Lettera aperta degli Informatici a Brunetta

Riporto, integralmente, la lettera aperta scritta dall’Associazione Nazionale Informatici Pubblici ed Aziendali ed indirizzata al Ministro Brunetta dopo che il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) che vorrebbe passare (?) dalla carta e timbri al digitale sburocratizzato


LETTERA APERTA AL MINISTRO PER LA

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L’INNOVAZIONE

PROF. RENATO BRUNETTA

Ovvero il commento alla presentazione del nuovo CAD

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), da Lei proposto. Questo decreto legislativo segna il passaggio dall’Amministrazione novecentesca (fatta di carta e timbri) all’Amministrazione del XXI secolo (digitalizzata e sburocratizzata) e fornisce una puntuale attuazione dei criteri di delega contenuti nell’articolo 33 della legge n. 69 del 2009. La premessa descrive il nuovo CAD ed il salto epocale che dovrebbe provocare ma confonde, come spesso accade, lo strumento con i processi: sembra che premere il tasto “INVIO” al posto dell’imprimere un timbro sarà il gesto dell’innovazione. Forse sarebbe necessario analizzare i motivi che ritardano o inibiscono la timbratura e verificare se gli stessi svaniranno come nebbia al sole davanti alla tastiera QWERTY, strumento alternativo offerto alla burocrazia. Confondere gli strumenti con i processi è una trappola nella quale si cade spesso quando si equipara lo strumento che supporta la soluzione con il processo stesso. Se facciamo una breve indagine riscontriamo che l’informatica della PA non ha innovato molto i processi ma ha ripercorso, aggiungendo qua e la qualche variazione, le precedenti attività manuali. Un’attività simile alla pianificazione delle vacanze in funzione di dove le compagnie aeree volano, piuttosto che dove si desidera veramente andare.

  • Dopo la Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione (il decreto legislativo n. 150/2009 che ha introdotto meritocrazia, premialità, trasparenza e responsabilizzazione dei dirigenti), l’approvazione del nuovo CAD (il vecchio Codice è stato pubblicato cinque anni fa con decreto legislativo n. 82 del 2005) va a costituire il secondo pilastro su cui poggia il disegno di modernizzazione e digitalizzazione della PA definito nel Piano industriale presentato nel maggio 2008. Il Piano Industriale di cui si parla non contiene il termine “personale”, una ricerca testuale di questa parola ha prodotto 0 (zero) occorrenze come risposta; diciamo che anche qui si è scambiato un elenco, per non dire un’accozzaglia, di progetti per uno “strumento che analizza e descrive un’idea imprenditoriale e una formula strategica”. Saremmo felici se quel lungo elenco di progetti o meglio di loro frazioni, che mira soltanto a saturare la mente dell’incauto lettore, fosse un vero Piano Industriale come viene gabellato. Per non essere di parte invito chiunque ne abbia voglia, interesse e curiosità a confrontare il Brunetta-Piano con una presentazione di una prestigiosa “terza parte”, l’Università di Pisa, di cosa sia un piano industriale (vedi: http://www.dea.unipi.it/db/UtentiEA/rfiorentino/Il%20piano%20industriale.ppt). Tanto per anticipare alcune distrazioni di chi ha redatto l’innovativo progetto, pensiamo che le caratteristiche del piano dovrebbero essere realistiche, chiare e, al tempo stesso, sintetiche, analitiche, coerenti e flessibili. Nessuno di questi attributi si addice al documento del maggio 2008. Ma la slide killer che affossa definitivamente il ponderoso lavoro di Palazzo Vidoni è quella che elenca tutte le particolarità riscontrabili come:
  • sopravvalutare la propria idea imprenditoriale sottovalutandone i rischi;
  • considerare il piano stesso un puro obbligo formale finendo per sottovalutarne le potenzialità gestionali;
  • delegare completamente a soggetti esterni la redazione del piano, non apportando le indispensabili conoscenze circa la propria azienda e il business;
  • eccedere nella ricerca e nella produzione di informazioni a discapito della chiarezza del documento;
  • trascurare di supportare le informazioni fornite con adeguati riferimenti ed analisi;
  • sopravvalutare alcune parti a discapito di altre e della complessiva organicità del documento.

