Senso civico e felicità

Più si è ricchi, più si è infelici, questo il senso di una delle teorie dello psicologo israeliano Daniel Kahneman, premio nobel per l’economia nel 2002, per aver integrato teorie psicologiche alla scienza economica. Da piccolo, quando frequentavo la chiesa ed andavo a messa, ogni giorno il prete nella predica ci invitava a compiangere i “poveri” ricchi, afflitti da chissà quali problemi, proprio in virtù della loro ricchezza, ma allora la maggioranza di noi era povera, ma non stupida, e questa teoria consolatoria in realtà ci faceva sogghignare ed auspicare di essere magari meno felici, ma con qualche possibilità in più di quelle che avevamo, molto modeste. Ma adesso, studiosi imparziali e privi di interessi in causa, affermano che i troppi soldi inducono crescente infelicità. Perché? Perché le persone investono troppe risorse per il consumo di beni materiali a scapito di altre parti dell’ esistenza, in particolare la vita familiare e di relazione, dalle quali dipende in larga misura la nostra felicità. Ma perché allora si persiste in questa folle corsa al di più? Kahneman, sempre armato non di buonismo, ma di indagini scientifiche: « Il consumo di cose comode e non stimolanti crea dipendenza », come una droga dunque, e « aumenta nel tempo il costo richiesto per cambiare stile di vita » . Che noi occidentali dobbiamo cambiare stile di vita o mal ce ne incorrerà, e già ce ne incorre, siamo in tanti a dirlo, Resta la fondamentale domanda: ma si può, e come, misurare l’ elusiva felicità umana? La ricchezza, quale fattore determinante della felicità, si manifesta solo in presenza di redditi alquanto bassi, questo vuol dire che ad es. un aumento di stipendio a persone che arrivano a malapena a fine mese, può effettivamente tradursi in un sentimento di felicità, ma quando le cifre in ballo hanno sei zeri o più, allora è un altro paio di maniche… Studi seri ed alternativi, affermano che nei paesi dove la gente è più felice, sono quelli nei quali più alto è il senso civico ed il rispetto della democrazia e delle regole. Come in Svizzera ad esempio, come riporta l’economista Frey, dove le persone sono molto felici, non perchè godono di un discreto benessere economico, ma per il loro modo di concepire la democrazia. La possibilità per i cittadini di poter esprimere il loro parere su molti temi in gioco, tramite referendum su temi complessi o meno, genera una soddisfazione che appaga le persone e le rende felici. Quindi dove forme di democrazia diretta regolano la vita politica e sociale, anche i servizi funzionano meglio, e la soddisfazione nell’aver contribuito ai processi decisionali che li hanno generati, si traduce in una felicità che porta armonia sociale, senso civico e democrazia. Forse sarà per questo che quando vengono stipulate classifiche sulla felicità, noi italiani siamo sempre nelle ultime posizioni ?

Questa voce è stata pubblicata in Società e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Senso civico e felicità

  1. loretta scrive:

    Quindi non è più un luogo comune è dimostrato scientificamente che anche i ricchi piangono! Dovrò abituarmi che fare fatica economicamente è sintomo di felicità…scherzi a parte la compartecipazione dettata dalla condivisione non può che farci sentire “vivi” nel senso di appartenenza alla specie e non può che generare soddisfazione. Chissà perchè in Italia negli ultimi 15 anni si sono persi 24 referendum su 24 per mancato quorum?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *