Un matrimonio da paura

La ministra Elsa Fornero, evidentemente non appagata a sufficienza dal disastro combinato con la peggior riforma delle pensioni di tutta la storia dell’umanità, ha confezionato un altro bel boccone avvelenato a tutti gli italiani: la fusione INPS-INPDAP.

L’Inpdap, l’istituto di previdenza e assistenza dei dipendenti pubblici che ha 2.785.000 pensioni e 3.387.000 iscritti,  porterà in dote un deficit enorme, di ben 13.281 milioni di €uro.

I conti dell’Inpdap non sono solo preoccupanti, considerato che in tre anni il debito è passato da 9 miliardi del 2010 agli oltre 13 previsti per il 2012, ma sono un’autentica voragine, un buco nero che inghiottirà tutto e tutti.

Numeri impressionanti che sono venuti fuori nel corso di un’audizione al Senato del presidente dell’Inps, Antonio Mastropasqua.

Altro che SuperInps, qui ci giochiamo ciò che rimane delle utopiche e misere pensioni future, maturate con decine di anni di lavoro e sudore vero.

Alzi la mano chi si fida delle parole rassicuranti ed ottimistiche della ministra Fornero e di tutti gli altri esperti che dispensano serenità.

Come si è formato il grande buco?

I motivi sono legati innanzitutto alla costante riduzione dei dipendenti pubblici con relativa diminuzione di versamenti contributivi e aumento del numero di assegni pensionistici; ma soprattutto per il fatto che fino al 1995, le amministrazioni centrali dello Stato non versavano i contributi alla Ctps, la cassa dei trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato, che era una delle dieci casse fuse nell’INPDAP nel 1996 proprio perché le normative europee richiedevano la creazione di un istituto con un bilancio trasparente. Ma anche dopo il ’96 le amministrazioni dello Stato hanno versato solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%) e non la quota a loro carico pari al 24,4%.

Il Super INPS come lo chiamano, alla fine invece di ritrovarsi con un patrimonio di partenza di 34 miliardi, si ritroverà con 25 miliardi circa, e con 16 miliardi nel giro di un anno.

Sembrano solo numeri, ma rivelano due dati profondamente inquietanti.
INPS ed ENPALS gestiscono le pensioni dei lavoratori privati mentre lo Stato, elefantiaco ed inefficiente, con il disastro INPDAP scarica ancora una volta sui cittadini le proprie mancanze, frutto non dell’opera dei “lavoratori fannulloni” ma di gestioni a dir poco scellerate.
Il patrimonio del super-INPS rischia seriamente di sparire nel giro di pochi anni, a meno che il Governo non intervenga con una iniezione di fondi che non potrà prendere da nessun’altra parte se non dai cittadini, con lo spettro di una non sostenibilità dei conti e la necessità di nuove ristrutturazioni del sistema pensionistico.
Non c’è molto da aggiungere, se non che dopo la vicenda esodati, questo rimane un altro ottimo esempio della capace gestione del ministero del Welfare, della acclamata gestione Elsa Fornero.

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7 risposte a Un matrimonio da paura

  1. Gibran scrive:

    Intanto ha commosso tutti piangendo,ma vada aff@@@@@@.
    Non le basta aver rovinato gli italiani,sia pensionati che lavoratori,che vampira.
    Ciao Raf Lidia.

  2. loretta scrive:

    non è più possibile che si continui a prelevare i soldi dalle tasche dei cittadini per tamponare la situazione che la politica ha causato – ora chi è causa del suo mal…vedrà nelle elezioni la giusta punizione – ciao

  3. è terribile!!!
    Il problema è che noi non siamo in grado di difenderci dal criminale progetto di impoverire i cittadini per affidare a pochi l’intera ricchezza del nostro paese.
    La rivoluzione è un ricordo di altri tempi, oggi la paura di perdere quello che abbiamo ci impedisce di guardare lontano quando cioè ci defrauderanno di ogni cosa.

  4. Marco scrive:

    Siamo in mano a degli idioti.

  5. Raffaele scrive:

    @Lidia
    E la sua opera devastante continuerà e si alimenterà negli anni a venire in maniera ancora più drammatica
    @loretta
    Da chi vuoi che li prendano quei parassiti? Mi sa che con questa fusione anche la tua pensione sarà a rischio… 🙁
    @marisa
    Noi non facciamo rivoluzioni, ma solo piagnistei….
    @ Marco
    La nostra pensione è sempre più un miraggio…. Ciao

  6. Carlo scrive:

    Ciao Raffaele e buon pomeriggio. La nostra ministra che piange ne ha combinata un’altra delle sue. Però, personalmente sono convinto che la “fusione” di cui parli, non abbia affatto provocato un disastro ma, semmai, abbia anticipato un fenomeno disastroso che, ben presto, avrebbe investito anche l’Inps.

    Mi spiego: intanto, da statale (ma consiglierei questa riflessione anche ad un lavoratore privato) vorrei capire perché lo Stato non ha versato il suo 24,4% della mia pensione considerato che, invece, vuole buttare decine e decine di milioni di euro in un’inutile buco sotto le Alpi o per un ponte altrettanto inutile. E non faccio l’elenco degli sprechi di cui questi giorni veniamo a conoscenza e di quelli già conosciuti.

    Poi, vorrei che fosse ben chiaro che la pensione non se la paga, interamente, nessun lavoratore: pubblico o privato che sia. Anzi, la maggior parte di una pensione erogata è pagata da un lavoratore attivo.

    Quindi, se è pur vero che la costante riduzione dei dipendenti statali, oramai da un ventennio non si fanno più concorsi pubblici, ha ridotto il flusso dei contributi previdenziali versati dai lavoratori attivi, mentre sono aumentate le pensioni erogate, è altrettanto vero che lo stesso fenomeno si verificherà per l’Inps e in tempi brevi.

    Questo perché i lavoratori del settore privato, in grado di versare quote di contributi sufficienti a compensare le pensioni erogate, non ci sono. Non ci sono perché sappiamo bene che i contributi versati da chi ha un contratto a tempo indetereminato sono, di norma, maggiori di chi ha un contratto di quelli “spacciati” oggi nel mondo del lavoro. Il posto “fisso” anche nel privato, tanto vituperato dai nostri politicanti, è una garanzia non solo per l’individuo ma anche per le casse dello Stato che, infatti, ha un costante, regolare e sicuro flusso di contributi fiscali, previdenziali e assistenziali.

    Tra le 44 tipologie di contratto che la maniacale demenza della politica dell’ultimo ventennio è riuscita a concepire, ce ne sono alcune dove i contributi previdenziali e/o assistenziali neanche ci sono.

    La crescente disoccupazione ed il massiccio ricorso alla cassa integrazione, hanno vanificato l’afflusso dei contributi da un lato e accellerato l’erogazione degli stessi dall’altro.

    La soluzione non è “l’iniezione di fondi” ma una seria politica del lavoro e un rilancio economico che crei occupazione, stabile e duratura.

    Ce ne sarebbe anche un’altra… ma il Paese dorme. Rivoluzione!!!

  7. Raffaele scrive:

    Caro Carlo,
    Scusa il ritardo, condivido tutto, ma proprio tutto quello che hai scritto.
    Ma quelle menti eccelse che ci governano, leader solo nell’ammontare dei propri emolumenti, non rispondono mai delle conseguenze che ne derivano dalle loro azioni.
    Ciao

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