Siamo nella pagina che elenca gli errori da evitare, il Ministro li ha inanellati tutti nel suo Piano Industriale! Questa riforma, resasi necessaria per effetto della rapida evoluzione delle tecnologie informatiche, risponde in maniera puntuale alla necessità di mettere a disposizione delle Amministrazioni e dei pubblici dipendenti strumenti (soprattutto digitali) in grado di incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’intero sistema pubblico. I cittadini e le imprese richiedono, infatti, mezzi più snelli, rapidi e meno costosi per comunicare con le Pubbliche Amministrazioni. L’obiettivo è quindi quello di evitare che strutture obsolete e procedure interminabili continuino a gravare il sistema Italia di costi e di adempimenti tali da scoraggiare l’afflusso di capitali internazionali a vantaggio di Paesi, anche emergenti, che hanno più decisamente imboccato la strada della modernizzazione e della semplificazione amministrativa. Continua, accentuata, la confusione dello strumento con la soluzione del problema, compare anche l’elemento ritardo dell’Amministrazione nei confronti della “rapida evoluzione delle tecnologie informatiche”, forse sarebbe il caso di chiedere l’intervento della Protezione Civile per eliminare il gap! A proposito di ritardi sull’evoluzione del software, nulla viene suggerito sugli standard da utilizzare e neppure un accenno all’introduzione, in modo sistematico ed istituzionale dell’Open Source nella PA. Una release LINUX_PA_ITALIA_GOV è una galassia troppo distante da Palazzo Vidoni.Le principali novità riguardano:

– la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni attraverso l’istituzione di un ufficio unico responsabile delle attività ICT, la razionalizzazione organizzativa e informatica dei procedimenti,l’introduzione del protocollo informatico e del fascicolo elettronico;

– la semplificazione dei rapporti con i cittadini e con le imprese attraverso l’introduzione di forme di pagamenti informatici, lo scambio di dati tra imprese e PA, la diffusione e l’uso della PEC, l’accesso ai servizi in rete, l’utilizzo della firma digitale, la dematerializzazione dei documenti e l’arricchimento dei contenuti dei siti istituzionali in termini di trasparenza;

– la sicurezza e lo scambio dei dati attraverso la predisposizione, in caso di eventi disastrosi, di piani di emergenza per garantire la continuità operativa nella fornitura di servizi e lo scambio di dati tra PA e cittadini.

Mi chiedo se già non fosse presente un ufficio unico, un’Autorità che in realtà si è sempre dimostrata distratta dai problemi dell’informatica pubblica: la situazione nella quale ci troviamo non è certo voluta da noi tecnici-sparsi-in-via-di-estinzione ma ben diretta prima da AIPA, poi CNIPA e staremo a vedere la DigitPA cosa riuscirà a fare. C’è un sito WEB interessantissimo, lo consiglio per gli argomenti trattati e per la simpatia e professionalità dell’autore, Paolo Attivissimo, dove probabilmente a breve apparirà qualcosa sulla PEC. La PEC è la Posta Elettronica Certificata che, a detta del pool di pensatori dell’innovazione, dovrebbe diventare lo strumento principe nella comunicazione tra PA, Cittadini e aziende. Nonostante il fenomeno sia evidente a Palazzo Vidoni ancora ci si illude di aver trovato la formula magica. Nessuno riferisce quanto sta accadendo, ovvero, che se si vuol scrivere ad una qualsiasi Amministrazione od ente è necessario acquisire un indirizzo di posta dal destinatario al quale si desidera scrivere, e non disporre, semplicemente, di una qualsiasi PEC certificata. “Centum capita centum sententiae”, cento e-mail cento indirizzi diversi. Ma il problema viene insabbiato, anzi silenziato. Anche le attività più semplici, quelle che prevedono l’acquisizione della casella di posta certificata non sono descritte: vediamo come ottenerne una. Entrati nel sito dell’INPS con qualche difficoltà si accede ad una pagina dove vengono descritte le caratteristiche del rilascio della casella ed i benefici che il cittadino può trarne dal suo utilizzo. Proseguendo, con l’animo preparato a partecipare alla rivoluzione informatica che ci avvicinerà alla PA, veniamo bloccati da una schermata che ci chiede, oltre al nostro codice fiscale, un PIN od il codice CNS, la Carta Nazionale dei Servizi. Dal sito della Camera di Commercio ottenerla costa 25 euro che moltiplicato per quanti la chiederanno fa una bella cifra: in alternativa si può richiedere il PIN all’INPS stessa che lo invierà in due segmenti, il primo online e l’altro via posta tradizionale. Domani darò il via alla richiesta, voglio proprio la PEC !!! Da ultimo possiamo riportare un’esperienza che rappresenta la ciliegina sulla torta, o meglio la misura che separa il dire dal fare (bene). Si parla dell’unico prodotto software nel quale il CNIPA ha tentato di mostrarsi operativamente informatico: il 29 febbraio 2008 tutte le amministrazioni che avevano adottato il pacchetto CNIPA sono rimaste bloccate per ore a causa di un errore da principianti: nell’anno bisestile il giorno 29 febbraio non era previsto.

E’ un invito a tutti a riflettere!!

