La speranza di vita

Lo abbiamo sentito ripetere fino alla nausea: la vita media si è allungata talmente che non ha più senso andare in pensione a 60-62 anni.

Lo hanno ripetuto tutti ed in ogni occasione, al punto che alla fine ci abbiamo creduto.

Su questo assioma hanno costruito l’ennesima riforma delle pensioni.

Ma è veramente così?

Siccome viene citata l’Istat, andiamo a conoscere le basi di questa statistica.

Dice che la vita media compie ulteriori progressi: 79,1 anni per gli uomini, 84,3 anni per le donne con, rispettivamente, un guadagno di tre e due decimi di anno sul 2009.

Fanno fede le tabelle di mortalità

Ma ecco la prima nota dolente, l’elemento fuorviante, la statistica si riferisce alla “speranza di vita alla nascita”.

Cioè indica statisticamente, la durata della vita che un neonato può mediamente attendersi dal momento del parto e non un cinquantenne nel 2012.

Una statistica che contempla la mortalità infantile, ma che parte dal 1974.

Chi è nato tra il 1952 e il 1973 e cioè il grosso della forza lavoro oggi occupata stabilmente e già toccata dalla riforma, aveva certamente una speranza di vita più bassa. Quanto esattamente? Sarebbe interessante che ce lo dicessero, non vi pare? Ma non c’è scritto da nessuna parte.

Si può notare come nel 1974, il primo anno disponibile per la statistica, i neonati che non superavano il primo anno di vita erano oltre 27 su mille.

Nel 2008, ultimo anno considerato, la mortalità infantile alla nascita era 9 volte inferiore, 3 su mille.

E siccome le medie statistiche tengono in considerazione ogni persona che viene al mondo, è chiaro che se un bambino muore appena nato ed un altro vive 100 anni, la media statistica dice che l’aspettativa di vita alla nascita in quel dato anno è di 50 anni. Mi pare chiaro.

Per cui, a mio avviso, questi dati influenzano significativamente il risultato ed il concetto di speranza di vita alla nascita, ma sono comunque completamente inattendibili se rapportati a concetti di vita, di benessere, di salute e di welfare, specialmente se poi vengono utilizzati in modo strumentale.

Ma nonostante questo, di quanto veramente si sarebbe allungata la vita, tale da imporre una virata così drastica alle aspettative del futuro delle italiane e degli italiani?

Perché lavorare fino a 70 anni oppure viaggiare o passeggiare in montagna, prendere il sole od occuparsi dei nipoti sono prospettive totalmente differenti.

Beh, se cercate vi accorgete senza grandi sforzi che le risposte ci sono, non sono per niente speranzose e, soprattutto, non vengono per niente pubblicate dai grandi organi di informazione che sono tutti schierati a favore dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Ce la propongono ad esempio i medici, che hanno verificato sul campo la differenza tra il vivere vegetando e il vivere bene. Si tratta dell’aspettativa di vita sana, che include evidentemente gli aspetti della vita che la rendono tale: muoversi, guidare, pensare, avere emozioni, essere autosufficienti oltre al vivere senza portarsi dietro una farmacia ambulante.

Ebbene, la sorpresa viene proprio da qui.

In Italia, dice l’Eurostat, l’aspettativa di vita sana è scesa dai 74 anni del 2004 ai 61 del 2008.

Più che un’inversione di tendenza è un tracollo.

Ma sono i veri dati di fatto da tenere in considerazione e sui quali riflettere.

Questo documento della Dott.ssa Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo, è un atto d’accusa e di denuncia grave.

In sostanza evidenzia come nel nostro paese, a partire dal 2003 vi è un crollo dell’aspettativa di vita in salute, crollo che è ancora più repentino nelle donne che non nei maschi: la vita continua ad allungarsi ma la vita in salute si accorcia drasticamente come, tra l’altro, non aveva mai fatto prima. Cosa sta succedendo? E’ evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l’aumentare di patologie cronico-degenerative fra cui, in primo luogo il cancro, che purtroppo colpisce non solo gli anziani, ma sempre più spesso giovani e bambini.

Anche il dott. Cavallaro, in questo documento da un’interpretazione al crollo dell’aspettativa di vita sana nel nostro Paese.

Non sono quindi questi i veri elementi da tenere in considerazione e sui quali riflettere?

La politica non dovrebbe interrogarsi meglio e a fondo su una riforma che potrebbe costare più di quanto promette di risparmiare? come peseranno sul Pil un esercito di malati cronici stabilmente occupati?

Non sarebbe ora che le istituzioni iniziassero ad occuparsi del benessere e della qualità della vita dei propri cittadini?

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4 risposte a La speranza di vita

  1. loretta scrive:

    Leggerti ha solo confermato che facendo parte della casistica dei “diversamente giovani”, non andrò mai in pensione ma, direttamente nella dimora eterna – mazziata e cornuta! Convinta di beneficiare di un benessere generalizzato che invece specula sulla qualità interiore degli esseri umani – che triste constatazione! ciao

  2. Raffaele scrive:

    Purtroppo, se hai letto il mio precedente post, nutro le tue medesime convizioni. E non sono per niente felice.
    Ciao, un abbraccio

  3. ombreflessuose scrive:

    Buongiorno Raffaele, non è bello, e neanche salubre speculare sulla vita di
    persone che hanno dedicato la giovinezza e oltre, al lavoro, prima per vivere e adesso
    se tutto va bene sopravvivere.
    Buona domenica
    Mistral

  4. Raffaele scrive:

    @Mistral
    Credo che propagandare che si viva di più (anche se non è proprio così) e nascondere che tutti ci ammaliamo prima e trascorreremo gli ultimi anni di vita anzichè a godercela a curarci ad esclusivo beneficio delle case farmaceutiche, è un comportamento criminale. Politici e mezzi di informazione hanno la responsabilità di aver ingannato gli italiani, che quando lo scopriranno non saranno per niente felici…..
    Grazie, un abbraccio e buona domenica

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