Suicida anonimo

Nascosta a piè di pagina tra le notizie apparentemente più importanti, leggo su un giornale di qualche giorno fa : “Licenziato per un furto di 5 euro, si uccide”. La cronaca ha una sua logica spietata e, se ad uccidersi è un povero diavolo sommerso dalla vergogna per un’accusa di furto seppur lieve ma che gli è costato il licenziamento, l’ordine dei valori relega questa notizia all’interno del giornale e la liquida con poche righe.
Nessuno sembra chiedersi cosa sia passato per la mente e per il cuore di quest’uomo tanto da indurlo ad un gesto estremo solo perché sospettato di avere rubato cinque euro di buoni spesa che, se anche vero, al netto dell’utile dell’azienda si riducono a meno di tre euro, la logica di mercato non fa eccezioni e non si cura della banale disperazione di un uomo che non fa notizia.
Immaginiamo quest’uomo, marito di una giovane sposa e padre di un bambino di 3 anni, mentre spoglia il suo cuore di ogni pietà e si abbandona alla crudeltà di un addio, disperazione, rabbia, la testa in fiamme, si annoda la corda intorno al collo, preda della sua lucida follia e si lascia penzolare dal nodo che gli attanaglia e gli lacera la gola portandogli via la vita. Ci guardiamo attorno sperando di imbatterci in una penna pietosa che voglia descriverne la disperazione ultima. Ma la ricerca risulta vana e si smarrisce nell’indifferenza delle penne d’autore distratte e ciniche, impegnate altrove a descrivere i pruriti erotici del Cavaliere. Persino la viltà del suicidio ha una sua nobiltà in confronto a tanta disumanità ed anche questo è il segno dei tempi.

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6 risposte a Suicida anonimo

  1. forsenontutti scrive:

    Conosco i fatti per vicinanza geografica. La persona che si è suicidata lavorava alla Conad di un grande centro commerciale di Ragusa, era un sindcalista, e in quanto tale pare desse “fastidio”.
    Non ha rubato 5 euro, ha utilizzato un buono acquisto, uno di quelli che regalano quando compri qualcosa, da 5 euro per comprare qualcosa nello stesso supermercato dove lavorava. La stessa cosa l’hanno fatta diversi suoi colleghi, ma a differenza sua non sono stati licenziati. Per questo penso che non si tratti di un licenziamento per furto ma una ritorsione del datore di lavoro nei confronti di una persona scomoda. Quel licenziamento è uno dei frutti di una stagione nella quale si deve solo lavorare senza avere il diritto al dissenso.

  2. Raffaele scrive:

    Lo immaginavo, grazie per la precisazione. Purtroppo chi lavora ormai è sotto ricatto ogni giorno. I diritti inalienabili dei lavoratori, anche sanciti dalla Costituzione, sono carta straccia nella realtà quotidiana che vive in funzione dei profitti delle aziende e del sistematico duopolio padrone-lavoratore, dove il lavoratore deve solo chinare la testa ed ubbidire, altrimenti ce ne sono mille fuori in attesa che prendono il tuo posto. Non c’è posto per l’aspetto umano delle persone, per il dialogo ed il confronto, per un lavoro che sia frutto di compartecipazione all’obiettivo e non solo un mero svolgimento di mansioni prestabilite. Di questo passo non si va da nessuna parte, solo alla distruzione della società, ma sembra che nessuno abbia interesse a capirlo. Ciao e grazie

  3. loretta scrive:

    Di questo passo si torna indietro e la fatica, il dolore, le morti di tanti nostri predecessori diventano inutili, diritti inalienabili che dopo essere stati conquistati rischiano di diventare un ricordo…

  4. Io non capisco, se la storia è quella che racconta da “forsenontutti” allora non c’è reato per cui quell’uomo avrebbe dovuto denunciare il datore di lavoro per ingiustificato licenziamento e c’era da incazzarsi molto altro che suicidio.
    Sicuramente ognuno ha diritto di scegliere se vivere o suicidarsi e capisco pure che la depressione ti toglie ogni energia per lottare ma lui aveva famiglia e quando si è legati a qualcuno si ha il dovere di vivere per lui.

  5. speradisole scrive:

    E’ difficile pensare cosa passa per la mente delle persone che compiono gesti estremi, come quello di togliersi la vita.
    Sicuramente questo rappresentante dei lavoratori nel suo posto di lavoro, anche con un minimo gesto di illegalità (sono d’accordo con Marisa) che non è reato, si sarà sentito tanto indegno da non essere più in grado di rappresentare i colleghi.
    Comunque l’impressione che se ne ricava da questo triste fatto è che l’uomo fosse assai debole anche emotivamente e che forse, la rappresentanza sindacale era la sua vita, lo scopo raggiunto che gli è scoppiato tra le mani e non ha retto.
    Un po’ di umanità e di comprensione da parte del datore di lavoro non è venuta, visto che per una banalità del genere l’ha licenziato.
    Ne deduco che fosse scomodo come dipendenta e che la piccola frode che ha commesso sia stata la motivazione del padrone per toglierselo dai piedi.
    Basta un niente per cacciare qualcuno quando si ha il coltello per il manico.
    Ciao Raffaele, un abbraccio.

  6. Raffaele scrive:

    Chissà cosa è passato nel suo cuore e nella sua mente in quel momento, quando ha deciso di abbandonare la lotta ed arrendersi. Penso alla moglie ed al bambino, alle difficoltà della vità aggiungere l’abbandono traumatico del marito, del padre. Pensando alla vicenda, il mio pensiero va soprattutto a loro, rimasti terribilmente soli.
    Ciao speradisole, una abbraccio anche a te

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