La TV del dolore

La storia di Adelaide aveva commosso tutta l’Italia. Una bambina colpita da una grave malattia, o almeno così raccontava, spinta dalla madre a raccontare storie non vere ed ottenere così soldi.
La donna era riuscita anche a falsificare la documentazione medica, facendo credere che la figlia fosse affetta da una patologia al polmone, la “sindrome del lobo medio”, riuscendo così ad ottenere il riconoscimento dell’invalidità al 100%. La trasmissione “Le Iene” aveva sollevato già qualche tempo fa dubbi sul caso e qualche giorno fa, la madre della piccola Adelaide, Luisa Pollaro, è stata arrestata con le accuse di truffa aggravata, falso ideologico per induzione di Pubblico Ufficiale e falso materiale.
Durante le numerose ospitate televisive i due genitori avevano sostenuto che la figlia soffrisse di continue crisi respiratorie, e che per vivere necessitasse di un costoso intervento salvavita da eseguirsi in una clinica specializzata negli Stati Uniti. Si erano poi aggiunte serate di beneficienza in diverse regioni d’Italia, attraverso le quali i due erano riusciti a mettere in atto numerosissime truffe, in danno di cittadini, persone dello spettacolo ed enti pubblici. Scoprire di essere stati presi in giro e raggirati fa male, quando poi hai anche donato dei soldi fa ancora più male. Per cui capisco questo sentimento di rabbia che è esploso in questi giorni in molte trasmissioni televisive, le stesse che avevano ospitato Adelaide e la mamma. Perchè è verissimo che sfruttare l’immagine di una bimba per fregare il prossimo è grave, perchè una bimba ammalata ti tocca il cuore ancora di più e se puoi fare qualcosa per aiutarla lo fai, ma come si fa a non pensare quanto siano stati bravi come attori a portare avanti una sceneggiata simile? Non dico solo  la mamma, ma la bambina, deve per forza avere nel DNA i geni dell’attrice, non è possibile. Raccontare una balla così colossale e reggere a tutti gli esami senza mai contraddirsi, ma come si fa?  La stessa TV del dolore, quella che fa audience con le storie tristi, ora si dice indignata. E’ bello scoprire che esiste ancora l’indignazione pubblica, quella dei salotti televisivi, della domenica pomeriggio. E’ bello scoprire che l’indignazione non è più solo un sentimento del quale si fa uso nei Blog, su Facebook, nei Meetup quando si parla della politica nostrana e dei ladrocini continui dei nostri amministratori pubblici. Rubare soldi quando si dovrebbe fare il bene della collettività, può essere tollerato, rubare soldi raccontando bugie e strumentalizzando l’immagine di una bambina è intollerabile. Se il problema però fosse solamente l’essere stati presi in giro, quanta indignazione morale dovrebbe montare nel popolo italiano per tutte le menzogne colossali che certi politici ci raccontano da sempre? Ce lo siamo mai chiesti? Per concludere, domenica allo stadio di Roma, come tutte le domeniche, si sono presentate ai cancelli 63 auto blu, con autisti, scorte, parenti, amici e biglietti gratis di tribuna per tutti. A Domenica In o a Buona Domenica si è per caso indignato qualcuno?

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4 risposte a La TV del dolore

  1. isabella scrive:

    No comment…dove stiamo andando? Un mondo fatto solo di “grandi fratelli” forse? Spero di no. Giusto denunciare questi fatti, sperando che non vengano presi come esempio ma che servano a sollevare almeno un po’ di indignazione.

  2. speradisole scrive:

    Non ho il tempo di seguire queste trasmissioni, credo siano pomeridiane. Ma l’altro giorno, casualmente, ho scoperto che esiste su Rai1 una trasmissione “A casa di Paola”, condotta dalla Perego, dove una madre stava raccontando una tragedia di famiglia: la figlia sua piccola, abusata dal padre (o dal compagno, non ho ben capito).
    Il tono della trasmissione oltre che lacrimevole era stucchevole.
    Questa donna, ripresa da dietro con una massa di capelli neri, forse posticci ed un cappello da uomo, raccontava la sua tragedia.
    Venivano inquadrati i visi di circostanza dei presenti opinionisti che cercavano di dare un senso alle parole della donna.
    Non ho resistito, un po’ per mancanza di tempo ed un po’ per l’icredulità della situazione. Mi sembrava tutto costruito a mo’ di set cinematografico per fare scena.
    Ora non sono contraria ai sentimenti, ci mancherebbe, non mi piacciono se vengono messi in piubblico, anche se sono veri.
    Una certa dignità vorrebbe che i propri dolori si superassero non sotto i riflettori, ma con l’aiuto di gente capace (anche psicologi) e con la sostanziale presenza del servizio sociale adeguatamente retribuito anche per questo.
    Ciao Raffaele, molto bello questo tuo post e quanto mai attuale.
    La nostra tv è diventata la tv del dolore.
    E’ così che si fa ascolto ed introito pubblicitario.
    La tv di Stato degradata a puro commercio.

  3. riccardo scrive:

    Strumentalizzare il dolore, così come la stessa paura fa audience…
    Ma secondo me, la questione è questa: quanto, come e soprattutto PERCHE’ tanta gente ha questa smania, quasi voyeuristica d’assistere al dolore, molte volte addirittura inventato?
    Perchè tanti di noi si sono imbarbariti?
    Dove è andato a finire il nostro senso critico, dove il decoro e diciamolo pure, il nostro senso del ridicolo?
    Ciao.

  4. Raffaele scrive:

    Grazie a tutti. Pur guardando poco la TV mi sono imbattuto in questo caso e ne ho tratto le considerazioni che ho scritto sopra. E’ vero che c’è gente che guarda solo certe trasmissioni, che fanno Audience e share grazie ad escamotagè poco etici. La casistica dei “casi” inventati pur di fare ascolto riempierebbe dei libri. Ora i professionisti della TV sono tutti indignati, ma solo perchè stavolta altri hanno usato loro per falsi scopi, quindi sono tutti indignati… non ho parole.

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