Storia triste di ordinaria burocrazia

A Mi Manda Raitre questa sera c’è la mamma di un ragazzo ventiquattrenne, morto in un incidente sul lavoro 4 anni fa, e all’epoca tumulato “provvisoriamente” nel loculo vuoto che un’amica di famiglia le ha gentilmente “prestato”. Da allora la povera madre chiede senza fortuna al sindaco di Porto Sant Elpidio che il figlio venga traslato in una tomba definitiva dove poter portare i fiori e piangere il ragazzo. Nonostante siano disponibili 160 loculi, il Sindaco nega questa richiesta con le seguenti 2 intelligentissime motivazioni: 1) La signora quando è deceduto il figlio, doveva recarsi in comune e chiedere una tomba e non l’ha fatto. 2) Noi come comune abbiamo fatto una programmazione dei morti nel comune, siccome prevediamo circa 200 morti nel prossimo anno, non possiamo dare a posteriori una tomba al ragazzo, perchè nel frattempo abbiamo fatto una delibera di giunta che lo impedisce. Delirante. Non solo sotto l’aspetto umano, ma anche sotto l’aspetto istituzionale. Mi domando… ma questo tizio fa il sindaco? Ma come si può permettere di porsi nei confronti del dolore di una madre come il peggior burocrate dell’ex Unione Sovietica? Ma lui conosce il dolore ? Sa quali sono i doveri di un primo cittadino al di là di mettere un timbro ed uno scarabocchio su dei fogli ? Ho conosciuto molte mamme che purtroppo hanno perso un figlio. Non sono mai più state loro; alcune sono impazzite dal dolore, altre hanno semplicemente smesso di vivere; altre ancora vivono solo più nel cimitero, accanto alla tomba del figlio rinnovando il loro grande dolore ogni giorno, ogni minuto senza soluzione di continuità. Ma forse prima di iniziare il grande viatico del dolore, a Porto Sant’ Elpidio, bisogna prima passare dal Comune, a svolgere tutte le incombenze burocratiche, poi si può iniziare a soffrire, bravo !!! complimenti !!

Non dà sollievo il tempo; mentivate
dicendo che sarebbe stata breve
la mia pena. Lo sento nella pioggia
che piange, alla marea che si ritira;
sciolte le vecchie nevi ad ogni picco,
le foglie dell’altr’anno son fumo sui sentieri;
non cosí per l’amaro della morte,
che resta, opprime il cuore, abita in me.
Ho paura di andare in troppi luoghi
che traboccano della sua memoria.
E se respiro in qualche quieta stanza
ignota al passo e al volto luminoso,
dico “non c’è memoria, qui, di lui”
e resto frastornata a ricordarlo.

Edna St Vincent Millay

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