Quello che siamo

Qualche sera fa ad una cena tra amici, la mia amica Lia, impegnata nel sociale, mi ha detto: ” Raf, la responsabile della cooperativa sociale xyz, mi ha detto di aver conosciuto, durante un viaggio al mare, un macchinista simpatico, cordiale e gentile. Ho subito pensato a te, ma eri tu ?” Il pensiero allora è ritornato ad un mese prima, su quel gruppo di bambini, accompagnati da una gentile signora, che si recavano per qualche giorno al mare, in una casa famiglia. Sei bambini di colore, dai 2 agli 8 anni, giunti in Italia da circa 1 anno, con mamma e papà, ma con il papà che subito dopo abbandona tutti e scappa con un’altra donna. A tutti questi bimbi, prima di partire, con il treno fermo in stazione, ho fatto vedere la cabina di guida ed ho fatto suonare la tromba, poi una cordiale breve chiacchierata con la responsabile del gruppo. In particolare mi colpì un bimbo, che tutti chiamavano “Le professeur”, in virtù delle sue spiccate doti di intelligenza e capacità di apprendimento, solo 6 anni ma brillantissimo. Volevo chiedere a Lia, perchè avesse pensato proprio a me, poi ho concluso che probabilmente sono l’unico macchinista che lei conosce.

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3 risposte a Quello che siamo

  1. loretta scrive:

    O forse semplicemente perchè sa che sei in grado di dare contatto umano e sensibilità!
    Io da piccola adoravo i macchinisti sempre pronti a dedicare del tempo a noi bambini, erano tutti “miei zii”, forse è una speciale categoria!

  2. Raffaele scrive:

    Si, lo era, ora forse non più. Ciao e grazie

  3. Marisa scrive:

    «Volevo chiedere a Lia, perchè avesse pensato proprio a me, poi ho concluso che probabilmente sono l’unico macchinista che lei conosce.»

    Suvvia, un po’ di più autostima! 🙂
    Anche in questo assomigli a mio marito. 🙁

    Comunque se la “categoria” non è più quella di una volta ma TU hai le caratteristiche del macchinisti di un tempo, ciò ti fa molto onore e di questo devi essere orgoglioso.

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