The Cove, la mattanza dei delfini

The Cove, è una placida laguna sulle coste di Taiji, in Giappone, al centro di un parco nazionale, punto di incontro fra i delfini e luogo dove ogni anno, per sei mesi, si danno appuntamento i cacciatori di cetacei, pescatori e aquirenti occidentali pronti a sborsare anche 150 mila dollari per aggiudicarsi un delfino da portare nelle loro megapiscine. I giapponesi catturano illegalmente 23mila delfini l’anno, appellandosi alla legislazione della International Whaling Commission che consente la pesca – limitata – dei piccoli cetacei. Quasi la metà dei delfini che vivono in gabbia, però, muore nel giro di due anni: in libertà nuotano per più di 40 km al giorno e scendono anche a 100 metri di profondità. Jacques Costeau una volta ha detto che «studiare il comportamento dei delfini partendo da quello degli esemplari in cattività è come pensare che l’umanità sia composta solo da chi è in carcere». La storia di “The Cove” è diventata un film sospeso fra il giornalismo investigativo e l’eco-avventura, ha già vinto il premio del pubblico all’ultimo Sundance Festival ed è stato presentato anche al Roma Film Festival. Negli States tutti ne parlano, tanto che il docu-film promette di avere la stessa dirompente forza di uno dei suoi celebri predecessori, vale a dire “Una scomoda verità” di Al Gore.

La caccia funziona in questo modo: un certo numero di barche escono in mare ed aspettano di vedere i branchi di delfini. Dopo averli avvistati creano una fila unica con le barche, in modo da impedire loro fuga in mare aperto e immergono in acqua dei tubi metallici sui quali martellano per creare una sorta di “muro di suono” in modo da disorientare i delfini provocando il panico e quindi lasciano loro una solo possibile via di fuga che è verso una piccola baia dove, dopo che sono entrati, viene chiusa con delle reti e quindi i delfini sono barbaramente massacrati a colpi di macete, lance e altre armi a lama.Questo massacro si compie per soddisfare una minoranza del popolo giapponese in quanto la carne di delfino non è nella cultura alimentare del popolo giapponese.
Inoltre sembra che i delfini siano considerati dei “parassiti” in quanto mangiano troppo pesce e come tali vanno sterminati, in pratica coloro che perpetrano questi massacri, i “pescatori”, “ucciderebbero la concorrenza”. In altre parole “uccidere i delfini è preservare i pesci del mare per il loro consumo”.
Poi c’è da considerare un altro aspetto, ogni delfino venduto vivo per essere tradotto in cattività sembra che venga pagato intorno ai 150.000 dollari. Sembra anche questa, per loro, una buona motivazione.

Questa voce è stata pubblicata in Ambiente e Natura e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a The Cove, la mattanza dei delfini

  1. loretta scrive:

    Ciao Raf, scusa non ho letto il post ma mi fido…qualunque cosa tu abbia scritto la confermo ma il titolo è troppo per me – lo sai mi batto per la difesa e il rispetto degli animali ma a volte devo per difesa essere tutte e tre le scimmiette!

  2. Raffaele scrive:

    Ti capisco, provo le stesse cose, anche se a volte mi devo sforzare. Ciao

  3. Mara scrive:

    Ho visto il film documentario su Current TV e sono rimasta scioccata. Non ho parole per esprimere il dolore provato nel vedere tanta crudeltà umana verso queste povere bestie che amano l’ uomo e che tutti noi amiamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *