Laghat, la favola del cavallo cieco che vince le corse


Neanche nelle migliori sceneggiature dei migliori film strappalacrime. La storia di Laghat, un cavallo di 9 anni, quasi completamente cieco dalla nascita a causa di una micosi, che corre e si allena all’ippodromo pisano di San Rossore. In cinque anni ha vinto 19 corse, ottenendo anche una lunga serie di piazzamenti in giro per l’Italia. La storia di Laghat, questo il nome del cavallo, è raccontata sulle pagine de “Il Tirreno”. «Ha una luce dentro – sostiene il suo proprietario-fantino, Federico De Paola – Riesce ad orientarsi perfettamente in pista, ha un sesto senso che gli consente di evitare i contatti con gli altri cavalli. E risponde perfettamente ai comandi». Laghat vive in un capanno attrezzato dentro San Rossore insieme alla compagna, una cavalla grigia. Altro che febbre da cavallo, Laghat è un combattente, non si è mai arreso e ha sempre puntato dritto senza poter neanche vedere il traguardo. Senza poter vedere con i proprio occhi le luci della ribalta, la linea di arrivo, la bandiera a scacchi. Ma lui è nato così e per questo non lo sa e corre, e in più vince. Un bella favola, una storia da raccontare

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8 risposte a Laghat, la favola del cavallo cieco che vince le corse

  1. alberto scrive:

    Bella storia davvero. Mando il link a un’amica blogger non vedente.

  2. Raffaele scrive:

    Grazie Alberto, anche per essere passato di qui.
    Ciao

  3. luciabaciocchi scrive:

    Buon giorno Raffaele, torno a leggerti dopo qualche giorno, bella sopresa trovare questa notizia, quando l’ho ascoltata in tv, ho pensato se ne potesse fare una trama per un film. Di questi tempi i gesti positivi sono così rari….
    Un saluto mattiniero 🙂

  4. Raffaele scrive:

    Bentornata Lucia, è sempre un piacere sapere che mi segui.
    Grazie, ciao

  5. Gibran scrive:

    E’ una storia commovente, poi le chiamano bestie mentre è l’uomo che è tale per le violenze che infliggono agli animali, ma loro ci insegnano.
    Ciao Raffaele.
    PS:Scusa se mi sono permessa di invadere il tuo spazio.

  6. Raffaele scrive:

    @ Gibran
    Ma figurati, è sempre un piacere riceverti, torna quando vuoi.
    Grazie
    Ciao

  7. Antonio scrive:

    Sono malato di Parkinson da 16 anni e disabile da 6, quotidianamente mi batto per vincere i disagi fisici e psicologici causati a me e alla mia famiglia da questa malattia che progressivamente spegne il fisico e la mente. Quando ho visto gli occhi color madreperla del grande Laghat, l’emozione mi ha sopraffatto quasi quanto provai nel vedere Ali’ ad Atlanta 96 reggere tremante la fiaccola olimpica (il destino ha voluto che nello stesso anno contraessi anch’io la malattia). La storia di Laghat e del rapporto straordinario che lo lega al proprio caregiver (fantino sarebbe riduttivo) mi ha dato ulteriore forza per andare avanti.

  8. Raffaele scrive:

    @Antonio
    Ogni giorno vedo ed incontro persone meravigliose come te che lottano contro disabilità, dolore, fatica e pregiudizi, al solo scopo di cercare di vivere, nel senso più vivo della parola. La società purtroppo fa ben poco per aiutare queste persone. La vostra lotta quotidiana è però uno straordinario esempio di attaccamento alla vita ed alla speranza, il non arrendersi mai. Poi ci sono altri esempi che appaiono addirittura miracolosi, come Laghat o Zanardi, che esprimono nello sport un’eccellenza da normodotati. Nelle prossime elezioni amministrative, sono al fianco di un mio amico non vedente candidato a sindaco, una persona che nonostante la disabilità che lo affligge con forza di volontà conduce una vita normale.
    Ti faccio i miei migliori auguri, non mollare mai
    Ciao e grazie per essere passato di qui

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