Sindacato e sindacalisti

Oggi hanno arrestato un piccolo sindacalista che in cambio della bustarella, garantiva alla ditta che i suoi 5 operai, non avrebbero fatto scioperi. Poi hanno arrestato un impiegato, che sempre per la solita bustarella, avrebbe omesso controlli di qualità sul lavoro della ditta, nel campo delle pulizie dei treni. Che le bustarelle siano ormai diventate un evento sociale, c’è poco da discuterne, quando ad essere preso in flagrante è uno pseudo difensore dei diritti dei lavoratori, questo lascia sconcertati. Ma alzi la mano chi non ha mai pensato, neppure per un attimo, come lavoratore, di essere stato venduto al padrone, in un chiaroscuro gioco di cui si ignorano gli attori, ma non la sceneggiatura. Io non ricordo, in 30 anni di lavoro, un periodo di così scarso appeal del Sindacato nel giudizio dei lavoratori. Eppure, conosco personalmente tantissimi sindacalisti che so per certo essere onesti ed integerrimi, che svolgono con passione il loro compito, che sacrificano affetti, tempo libero ed amicizie, sull’altare degli ideali e delle passioni. Ma cos’è che mette in crisi la figura del sindacalista agli occhi degli iscritti e dei non iscritti? In primis, il fatto che li si vede, sempre, troppo contigui con le aziende, che dovrebbero essere in teoria, la parte avversa, ma che troppo spesso, per chissa quale motivo si verificano inversioni di ruolo, chi rappresentava i lavoratori, passa a rappresentare l’azienda, scalando verso l’alto la scala gerarchica della posizione occupata. Forse perchè chi fa sindacato è e rimane stipendiato dall’azienda? Io su questo tema, ho una mia personale opinione, sempre espressa. Io, ritengo che troppe persone in Italia, abbiano scelto di fare il sindacalista come mestiere, non avendone, nè le capacità, nè la statura morale. E’ risaputo ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, che il sindacato serve più alle imprese che ai lavoratori. Rappresentando l’elemento di mediazione tra i possibili conflitti e le sempre disattese aspettative dei lavoratori, esso si erge come elemento istituzionale, tramite il quale gli accordi sottoscritti anche senza il beneplacito dei lavoratori, diventano immediatamente efficaci. Perchè chi fa Sindacato, se è bravo, non è stipendiato dai lavoratori ? Ad essi dovrebbe render poi conto del suo operato, essi deciderebbero del suo futuro, continuare a rappresentarli, oppure ritornare in produzione. Invece purtroppo quelle poltrone vengono occupate sempre dagli stessi culi, da decenni, qualcuno di loro ogni tanto riesce a fare il salto nella politica, altri scavalcano la barricata e passano a dirigere le Aziende, e questi diventano i peggiori padroni e interlocutori. Il potere d’acquisto degli stipendi è fermo da 15 anni , i salari sono tra i più bassi d’ Europa e quando senti un sindacalista cosa dice ? Che c’è la crisi, che bisogna competere con altri, che si può perdere il lavoro ( il suo mai…) che c’è chi sta peggio, che bisogna accontentarsi, che gli accordi stipulati che tu vorresti farglieli mangiare, sono buoni accordi e sei tu che non li comprendi, ergo bisogna prenderlo in quel posto ed esserne pure lieti. No io li comprendo benissimo invece, cosa non comprendo invece sono certi sindacalisti, che prendono per i fondelli i lavoratori che rappresentano e riescono pure a dormire la notte. Ma non si dica che io sia contro il sindacato, nel sindacato credo, meno nelle persone. E credo che sia venuta l’ora di un radicale rinnovamento, non solo nella forma, ma nella sostanza. I giovani lavoratori devono divenire attori del loro futuro, non bisogna inserirli negli organici statutari solo come operazione di maquillage, ma dando loro il potere e le opportunità per crescere e divenire artefici di quella svolta di cui tutti i lavoratori necissitano ed auspicano. Forze fresche, idee nuove per una nuova stagione di rinnovamento. Ma che si ritorni in mezzo a chi lavora, a sentire i loro problemi, ad ascoltare le loro ansie, che si ritorni a spiegare le piattaforme contrattuali, smettendola di dare sempre tutto per scontato oppure avendo la presunzione che il lavoratore non sia in grado di giudicare equamente una proposta. Bisogna che chi rappresenta i lavoratori, si senta un lavoratore, deve sentire che l’effetto degli accordi da lui firmati, ricadrà poi anche sulle sue di spalle, non solo su quelle degli altri, forse solo allora ritornerà una speranza per i lavoratori e per la vecchia classe operaia, la speranza di ritornare ad essere considerati come esseri umani e non come fattori primari dei profitti delle aziende, neo novelli schiavi del terzo millennio.

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2 risposte a Sindacato e sindacalisti

  1. claudio scrive:

    bravo cozzo, come tutte le cose le motivazioni sono altisonanti e ottime, poi, chi dovrebbe proporre queste sacrosante istanze, e´ un essere umano piu´ motivato verso il suo tornaconto o debolezza che verso il collettivo. Anche la chiesa, per esempio, ha motivazioni nobili e condividibili poi sappiamo come si comportano alcuni suoi rappresentanti e questa e´ solo una punta di un hichberg. Il tornaconto individuale in primis….. Tu conosci molto bene la realta´ sindacale della tua azienda, in particolar modo del cuneese, e pensare che in quella realta´ ci siano persone che stanno facendo quell´attivita´ senza secondi fini, permettimi, e´ come credere che la fine del mondo sara´ nel 2012 o che gli asini volino. La mancanza di ideali e´ evidente in tutti i settori, anche e soprattutto nel privato…. ciao

  2. Peppone scrive:

    Ridurre l’umana forbice tra predicare e razzolare. Ciò dovrebbe essere un imperativo per ognuno di noi. A maggior ragione per chi rappresenta il “Bene Collettivo”, nella fattispecie i legittimi interessi della classe Lavoratrice. A mio modesto parere la crisi del Sindacato è iniziata alla fine degli anni ’70……il discorso è molto lungo. Dico solo che il Salario da “Variabile indipendente” è stato sacrificato sull’altare della “Centralità dell’impresa”…..forse per questo molti Sindacalisti hanno anteposto i propri interessi ……utilizzando le opportune (per loro) scorciatoie.

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