La testa nel cassonetto 

Generalmente li incontro nelle mie passeggiate per Torino, al mattino, e c’è stato un momento in cui ho pensato di fotografarli.

Poi non l’ho fatto e mi sono vergognato per averlo anche solo pensato.

Parlo delle persone che vedo chine a rovistare nei cassonetti della spazzatura, con la testa all’interno, crude immagini di corpi mozzati, a testimoniare una crisi sociale e di degrado, fino a pochi anni fa inimmaginabile.

Dove non esiste ancora la raccolta differenziata i cassonetti della monnezza possono contenere qualsiasi cosa, dal cibo ad abiti ad oggetti per la casa.

Spesso al mattino, i negozi gettano cibi ancora buoni ma invendibili, per far posto alla merce fresca, nuova, dall’immagine accattivante.

Così entrano in scena loro, i nuovi poveri, da soli, molto più spesso in coppia per aiutarsi a vicenda, tirano su un cavolfiore appassito, delle mele ancora buone, dei peperoni, dell’insalata.

Ma quei volti nei quali i nostri occhi vengono catturati quando li vediamo risalire con quei piccoli tesori, mostrano una dignità che ci sorprende, perché non sono i volti classici dei poveri disadattati, dei barboni, dei vagabondi o dei tossici.

Hanno spesso il volto rasato, pulito, abiti datati ma lavati e stirati.

E questo che mi lascia attonito e sempre più spesso angosciato, inizio a chiedermi che storie possano esserci dietro le loro vite, che esperienze racconterebbero quelle mani curate e con le unghie tagliate, se un domani lì dentro potrei vedere qualcuno che conosco, qualcuno il cui destino è andato a puttane all’improvviso, la cui vita si è disintegrata dopo aver tanto lavorato.

Sono nostri connazionali, senza ombra di dubbio, cittadini finiti nel limbo di un’informazione che privilegia le storie di povertà che provengono dall’altra sponda del mare.

Storie che richiamano aiuti, alloggi, vitto e persino soldi per le sigarette.

E tanti tanti sporchi interessi criminali su cui lucrare.

E rimango attonito e muto a guardarli, senza fare nulla, ma con la rabbia repressa riprendo la mia camminata sotto i portici, le mani in tasca, il cuore sotto le scarpe.

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3 risposte a La testa nel cassonetto 

  1. quarchedundepegi scrive:

    Caro Raffaele,
    Hai scritto qualcosa di veramente commovente.
    Non posso sopportare i nostri politici che continuano a far finta di niente… dicendo che fanno le riforme.
    Buona notte.
    Quarc

  2. Raffaele scrive:

    Caro Dottore,
    dopo una lunga assenza sono felice di ritrovarti. Come hai scritto, è sempre più difficile tollerare la governance dei nostri politici, rivolta esclusivamente ai loro interessi personali.
    Ciao e grazie

  3. Marisa M. scrive:

    Sì, anche qui se ne vedono. Per quanto riguarda il cibo invendibile, basterebbe organizzarsi: i supermercati potrebbero stabilire un orario, una sorta di happy hour, in cui esporre della merce, che altrimenti verrebbe buttata, e regalarla. So che in alcuni posti fanno la fila per raccogliere qualcosa di mangiabile dai cassonetti collocati sul retro dei punti vendita. Ma così si dà l’impressione dell’accattonaggio, appunto, mentre una proposta come la mia renderebbe la “raccolta” più dignitosa.
    Senza contare che i supermercati potrebbero regalare del cibo prossimo alla scadenza alle mense dei poveri, piuttosto che metterlo a metà prezzo due giorni prima e poi buttarlo perché nessuno si fida a d acquistarlo.

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