L’errore è inseguire la crescita

Fa una certa impressione leggere i patti multilaterali, gli appelli bipartisan alla coesione nazionale in nome della Crescita invocata come se fosse la Madonna miracolosa. Ma di cosa parlano sindacalisti, industriali, banchieri, politici?
Negli ultimi decenni la produttività del lavoro è aumentata, il Pil è raddoppiato, ma le ore lavorate sono diminuite dell’86%. Insomma, nei paesi a capitalismo maturo, i posti di lavoro diventano più produttivi e diminuiscono di numero.
Le ragioni di questa divaricazione, di questo divorzio tra crescita e benessere, sono molte: la delocalizzazione delle produzioni industriali di massa, l’allargamento dei sistemi di mercato in nuove aree geografiche e settori produttivi, la finanziarizzazione dell’economia con i tassi di rendimento esorbitanti pretesi dai possessori di titoli di credito ed altro ancora. Ma è certo che inseguire questa crescita è un vero suicidio per le società occidentali. Senza contare il fatto che questa crescita economica si porta dietro un carico ambientale semplicemente insostenibile. Serve ricordare le guerre commerciali in corso per l’accaparramento delle materie prime, delle utilities, del suolo fertile, dei genomi, di internet… e di quanti altri beni comuni ancora rimangono da saccheggiare? Per quanta droga finanziaria (speculativa nelle Borse o di stato nel sostegno ai titoli del debito pubblico) si possa immettere, la cosiddetta “economia reale” europea, quella fatta di merci vendibili e di lavoro vivo remunerato, non riuscirà mai a tenere il passo nella guerra competitiva senza confini e senza regole che si chiama concorrenza intercapitalistica internazionale, dove 500 società di capitale controllano il 52% del Prodotto lordo mondiale, dove una microscopica casta di cosmocrati stile Marchionne ha il potere di determinare le politiche industriali degli stati nazionali.
Difficile pensare che la crisi di un sistema si possa risolvere perseverandolo a tutti i costi.
Sarebbe forse giunto il momento di mettere in dubbio l’imperativo della crescita. Le alternative esistono, ma sono quelle non scritte nel “patto sociale”: redistribuire il lavoro attraverso una diminuzione degli orari di lavoro(in Germania lo chiamano “tempo pieno breve per tutti” o “società a mezza giornata”) e l’introduzione di nuovi modelli di reddito (fissazione di limiti massimi e minimi con un reddito di base garantito per la valorizzazione del lavoro oggi non retribuito per attività di cura per la famiglia, la natura, la società); nuova fiscalità puntando su tasse ecologiche (carbon tax, pubblicità) e socialmente eque (Tobin tax); diversa gestione trasparente e pubblica della finanza (imponendo tassi di rendimento differenziati a seconda del periodo di recupero); economia solare, investimenti ecologici (conversione ecologica dell’industria secondo i modelli della Bleu Economy, a zero emissioni), revisione della contabilità nazionale (superare il Pil come indicatore del benessere sociale ed della sostenibilità ambientale). Insomma è necessario “disaccoppiare” (decoupling, come dicono gli economisti) il benessere, lo star bene, da quanto il mercato è disposto a darci, cioè dalla nostra capacità di solvibilità.
Per uscire davvero dalla crisi dovremmo far recedere il mercato cominciando da quello finanziario, dei titoli di debito, aumentando gli spazi anche economici di autonomia della società. Sottrarre beni e servizi comuni (l’acqua è solo il primo esempio, quanti altri sarebbero possibili?) dagli artigli della “messa a valore” (rendimento monetario, profittabilità) di ogni cosa e di ogni relazione sociale. Insomma servirebbe un progetto di nuovo modello economico per la sinistra. Esattamente il contrario della crescita.

Questa voce è stata pubblicata in Lavoro e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a L’errore è inseguire la crescita

  1. marco scrive:

    La penso esattamente come te……..da molto tempo e forse ne abbiamo parlato.

  2. Raffaele scrive:

    @ Marco
    Sono anni che ripeto in ogni dove che occorre lavorare di meno, aumentare i salari e ridurre i profitti. Il risultato? Mi guardano come avessi detto d’aver visto i marziani. Marco tu lo sai che non dico balle, perché sei testimone… Di questo passo pero’ finiremo veramente male….
    Ciao e grazie

  3. isabella scrive:

    Secondo me prima o poi sarà giocoforza arrivare alla “decrescita”, é impossibile continuare su questa strada, chi lo sà quando accadrà, staremo a vedere.
    Ma noi cittadini siamo pronti ad una rivoluzione del genere?
    A mio parere se non si parte dalle nuove generazioni, se il consumismo resta la prima regola di vita insegnata ai ragazzi non cambierà mai nulla, costoro saranno i prossimi”gestori” del pianeta, il futuro é nelle loro mani quindi diamoci da fare, con il buon esempio e con nuove regole… sempre che i nostri governanti si decidano a governare…..
    Ciao.

  4. Raffaele scrive:

    @Isabella
    E’ vero, molto dipende dai genitori, ma i modelli comportamentali vengono alimentati dai mass-media, nelle mani delle industrie del consumismo…
    Speriamo in bene.
    Ciaooo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *