Un giorno fortunato

Anche quest’anno le ferie estive sono giunte al
termine e si riprende la normale attività di sempre.
Ma in questo primo post dopo la pausa, vorrei raccontare quanto mi è
accaduto sabato 7 luglio.
Arrivo a Bonassola (SP) dopo 3 ore di sentieri tra Deiva Marina, Framura e
Montaretto. Sentieri affascinanti, a volte impervi, a picco su un mare
blu da urlo, queste passeggiate sono il mio svago, ogni qualvolta vengo
in questi luoghi del levante ligure, zona delle 5 Terre.
Quel giorno sarei ritornato in treno da Bonassola a Deiva Marina.
Ma non ho mai raggiunto la stazione.
Circa un chilometro prima, improvvisamente, inavvertitamente, mi
ritrovo per terra urlando di dolore, un male pazzesco.
Sono solo, come sempre durante queste gite, ma ora non sono sui
sentieri, non ho messo male un piede per disattenzione, sono riverso per terra su una strada asfaltata e cerco di capire cosa mi sia successo.
Volgo lo sguardo nella direzione dalla quale provenivo e capisco tutto.
Sono finito con la gamba destra in una specie di tombino aperto, profondo 60 cm.
nascosto dall’erba alta.

Potevo spezzarmi la gamba.  

Inizio un rapido consulto con le parti doloranti del mio corpo. Cerco
di capire l’entità dei danni, se può esserci qualcosa di rotto.
Il ginocchio è gonfio e presenta un taglio di 4 cm. dove ha battuto
sul ferro della grata.
La schiena mi duole, tanto che provo ad alzarmi senza riuscirvi.
Allora mi trascino al bordo della strada e cerco il cellulare.
Chiamo il 118.
Pochi minuti ed arriva l’ambulanza, efficienti, gentili e premurosi,
mi prestano le prime cure.
Sento i commenti di alcune persone che la sirena ha richiamato, sono accorse sul luogo e si sono fermate a guardare:”che roba pericolosa”, “è una vergogna aver lasciato
un buco così sulla strada”, ecc.
Ma io sono già all’interno dell’ambulanza, diretto verso l’ospedale di Levanto.
Qui una dottoressa molto cordiale, mi informa che presso di loro non c’è radiologia, per cui non potendo escludere fratture nascoste o altre lesioni, devono mandarmi in un
ospedale più attrezzato, La Spezia o Lavagna, farmi visitare da un
ortopedico e fare le lastre.
Ma non è solo un consiglio, me lo mette pure per iscritto.
Mi chiedo perché mi abbiano scaricato in questo posto che trasuda di
abbandono e smantellamento, sarà colpa dei tagli alla Sanità?
Non potendo farmi nulla, non disponendo di nulla, mi misurano la pressione.
L’infermiera poi, riempie un guanto di gomma con del ghiaccio e me lo
pone sul ginocchio, sa mi dice, qui non ci danno neppure il ghiaccio
secco.
Vorrei tornare a casa, mi sento così fortunato nel non ritrovarmi con
la gamba rotta, che non penso al ginocchio o alla schiena che continua a lanciarmi
fitte di dolore a raffica.
Sono sudato, stanco della camminata, avrei voglia di lavarmi, potessi
scapperei in riva al mare e mi tufferei in acqua.
Ma poi prevale il buon senso, mia moglie che nel frattempo è arrivata
in auto, si offre di accompagnarmi al Pronto Soccorso di Lavagna,
perché sprecare un’ambulanza?
Potrebbe servire ad altre persone.
Mezz’ora di auto ed arriviamo all’ospedale di Lavagna.
Entro sorretto e zoppicante nel Pronto Soccorso e mi reco subito al Triage
d’accettazione.
Penso che forse riusciremo a cenare a casa, sono le 18,30 e vedo poche
persone in attesa.
Un’infermiera ruminando un chewing-gum mi apostrofa con un “dica”
Le spiego quanto mi è successo e lei, dopo aver scritto qualcosa sul pc, mi invita ad accomodarmi in sala d’attesa.