Il nuovo Codice dell’amministrazione digitale rende possibile la modernizzazione della Pubblica Amministrazione con la diffusione di soluzioni tecnologiche e organizzative che consentono un forte recupero di produttività. Tra questi:

– riduzione dei tempi fino all’80% per le pratiche amministrative;

– riduzioni dei costi della giustizia: nei sei mesi di sperimentazione delle notifiche telematiche relative al processo civile presso il Tribunale di Milano sono state effettuate 100.000 notifiche telematiche per unrisparmio di circa 1 milione di euro;

– riduzione di circa 1 milione di pagine l’anno per l’effetto dell’avvio della dematerializzazione, con l’obiettivo al 2012 di ridurre di 3 milioni le pagine;

– risparmio del 90% dei costi di carta e del relativo impatto ecologico (uso e smaltimento) per circa 6 milioni di euro l’anno (solo acquisto senza smaltimento);

– utilizzo diffuso della Posta Elettronica Certificata (PEC), che produrrà un risparmio a regime di 200 milioni di euro per la riduzione delle raccomandate della Pubblica Amministrazione ai cittadini, senza contare la riduzione dei tempi e degli spazi di archiviazione. Una volta completato l’iter di approvazione, il decreto legislativo avvierà un processo che consentirà di avere entro i prossimi 3 anni (in coerenza quindi con il Piano e-Gov 2012) un’amministrazione nuova, digitale e sburocratizzata:

Entro 3 mesi le pubbliche amministrazioni utilizzeranno soltanto la Posta elettronica certificata (PEC) per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna ai soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo;

Entro 4 mesi le amministrazioni individueranno un unico ufficio responsabile dell’attività ICT;

Entro 6 mesi le pubbliche amministrazioni centrali pubblicheranno i bandi di concorso sui propri siti istituzionali;

Entro 12 mesi saranno emanate le regole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle copie cartacee e soprattutto a quelle digitali dei documenti informatici, dando così piena effettività al processo di dematerializzazione dei documenti della PA. Le pubbliche amministrazioni non potranno richiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali. Il cittadino fornirà una sola volta i propri dati alla Pubblica Amministrazione: sarà onere delle amministrazioni in possesso di tali dati assicurare, tramite convenzioni, l’accessibilità delle informazioni alle altre amministrazioni richiedenti;

Entro 15 mesi le pubbliche amministrazioni predisporranno appositi piani di emergenza idonei ad assicurare, in caso di eventi disastrosi, la continuità delle operazioni indispensabili a fornire servizi e ilritorno alla normale operatività.

Ritengo che il progetto costerà al contribuente importi che andranno solo ad incrementare, ammesso che lo segnaleranno, gli emolumenti dei super dirigenti, dei consulenti, dei sub-consulenti, dei portavoce e degli “elogiatori” del piano. Non produrrà null’altro se non una grande confusione che è il maggior nemico del ben fare, specie nell’informatica. Ma è così, un docente universitario di tutt’altra disciplina pensa, magari con il supporto di qualche esperto, di poter riformare la PA con l’uso delle ICT.

Invito a valutare gli effetti di questa “direttiva”:

Entro 4 mesi le amministrazioni individueranno un unico ufficio responsabile dell’attività ICT;”

Un cartello. Un appalto. Una spesa. Esistono diverse migliaia di dipendenti pubblici specialisti dell’ambiente PA e delle ICT da utilizzare del tutto gratuitamente, ma Lei, Sig. Ministro, non ha ritenuto opportuno consultarli … seguendo l’adagio che ciò che non costa non ha valore.

Complimenti Sig. Ministro.

Eppure anche ai vertici della nostra società civile inizia a sentirsi la necessità di vivere la politica in modo diverso, una chiara gestione della res publica che, specie nel campo delle ICT troverebbe uncontesto adatto a realizzazioni di livello. Riporto, in quanto esplicitamente non schierato, il pensiero che sembra abbia motivato la costituzione del movimento”Italia futura”:

“Ho deciso di aiutare un gruppo di giovani economisti e ricercatori in un “think tank” un po’

all’americana. Fuori dall’ottica e dalle logiche dei partiti della politica, che è sempre così invadente». Un

pensatoio che dovrebbe «cercare di studiare – continua il presidente della Ferrari – dove vogliamo essere

tra cinque anni. Una grande spinta a porci degli obiettivi che non sono né di destra né di sinistra».”

Come si può constatare è una filosofia del tutto nuova, un approccio che, come informatici, abbiamo sempre vissuto nella nostra professionalità sempre tesa ad offrire al mondo della Pubblica Amministrazione ed a quello delle aziende la migliore soluzione per efficienza ed economicità.

Lo sguardo dei nostri attuali pensatori non sembra arrivare molto lontano: non supera i 15 mesi.

f.to Il Presidente

Raffaele Pinto

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