Una legge sui partiti (Marco Travaglio).

Il gruppo parlamentare del Pd ha espulso il senatore Lusi che ha confessato di aver svaligiato la cassa della fu Margherita e ha provato a patteggiare 1 anno per appropriazione indebita, ma invano perché la Procura di Roma ritiene “incongrua” la pena. Vedremo quale congrua sanzione infliggerà a Lusi la mitica Commissione di garanzia del Pd (che è riuscita a non espellere nemmeno Penati,l’“autosospeso”). Ma, quale che sia la punizione, i partiti non possono cavarsela così. Il vero scandalo non è quel che ha fatto Lusi, ma il sistema che l’ha reso possibile. Lo scandalo sono i partiti morti che restano in vita solo per incassare i rimborsi elettorali, che seguitano ad affluire anche se i partiti non esistono più e dunque non corrono alle elezioni. Lo scandalo sono i rimborsi assegnati per cinque anni anche se la legislatura ne dura due. Lo scandalo sono i “rimborsi” stessi:finanziamenti pubblici mascherati, in barba al referendum del ’93, che non coprono le spese sostenute dai partiti per le campagne elettorali,ma vengono assegnati “a prescindere”, senza l’ombra di una pezza d’appoggio .Infatti i partiti spendono 1, incassano 4 e il resto di 3 lo mettono in banca, o lo investono in speculazioni immobiliari o finanziarie in Tanzania (vedi Lega), oppure se lo fregano (vedi Lusi). Insomma, anarchia assoluta dove ciascuno fa quel che gli pare senza che nessuno controlli nulla. 

A giudicare su eventuali irregolarità è il foro domestico, cioè il Parlamento: una mano lava l’altra. Nel 2008 i revisori dei conti di Camera e Senato, esaminando i rendiconti dei partiti sui “rimborsi elettorali” 2006, stabilirono che erano quasi tutti irregolari. Ma non accadde nulla e non pagò nessuno. I partiti, anche se ricevono soldi pubblici (e parecchi: 1 miliardo a legislatura), restano soggetti privati. È dal 1948 che si attende una legge sulla loro responsabilità giuridica (il primo a proporla fu don Sturzo), che li obblighi a rispondere della gestione patrimonial-finanziaria e del rispetto delle regole di democrazia interna (tesseramenti, congressi, candidature,gruppi dirigenti, organi di garanzia), con sanzioni efficaci. In Germania il partito neonazista Npd è praticamente fallito perché il Bundestag gli ha sospeso il finanziamento pubblico (300 mila euro) egli ha affibbiato una supermulta di 2,5 milioni per gravi irregolarità contabili che hanno pure portato in carcere l’amministratore. Da oggi, sul sito del Fatto, raccogliamo firme per proporre una legge analoga anche in Italia, basata sui seguenti principi.1. I rimborsi elettorali non possono superare un tetto massimo e devono essere erogati solo ai partiti che totalizzino almeno l’1% dei voti validi e solo a fronte di fatture che documentino le spese effettivamente sostenute in ogni campagna elettorale.2. I partiti possono ricevere finanziamenti da imprese o soggetti privati (non da società pubbliche o miste), purché li registrino a bilancio e li dichiarino sui siti delle Camere quando superano la soglia dei 5 mila euro l’anno (quella vigente prima del colpo di spugna del 2006, che la elevò addirittura a 50 mila).3. Chi riceve contributi da aziende pubbliche o miste di qualsiasi importo, oppure da aziende o soggetti privati superiori ai 5 mila euro senza denunciarli, commette reato di finanziamento illecito (punito con pene severe e carcere vero). Ma incorre anche in sanzioni amministrative (affidate non più all’autodichiarazione delle Camere,ma alla Corte dei conti o alla Consulta): per il singolo parlamentare,la decadenza dal mandato e l’ineleggibilità perpetua; per il partito,che risponde per responsabilità oggettiva per gli amministratori infedeli, una multa fino al doppio dell’ultimo rimborso e la perdita di quello per la campagna successiva. In queste ultime sanzioniincorrono i partiti che violano le regole di democrazia e trasparenza interna. Chi è d’accordo può firmare la nostra proposta sul sito www.ilfattoquotidiano.it.

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