Le chiedo se ci vorrà molto per essere visitato e lei mi risponde che ho sei persone davanti.

La sala d’attesa è un must di confort, il non plus ultra per chi sta male e deve attendere. Aperta sull’ingresso delle ambulanze, sedili di plastica, un TV LCD con l’audio azzerato sintonizzato su un canale Rai, un altoparlante che gracchia a 150 decibel il nome del paziente di turno e siccome non si capisce niente, partono ogni volta le processioni a chiedere che nome è stato chiamato.

Penso che comunque non ci vorrà molto e cerco di attendere pazientemente il mio turno.

Non ho dimestichezza con i pronto soccorso, però mi scopro a pensare che forse qualcuno avrebbe dovuto chiedermi se avessi male, se volevo del ghiaccio sul ginocchio, se avessi bisogno di distendermi per la schiena, se fossi in regola con l’antitetanica.

Si vede che non funziona così.

Intanto inizia un viavai di ambulanze, chi è caduto dalla barca, chi dalla moto, uno ha sbattuto  su una fontana, entrano tutti sulle barelle, ma non si vede mai uscire nessuno.

Poi arriva una signora con il braccio avvolto in un asciugamano bagnato, mentre scolava la pasta, l’acqua bollente le è finita sul braccio.

Il braccio era color viola, si vedeva il suo dolore dalle smorfie che cercava di misurare.

Anche lei in paziente attesa in sala d’aspetto.

Mi chiedo se il termine medico “paziente” sia relativo al fatto che prima di ricevere le cure bisogna dimostrarsi molto pazienti.

Passa un’ora e penso che la signora con il braccio ustionato, stia per svenire da un momento all’altro. Il marito acquista una bottiglietta d’acqua dal distributore delle bibite e la versa sull’asciugamano che le fascia il braccio.

Qualcuno le dice di farsi sentire, che non è possibile che ignorino così il suo dolore. Il marito inizia ad urlare e così la fanno entrare, uscirà mezz’ora dopo con il braccio tutto fasciato, meno male.

Io intanto mi sono disteso per terra, non riesco a stare né seduto, né in piedi.

Mi ripeto che non essendomi probabilmente rotto nulla, forse non dovrei neppure essere lì, ma il male c’è, eccome.

Passa il tempo, passano le ore, passa la mezzanotte e di venir chiamato, neppure la speranza.

Mi dicono che ci sono tanti feriti arrivati con l’ambulanza, ripeto che anche io ero arrivato nel primo ospedale in ambulanza, non era colpa mia se era un finto ospedale, che lì mi sono fatto accompagnare per non gravare sul servizio di soccorso, ma devo aspettare.

Sono trascorse 9 ore da quando ho avuto l’incidente e sono al limite della sopportazione.

Poi mi chiamano, mi accoglie una dottoressa dal chiaro accento dell’est, mi dice subito che devo ritornare il giorno dopo per farmi visitare da un ortopedico.

“Come, non c’è un ortopedico?”

“No, ci sarebbe ma viene chiamato solo per i casi gravi”

“E non potevate dirmelo prima? non sarei rimasto ad aspettare 6 ore, non mi avete neppure chiesto se volevo del ghiaccio o un antidolorifico”

“Se voleva del ghiaccio o qualcosa per il male, doveva chiederlo lei”

“Ah si? e poi le lastre non me le fate?”

“Vuole le lastre?”

“Non so, faccia un pò lei, devo chiedere pure queste?

“Vabbè allora facciamo le lastre, dove le fa male?”

“Guardi, fate quello che volete, ma fate in fretta che non vedo l’ora di andarmene da questo posto”

“Ma ritorni poi domani per l’ortopedico, mi raccomando”

“Stia tranquilla, non ho programmi per la domenica, posso arrivare al mattino e fermarmi nuovamente fino a notte fonda, tanto non ho niente da fare, sono solo in vacanza”

Così, dopo aver fatto alcune radiografie, (fatte malissimo, così poi mi è stato detto), sono ritornato in campeggio. Erano quasi le due.

Il giorno dopo il risveglio con l’affacciarsi di nuovi dolori.

