Pozzi di verità

Guardando le foto della villa di madamina Gheddafi, mi è tornato alla mente il monologo di suo padre in Italia, giusto un anno fa: «Dal 1977 ho lasciato tutto il potere al popolo». Per sé e i suoi cari si era tenuto le piscine. E’ la solita doppia verità della politica, che in pubblico maneggia concetti elevati e in privato pensa agli affari propri e del proprio clan. Che ci caschino i sudditi di un dittatore è quasi patologico. Ma come mai anche noi, cittadini evoluti di una democrazia, continuiamo a bere spremute quotidiane di falsità senza provare un moto di disgusto? Le uniche guerre per la libertà che emozionano i governi occidentali sono quelle che avvengono nei Paesi ricchi di materie prime. Se un manigoldo massacra la gente in un deserto zampillante petrolio è un criminale che va estirpato in nome dei diritti umani. Ma se un manigoldo analogo semina il panico su una distesa di pietre, come sta avvenendo in Siria, le esigenze della libertà diventano subito un po’ meno urgenti e prevale il principio di non intervento negli affari interni di un’altra nazione.

Non mi illudo più che le classi dirigenti si facciano guidare da principi etici. Pretendo però che ci trattino da adulti e la smettano di pigliarci per i fondelli. Sai cosa gliene importa a Sarkozy della libertà dei beduini. E’ andato in Libia per impossessarsi dei pozzi dell’Eni. E noi controvoglia lo abbiamo accompagnato per tenerlo d’occhio. Dice il proverbio: la verità è nuda, tocca alla saggezza rivestirla. Alla saggezza, però, non alla faccia tosta.

M.Gramellini

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