Terroni

Dal Libro ” Terroni – tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del Sud diventassero meridionali” di Pino Aprile, ed. PIEMME

“Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq.
Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero liberta di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa). Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure il diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma. E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Grahib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.

…….Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti della guerriglia per difendere il proprio paese invaso.
Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni di massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.
Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin)”

In questi giorni sto leggendo questo libro acquistato così per caso, vuoi per l’enfasi che sento da più parti per i 150 anni dell’unità d’Italia, celebrazioni e festeggiamenti iniziati in anticipo di 1 anno, forse per coprire gli scandali che hanno coinvolto il “Comitato Italia 150” e le opere pubbliche per l’anniversario, affidate ad Angelo Balducci, presidente del Consiglio Superiore Lavori Pubblici, più probabilmente per contrastare in nome dell’ “Unità della Nazione” , l’approvazione dei decreti attuativi sul federalismo, che potrebbe affossare definitivamente il centralismo statalista e compromettere irreparabilmente quel meccanismo di scambio tra trasferimenti di risorse pubbliche e consenso che al Sud ha fatto da sempre la fortuna di generazioni di politici incapaci e corrotti.

Ero bambino nel 1963 quando venni con i miei genitori ad abitare in Piemonte e la parola terrone la ricordo bene, ha accompagnato per anni ogni momento della mia giornata, il rapporto con gli altri bambini, il momento di gioco negato, la discriminazione ed il razzismo vissuti in prima persona sulla propria pelle. Noi eravamo quelli, i terun, ed eravamo diversi, anche se i miei genitori, onesti ferrovieri e lavoratori conducevano una vita schiva da ogni riflettore e momento di vita sociale che non fosse la messa la domenica mattina. Per fortuna posso affermare che non tutti erano così, la maggioranza sicuramente, ma non tutti fortunatamente. Ricordo il mio maestro delle elementari, che mi incitava ad imparare il dialetto per annullare la “diversità” visto che allora tutti parlavano solo il piemunteis e poi alcuni amici con le loro famiglie che ancor oggi sono tra gli amici più cari. Quando provavi ad affermarti anche solo in una discussione, per ribadire le tue ragioni, allora diventavi il terrone, quando si trattava di una partita di calcio tra 2 paesi vicini e l’unico a rimanerne escluso eri tu e non per incapacità a giocare, allora sentivi forte nell’animo il peso della diversità, nella quale finivi per crederci anche tu e non bastava affogare nelle lacrime quel dolore, perchè lo stesso ti accompagnava il giorno seguente e quando sentivi mormorare commenti alle tue spalle, sapevi che parlavano di te, del piccolo napoletano, del terunot.