Il ritorno anticipato a casa, perché tanto non avevo più voglia di stare al mare, dopo essere passato dai vigili di Bonassola a segnalare il mio incidente.

I dolori ci sono ancora, ma li sopporto, c’è una piccola lesione al ginocchio, neppure refertata, uno stiramento del legamento dell’altro ginocchio e del quadricipite della gamba sinistra, una compressione della colonna vertebrale.

Ma passerà, ritengo ancora di essere stato molto fortunato ed è l’unica cosa che conta veramente.

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15 risposte a Un giorno fortunato

  1. franco brugnone scrive:

    Ciao Raffaele mi spiace veramente della tua odissea,ma non è colpa dei tagli alla sanità se non hai ricevuto celermente una giusta assistenza, è che le persone ormai pensono solo a se stesse e quando qualcuno le fa notare la loro totale mancanza di professionalità si rifugiano dietro la ormai classica frase”è colpa dei tagli che fa il governo”.

  2. Raffaele scrive:

    @franco
    Temo purtroppo che tu abbia ragione, a volte si rimane persino stupiti quando ci imbattiamo in esempi di professionalità e dedizione cristallini.
    Che però ci sono ancora, per fortuna !!!!!
    Però sempre più spesso vediamo gente scazzata, in ogni ambito della società, che simula di fare cose solo perché è obbligata o per interesse. Dove andremo a finire se continuiamo su questa strada?
    Ciao e grazie, a presto

  3. Quarchedundepegi scrive:

    Caro Raffaele,
    Ho letto tutto quello che hai scritto. Non voglio fare alcuna considerazione. Ti rimando “semplicemente” a due articoli che scrissi tempo fa e che non ebbero alcun commento o nessun lettore:
    http://quarchedundepegi.wordpress.com/2009/12/11/sottolineare-1/

    http://quarchedundepegi.wordpress.com/2009/12/16/sottolineare-1-2/

    Capirai da te che avresti dovuto accettare l’ambulanza.
    Non so se ci potrà essere una soluzione a questo problema. L’egoismo imperante è troppo grande!

  4. Raffaele scrive:

    Caro dottore, ho letto con attenzione i tuoi post, è tutto vero, peccato non averli letti prima, avrei saputo come regolarmi. Per fortuna in vita mia sono finito al Pronto Soccorso rare volte e queste esperienze negative poi tendiamo sempre a rimuoverle dai ricordi.
    Grazie
    Ciao

  5. Marco scrive:

    Effettivamente sei stato fortunato a non infortunarti gravemente.
    Altrimenti visto dove sei capitato erano guai!

  6. Raffaele scrive:

    @Marco
    Vero !!!!!, Ciao

  7. Quarchedundepegi scrive:

    Dopo che hai letto i miei articoli che nessuno ha commentato si deduce che “il popolo”, e cioè chi potrà essere coinvolto da questi “disservizi” brontola solo quando “ci casca” ma si dimentica che dovrebbe brontolare prima.
    È il sano che dovrebbe premunirsi per quando non lo potrà essere più e potrà aver bisogno di essere soccorso.
    L’UNIONE FA LA FORZA… e quanto è accaduto a te non sarebbe accaduto. La tua è stata la classica “sofferenza gratuita”.

  8. Gibran scrive:

    Ciao Raffaele ben tornato,non sò perchè ma tua disavventura in al pronto soccorso non mi ha minimamente stupito.Si comportano come se uno si trovasse in banca o alle poste.
    Pochissimi hanno il senso di responsabilità verso una persona che stà male,questo non è colpa della sanità ma di persone che il loro dovere non nè conoscono il significato.
    E’ diventato una corsa a farsi le scarpe l’uno con l’altro,se c’è un medico che vale stai tranquillo prima o poi lo fanno fuori.Non te lo dico tanto per dire ma purtroppo l’ospedale per mia sfortuna lo conosco.Mi fermo altrimenti faccio un romanzo.
    Ciao Lidia.
    PS.Ho letto i post di Quarc ed ha proprio ragione.

