scrive:

    Che tristezza!

  2. Marisa scrive:

    Io, però, mi chiedo questo: perché ce ne accorgiamo solo adesso? O meglio, perché ci indigniamo solo adesso? Gli errori sono stati fatti fin dall’inizio della repubblica e sono sempre pesati, altrimenti non avremmo il debito pubblico che abbiamo. Ma ci indigniamo ora perché c’è la crisi, perché c’è la disoccupazione, perché siamo noi che paghiamo ecc ecc. Insomma, è come se nel nostro piccolo avessimo contratto dei debiti e, incuranti, avessimo continuato a farne senza pensare che prima o poi non avremmo avuto modo di pagarli. Chi è che si comporta così? Individualmente pochi, almeno spero. Ma lo Stato siamo noi e dovremmo batterci il petto e dire mea culpa perché non siamo stati in grado di opporci, perché abbiamo sempre eletto persone che hanno fatto i propri interessi e non i nostri.

    Quando negli anni ’70 c’era la crisi del petrolio (erroneamente detta “petrolifera”, dove il suffisso -fero, dal latino “porto”, è una contraddizione in termini: che crisi è quella che porta il petrolio?) il mio professore di Greco e Latino al liceo disse: “Invece di costringerci ad andare in giro a piedi la domenica – te le ricordi le famose domeniche da austerity? – basterebbe fermare per una settimana le auto blu”. Allora noi studenti ridemmo perché ci sembrò una battuta, ora mi rendo conto di quanto fosse lungimirante il mio prof.

  3. Raffaele scrive:

    @ Marisa
    Cara Marisa, non è vero che di certe cose ce ne accorgiamo solo adesso, la verità è che nonostante le denuncie quotidiane e la rabbia che pervade ogni cittadino italiano onesto, il “sacco” del patrimonio pubblico, dei beni comuni, l’arricchimento ed il mantenimento di ogni indecente privilegio, viene perpetrato quotidianamente da tutta la classe politica e dirigente da almeno trent’anni.
    Sperperare tutte le risorse per fini politici ed elettorali, consapevoli di far pagare il conto alle generazioni future, è un comportamento criminale. Lo facesse un padre di famiglia, lo arresterebbero e gli toglierebbero la patria potestà. Io spero solo in un ciclone elettorale che spazzi via questa gente che ci sta uccidendo….
    Un abbraccio, ciao

  4. Quarchedundepegi scrive:

    Spero anch’io in un “ciclone elettorale”; temo di consumare troppe calorie coltivando questa speranza!

  5. Marco scrive:

    Però fare l’agente di scorta è molto ambito si godono privilegi notevoli ed è certamente lavoro “usurante”

  6. Raffaele scrive:

    @Dottore
    No vai tranquillo, vedrai che con le cose che accadranno da qui a fine anno, la tempesta mediterranea si trasformerà in uragano elettorale….
    Ciao e grazie
    @Marco
    Leggevo su un forum lo sfogo di un carabiniere in servizio su un’isola italian che lamentava come i colleghi addetti alle scorte oltre che guadagnare il doppio, li guardassero dall’alto in basso…..
    Questo non ti ricorda per caso i ns. Colleghi dell’A.V.?
    Ciao

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