Ciò che è certo, è che l’anticipo delle celebrazioni non servirà a nessun approfondimento storico serio, a nessuna discussione fuori dagli schemi della propaganda risorgimentale. Si sa che la Storia viene sempre scritta dai cosiddetti “Vincitori”, nel caso della storia d’Italia non ho mai potuto fare a meno di notare quanta retorica nel descrivere certi eroi e le loro gesta, cantate e descritte in tutte le salse, battaglie epiche degne dell’Iliade, la missione dichiarata, quella di liberare il Sud, oggi sappiamo che gli interessi veri furono di natura economica e politica del Piemonte prima, della Lombardia poi. La domanda è questa: La Storia d’Italia ufficiale va riscritta ? Perchè già molti storici l’hanno fatto. Perchè dopo 150 anni, il nostro Paese non è mai stato diviso come adesso, il Nord vuole l’indipendenza, il Sud pure. Per offrire elementi di riflessione e dibattito, si possono dimenticare le “685.000 persone uccise nel Meridione, 500.000 arrestate, molti delle quali deportate nei lager sabaudi a Fenestrelle, località a 2000 metri in Piemonte, dove i prigionieri venivano sciolti nella calce viva; 62 paesi distrutti e dati alle fiamme. Processi sommari, impiccagioni, il fenomeno dell’Insorgenza Popolare definito brigantaggio con bandi simili a quelli dei nazifascismi durante la seconda guerra mondiale. C’è un’ampia revisione storica da parte di moltissimi studiosi e una vasta letteratura nel merito. Lo stesso Gramsci scrisse che il popolo del meridione fu ”crocifisso” dal nuovo Stato italiano. Di fatto l’Unità d’Italia non fu altro che l’annessione al Piemonte delle regioni italiane, e cioè al Regno dei Savoia che invase il Sud d’Italia senza neanche una dichiarazione di guerra e con l’ausilio di un Garibaldi che se andiamo a leggere le tante “controbiografie” fu tutt’altro che l’eroe dei due mondi. Un’invasione che è stata una vera e propria rapina del ricco e colto, all’epoca, Meridione. Le banche letteralmente svaligiate, terre confiscate, tesori preziosi confiscati. Questo è stato il Risorgimento italiano. E’ bene finalmente sapere che il Risorgimento è stata un’invenzione a tavolino della massoneria internazionale e che i veri eroi dell’Italia non sono stati i vari Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Cavour, ma, se di eroi si deve parlare, questi furono gli insorgenti del Sud, invaso dalle soldataglie dello stato sabaudo. Una vicenda taciuta, offuscata e manipolata, di cui ancora l’Italia paga durissime conseguenze. Fu la cosiddetta Unità d’Italia a causare l’emigrazione. Lo sapevate che Garibaldi si lasciò crescere i capelli perchè in Sud America violentò una ragazza che gli mozzò un orecchio con un morso? Il tricolore era il simbolo della massoneria emiliana? Il trombettiere del generale Custer nella sconfitta di Little Big Horn era un emigrato di Salerno. Una storia nascosta, insabbiata e alterata sui libri di storia. Basta vedere oggi: l’Italia è unità? C’è un amore patrio? Il Nord contro il Sud, L’Est, contro l’Ovest, ognuno porta acqua al suo mulino. Dunque tra le manifestazioni culturali che si terranno in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, sarebbe utile inserire anche gli argomenti di riflessione citati. Intanto sia il Comune di Napoli che quello di Gaeta (Roccaforte della resistenza antisabauda), hanno chiesto ai Savoia ingenti risarcimenti danni. Ma Vittorio Emanuele è troppo inguaiato con la giustizia, con la pesante accusa di associazione a delinquere: flussi e riflussi della storia. Scrive Rocco Biondi nel suo Blog “Oltre ai bombardamenti, quell’anno i piemontesi per riscaldarsi distrussero centomila ulivi. Di trecento frantoi non ne rimane uno. Ed ora, conclude Ciano, siamo per l’Italia unita. «L’Italia fu unita col sangue nostro, i soldi nostri rubati e portati al Nord. E mo’ ce la teniamo: l’abbiamo pagata. Siamo repubblicani e unitaristi». La mala unità ha diffuso i suoi malefici effetti per centocinquant’anni, dal 1861 ai giorni nostri. I nordisti italiani hanno sfruttato noi meridionali e continuano a farlo. Giustino Fortunato nel 1923 scriveva a Benedetto Croce: «Non disdico il mio unitarismo. Ho soltanto modificato il mio giudizio sugli industriali del Nord. Sono dei porci più porci dei maggiori porci nostri».
Con i soldi del Sud furono pagati i debiti del Nord. Fu demolita un’economia promettente e minata la sua rinascita con meccanismi di preclusione che funzionano ancora dopo centocinquant’anni. Il fascismo prima ed il berlusconismo oggi hanno portato avanti quest’impresa. I soldi dell’intero paese vengono dirottati in una sola parte del paese: da Roma in su. Solo lì si investe in strade, ferrovie, scuole, spese militari, porti, bonifiche. Dal 1860 al 1998 lo stato italiano ha speso in Campania duecento volte meno che in Lombardia, trecento volte meno che in Emilia, quattrocento volte meno che in Veneto. Nel 1996 si scoprì che l’Isveimer, banca nata per aiutare lo sviluppo del Sud, finanziava la Fininvest di Berlusconi, con quattrocentocinquanta miliardi.”
” Fonti Terni Magazine
, Rocco Biondi

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Una risposta a Terroni

  1. Gianluca Aiello scrive:

    Interessante rivisitazione storica. Credo che leggerò il libro.
    Per approfondimenti credo sarebbe utile una lettura sulla nascita della mafia in Sicilia. Ricordi la storia di Salvatore Giuliano? Ognuno interpreta i fatti dal proprio punto di vista, allora come oggi.

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