  9. Raffaele scrive:

    @Lidia e Quarchedundepegi
    Cari amici,
    La qualità dei servizi erogati ai cittadini, determinano il livello di civiltà ed efficienza del Paese. In Italia purtroppo questi parametri sono in discesa libera da molto tempo.
    Per non essere tacciato di esterofilia, ho evitato di raccontare un caso simile al mio, successo due sabati prima, ad un mio amico che ho raggiunto immediatamente per stargli vicino, nella cittadina francese di Briancon. Città turistica di 60.000 persone, al confine con l’Italia, nell’arco di tempo di 90 minuti, veniva soccorso con l’ambulanza, trasportato in ospedale distante 25 km, fatte le radiografie e medicato, indi dimesso. Dalle 16,30 alle 18. Io sono giunto lì alle 20,45 e lui doveva passare dalla farmacia a comprare antibiotici ed antidolorifici prescritti. Il farmacista, chiamato dall’ospedale gli aveva garantito che avrebbe aspettato il nostro arrivo. Io stentavo a crederci, erano quasi le 21 quando da dietro il vetro della farmacia chiusa (e quindi nn di turno notturna), il farmacista che ci aveva aspettato, ci ha aperto. Poi ha fatto sedere il mio amico e gli ha offerto dell’acqua per prendere le prime pastiglie. Io stentavo a credere che ci potesse essere un luogo dove le persone sono così gentili. Tra l’altro giocava la Francia la semifinale degli europei. Tre scatole di antibiotici, tre di antidolorifici, più delle pastiglie all’arnica, ha speso 24€, qui da noi doveva come minimo lasciare un centone….

  10. espress451 scrive:

    Spero che tu, caro Raffaele, possa rimetterti in forma al più presto. Certo che quanto hai raccontato, quasi in presa diretta, apre uno scenario sulla Sanità dopo i “tagli” che subisce ormai quotidianamente. Ma hai raccontato anche tanto del funzionamento della logica umana…
    A presto, Ester.

  11. Raffaele scrive:

    Cara Ester,
    grazie ad una persona a me molto cara che ha delle doti “speciali” nelle sue mani magiche, sono quasi guarito del tutto, solo piccoli dolori che spariranno presto.
    Ciao e grazie, un abbraccio

  12. Quarchedundepegi scrive:

    Caro Raffaele,
    Il problema non è italiano.
    Quanto scrissi negli articoli che ti allegai accadde in Svizzera e precisamente a Lugano.
    Dipende dalla politica che ha paura di spendere e dal popolo italiano che non si interessa dell’argomento finché sta bene. Ho detto il popolo italiano perché gli altolocati, comunque sia, vengono “coccolati e lisciati” e non possono arrivare a capire le necessità dei sofferenti che si rivolgono agli ospedali.
    Come per i treni. Non credo che l’Onorevole Pinco Pallino per andare da Ventimiglia a Roma si sia pagato un biglietto di seconda classe e abbia preso un treno “normale”.

  13. Marisa scrive:

    Caro Raffaele,

    mi spiace molto per quello che ti è successo. Leggo che stai meglio e spero che fra qualche giorno tutto sarà un lontano ricordo.

    Ti do un consiglio (se non hai già provveduto): fai denuncia del tuo incidente al Comune di pertinenza. A mia mamma è successo, qualche anno fa, di cadere in strada perché il tacco si era infilato in un buco nel marciapiede. L’hanno risarcita, anche se ha dovuto rivolgersi ad un legale (le spese relative sono state comunque pagate dall’assicurazione del Comune). L’importante è conservare tutta la documentazione medica e gli scontrini e/o ricevute per farmaci e trattamenti medicali.

    Un abbraccio.

  14. Raffaele scrive:

    @Marisa
    Ti ringrazio per il consiglio ma ho deciso di non sporgere denuncia. La mia fiducia nella giustizia è ai minimi storici. Sono contento per non aver riportato gravi danni, ora sto già meglio e non mi sono neppure messo in mutua per non aver sulla coscienza il calo del PIL 🙂
    Un abbraccio, ciao

  15. Marisa scrive:

    Che eroe! 😉

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