Quando il disastro sarà compiuto

C’è qualcosa di raggelante, nella crisi economica che sta investendo il pianeta come un uragano infinito: ed è qualcosa di più della semplice consapevolezza di potersi permettere meno di prima, di fare sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese, perfino di scendere con tutte le scarpe sotto la soglia di povertà.

Quello che toglie il fiato per quanto fa paura è accorgersi, a poco a poco, che il sistema di cui ci si è fidati per decenni sembra iniziare davvero a non funzionare più; che il benessere e la prosperità che quel sistema sembrava destinato ad assicurarci per sempre svaniscono giorno dopo giorno, inesorabilmente, e quelli che dovrebbero avere in tasca le soluzioni per raddrizzare la situazione non sanno che pesci prendere; che non esiste un’alternativa pronta a sostituirlo, quel sistema, quando dovesse sibilare l’ultimo rantolo e venire giù come un castello di carte.
Credo sia questo a terrorizzarci, più che la povertà: la sensazione di ritrovarci soli in mezzo a un gigantesco corto circuito, il sospetto di dover mettere da parte tutto quello che credevamo di sapere, la prospettiva di non avere più nessuna certezza non tanto su quello che metteremo nel piatto domani sera, ma soprattutto sulla credibilità dell’unico modo di farlo che abbiamo mai conosciuto.
Non può succedere, hanno continuato a ripeterci per tutti questi anni, perché questa è la strada giusta e deve portare per forza da qualche parte: e oggi il dubbio che quelle parole non siano altro che un mantra vuoto ci attanaglia come una morsa, ci spalanca gli occhi nel cuore della notte, ci toglie il fiato quando pensiamo a cosa succederà dopodomani.
Formiche impazzite, andiamo avanti a ripetere finché possiamo gli unici riti che conosciamo perché non siamo capaci di immaginare altro: ma da qualche parte, dentro di noi, si fa strada il pensiero che quei riti non servano più a niente, e anzi che siano solo un modo come un altro per accelerare la fine.
Quando il disastro sarà compiuto, allora forse ricominceremo a respirare, a farci qualche domanda, a riflettere tutti insieme.
Senza avere più niente da perdere, perché alla fine avremo perso tutto quanto.

Fonte: metilparaben.blogspot.com

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2 risposte a Quando il disastro sarà compiuto

  1. Quarchedundepegi scrive:

    Sorrido pensando che qualche mese fa “Quelli” che ora danno consigli a Monti ci dicevano che da noi va tutto bene.
    Ora va tutto male. Ma “Quelli” hanno lavorato male; ci hanno raccontato un mucchio di balle; hanno portato il Paese sull’orlo della Bancarotta; hanno fatto lo Scudo fiscale per darci del fumo negli occhi facendoci credere che i soldi per lo Stato erano all’estero; non si sono accorti (hanno fatto finta di non accorgersene) che i soldi erano già in Italia… o se li stavano intascando loro; “Quelli” hanno lavorato male e hanno creato tante sofferenze “gratuite” e sicuramente anche suicidi.
    Chi ammazza o incita al suicidio è un delinquente?
    Dovrebbe andare in galera?

  2. loretta scrive:

    Il domani fa paura. La scossa al cervello è arrivata, si è materializzata la realtà e senza vie di fuga…ora dovremo rinascere dentro e fuori, affrontare la vita costruendoci altri parametri, fino ad ora erano parole lette o ascoltate ora dobbiamo interiorizzarle e modificare la nostra quotidianità. Difficile, faticoso e terrorizzante! ciao

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